17 December 2007

I crittogrammi di Beale

Categoria:Cosazze qualunque — olden @ 3:02 pm

Nel 1817 un certo Thomas Jefferson Beale e la sua compagnia di 30 uomini si misero a inseguire un’immensa orda di bufali a circa 250 miglia a nord di Santa Fé. Si accamparono per la notte in un piccolo burrone e alla luce dei fuochi qualcosa brillò nelle rocce: oro! Per diciotto mesi Beale e gli altri scavarono oro e argento in quantità. Poi, nel novembre del 1919, essi tornarono in Virginia e lì nascosero mezza tonnellata d’oro e quasi due tonnellate d’argento in una fossa profonda un paio di metri nella contea di Bedford a circa quattro miglia da Bufords. Due anni dopo Beale aggiunse al deposito poco meno di una tonnellata d’oro, mezza tonnellata d’argento e 13000 dollari in gioielli. Poi ripartì per il West. Non tornò mai più. Ma aveva lasciato una cassetta, chiusa a chiave, a un certo Robert Morris, un taverniere che teneva in gran conto per la sua onestà: gli aveva dato istruzioni di aspettare dieci anni il suo ritorno; poi avrebbe potuto aprire la cassetta. Morris aspettò più di vent’anni prima di decidersi a far saltare la serratura. Trovò diversi fogli coperti di numeri e due lettere, indirizzate a lui. Beale vi raccontava la storia della scoperta dell’oro e lo invitava a dividere il tesoro in 31 parti uguali: una per sé e una da consegnare al parente più stretto di ciascuno dei suoi trenta uomini. I crittogrammi celavano i nomi di costoro e spiegavano dov’era nascosto il tesoro. Nelle lettere, poi, Beale annunciava l’arrivo della chiave, che invece non si era mai vista. Morris si mise al lavoro per risolvere i crittogrammi. Non ci riuscì. Dopo anni e anni di inutili tentativi divise il segreto con James B. Ward, della contea di Campbell in Virginia, che tentò a sua volta di leggere i messaggi. Finalmente riuscì a penetrare il cifrario del documento contrassegnato col numero due, che specificava l’ammontare del tesoro e come e quando Beale l’aveva sepolto. Ma non diceva dove. Il messaggio si concludeva così: Il documento numero uno descrive la posizione esatta del sotterraneo, perciò non si avranno difficoltà a trovarlo. La chiave del documento numero due era racchiusa nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America. Beale aveva numerato ogni parola da 1 a 1322 e aveva usato quel numero come equivalente di cifra per la prima lettera della parola. Ma la Dichiarazione d’Indipendenza non forniva la chiave per il crittogramma del documento numero uno, quella chiave così disperatamente ricercata. Il documento era un messaggio numerico di 496 gruppi dall’1 al 2906, con una moderata quantità di ripetizioni. I decrittatori - o per essere più precisi gli aspiranti tali - lo hanno attaccato più volte, tentando con la Costituzione, con questo o quel libro della Bibbia, con Shakespeare. Inutilmente. Ne fu mandata una copia ai Riverbank Laboratories di Fabyan, ma la soluzione non arrivò mai. Nel 1964 il dottor Carl Hammer di Washington programmò elaborati testi statistici su un Univac 1107 per determinare le caratteristiche del crittogramma. Tra le altre cose, scrisse, ho analizzato la distribuzione dei numeri, le loro somme e persino gli schemi autoregressivi da 2 a 100. Tutto ciò gli ha confermato che il documento numero uno è cifrato nello stesso sistema generale di quello numero due. Ma Hammer non ha risolto il crittogramma. L’uomo che ci riuscirà otterrà la più alta ricompensa mai offerta dalla criptoanalisi.

Se vuoi fare un tentativo, questi sono i testi di Beale. (Leggi…)

12 December 2007

Storiella n.1

Categoria:Cosazze qualunque — olden @ 9:22 pm

Prima storiella di una serie di ripescaggi dai meandri del web

Un pastore stava pascolando il suo gregge di pecore, in un pascolo decisamente lontano e isolato quando all’improvviso vede avvicinarsi una BMW nuova fiammante che avanza lasciandosi dietro una nuvola di polvere. Il guidatore, un giovane in un elegante abito di Versace, scarpe Gucci, occhiali Ray Ban e cravatta Yves Saint Laurent rallenta, si sporge dal finestrino dell’auto e dice al pastore: “Se ti dico esattamente quante pecore hai nel tuo gregge, me ne regali una?”
Il pastore guarda l’uomo, evidentemente uno yuppie, poi si volta verso il suo gregge e risponde con calma: “Certo, perché no?”
A questo punto lo yuppie posteggia l’auto, tira fuori il suo computer portatile della Dell e lo collega al suo cellulare della A T& T. Si collega a internet, naviga in una pagina della NASA, seleziona un sistema di navigazione satellitare GPS per avere un’esatta posizione di dove si trova e invia questi dati a un altro satellite NASA che scansiona l’area e ne fa una foto in risoluzione ultradefinita. Apre quindi un programma di foto digitale della Adobe Photoshop ed esporta l’immagine a un laboratorio di Amburgo in Germania che dopo pochi secondi gli spedisce un e-mail sul suo palmare Palm Pilot confermando che l’immagine è stata elaborata e i dati sono stati completamente memorizzati. Tramite una connessione ODBC accede a un database MS-SQL e su un foglio di lavoro Excel con centinaia di formule complesse carica tutti i dati tramite e-mail con il suo Blackberry. Dopo pochi minuti riceve una risposta e alla fine stampa una relazione completa di 150 pagine, a colori, sulla sua nuovissima stampante HP LaserJet iper-tecnologica e miniaturizzata.
Rivolgendosi al pastore esclama: “Tu possiedi esattamente 1586 pecore”. “Esatto. Bene, immagino che a questo punto puoi prenderti la tua pecora ” dice il pastore, e guarda il giovane che sceglie un animale e lo porta verso la sua auto.
Il pastore quindi aggiunge: “Hei, se indovino che mestiere fai, mi restituisci la pecora?”
Lo yuppie ci pensa su un attimo e dice: “Okay, perché no?”
“Sei un consulente” dice il pastore.
“Caspita, è vero - dice il giovane - come hai fatto a indovinare?”
“Beh non c’è molto da indovinare, mi pare piuttosto evidente.” - dice il pastore - “Sei comparso senza che nessuno ti cercasse, vuoi essere pagato per una risposta che io già conosco a una domanda che nessuno ti ha fatto e non capisci un c. del mio lavoro. Ora restituiscimi il cane!”


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