1 September 2007

La schiavitù di noi uomini “liberi”

Categoria:Cosazze qualunque — syn @ 9:21 am

Periodi di una tale inettitudine cosmica sopraffina ce ne son ben pochi. Approdati in questo aeternus status quo, conviene avvalorare la funzione copia/incolla (ma quali saran le origini di questo copiare? Forse la mimesis greca?).
Questo è pane per i denti di chi è in vena di un salutare e rigoglioso nichilismo.


Noi non siamo solo stufi di pagare le tasse. Siamo stufi di lavorare. Di essere, nella stragrande maggioranza, degli “schiavi salariati”, per dirla con Nietzsche, costretti a produrre per consumare. Stufi di essere dei tubi digerenti, dei lavandini, dei water attraverso i quali deve passare il più velocemente possibile ciò che altrettanto velocemente produciamo. Adesso siamo arrivati addirittura all’estremo paradosso per cui non produciamo più nemmeno per consumare, ma dobbiamo consumare per produrre («Bisogna stimolare i consumi per aumentare la produzione», vero?). Dobbiamo cacare in continuazione, come scimmie, ingoiare la nostra merda e dire anche che ne siamo felici. Siamo la “variabile dipendente” del meccanismo economico, il “terminale uomo”. Anzi non siamo più nemmeno uomini, siamo stati degradati, appunto, a “consumatori”. Non c’è cosa più beffarda, concretamente e linguisticamente, del cosiddetto “tempo libero”. È anch’esso un tempo obbligato, da consumare per nutrire l’onnipotente meccanismo che ci sovrasta. Se un gruppo consistente di italiani, poniamo, decidesse di botto di non far più le vacanze crollerebbe il sistema e arriverebbero gli sbirri ad arrestare i renitenti per boicottaggio.
Non è che a noi umani non piaccia lavorare in assoluto. Qualche volta ci piace anche. Certamente l’artigiano e il contadino dell’ancien régime traevano soddisfazione dal proprio mestiere (che, per altro, è un concetto diverso da quello di lavoro), perché era creativo, personale (oggi si direbbe “personalizzato”, ed è già tutto un programma) e dalla loro abilità dipendeva la loro sopravvivenza, soddisfazioni che dubito riguardino l’operaio industriale, l’operatore del terziario, i ragazzi del “call center” e infinite altre categorie di lavoratori. Noi siamo stufi di lavorare come muli, come bestie da soma, per un modello insensato e di essere tosati come pecore della cui lana non si sa poi che fare. Siamo stufi di lavorare per permettere a Bill Gates (o chi per lui) di accumulare enormi ricchezze delle quali, arrivato a cinquant’anni, comprende che potrà utilizzarne solo una minima parte e che mette in una qualche Fondazione pur di liberarsene. O perché Silvio Berlusconi possa comprarsi sempre nuove ville che nemmeno se vivesse cent’anni (cosa a cui costui aspira, povero vecchio, illuso “puer aeternus”) potrebbe mai abitare. O perché individui totalmente decerebrati facciano finta di divertirsi al “Billionaire”. I ricchi depressi fra alcol e droga. Poveri ricchi. Fan pena. È fra di loro che si riscontrano le più alte percentuali di nevrosi, di depressione, di consumo di psicofarmaci, di alcol, di droga. Per trarre dal loro membro sempre più floscio una goccia di godimento, per provare un’emozione, devono farsi inchiappettare da un travesta e farsi ficcare il Rolex nel culo (che è un atto altamente simbolico: è come dire che i ricchi gadget che bramiamo e di cui ossessivamente ci circondiamo, per avere i quali lavoriamo, produciamo e ci consumiamo, non valgono nulla e devono far la fine che si meritano). Questo modello di sviluppo è riuscito nell’impresa, veramente miracolosa, di far star male anche chi sta bene.
E poveri politici, mosche cocchiere che si illudono di governare una macchina che non risponde più a nessun comando, tantomeno ai loro, e che da tempo va per conto suo, autopotenziandosi e aumentando costantemente, a causa della propria e ineludibile dinamica interna, la sua velocità. Finché andrà trionfalmente a sbattere da qualche parte. Costoro o sono dei truffatori - perché sono consapevoli di essere impotenti - o sono dei coglioni. Ma, forse, sono truffatori e coglioni insieme.
Liberté, egalité, fraternité era il motto della Rivoluzione francese nata da quell’evento epocale, decisivo, che è stata la rivoluzione industriale, da cui inizia la Modernità, e che ha partorito le ideologie e i modelli conseguenti: l’industrial-capitalismo e l’industrial-marxismo che non è che una variante, inefficiente, del primo. È stato un fallimento su tutta la linea. Completo. Clamoroso.
A parte il fatto che appena inalberata quella bandiera egualitaria e libertaria le democrazie occidentali si sono messe a schiavizzare gli altri popoli (il colonialismo sistematico è dell’Ottocento), da allora le disuguaglianze nei paesi industrializzati non han fatto che aumentare, così come è aumentata enormemente la disuguaglianza fra Primo e Terzo mondo, non solo in senso relativo, cioè rispetto a noi, ma assoluto: quei popoli sono più poveri, e più miserabili, di quanto lo siano mai stati in passato. Fraternité, vale a dire solidarietà, può esistere solo fra vicini, perché, come spiega Esiodo ne “Le opere e i giorni”, nasce dalla necessità di una mutua assistenza. Noi non conosciamo nemmeno chi abita nel nostro stesso palazzo e se, incontrandolo, lo saluti, risponde, sorpreso, con un grugnito.
Del resto, anche se non se n’è accorto, è già stato trasformato in un maiale da quella Circe moderna che è il meccanismo produzione-consumo- produzione, come per i porci di lui si sfrutta tutto, anche il codino. La solidarietà non è una cosa astratta, che può essere imposta per diktat, religioso o politico. Non è solidarietà quella delle “due Simone”, delle Cantoni e altri simili protagonisti del volontariato esotico, è solo la pruriginosa ricerca di ritagliarsi qualche emozione fuori ordinanza sulle disgrazie, vere o presunte, altrui - sgozzatele pure - che, oltretutto, sono state quasi sempre causate proprio dagli Stati cui appartengono queste “anime belle”, queste cugine delle cugine di Garlasco.
Né è solidarietà la bontà sanguinaria di Madre Teresa di Calcutta che si pasceva, da vera necrofora, del dolore («La sofferenza degli altri ci appaga, questa è la dura sentenza» scrive Nietzsche) e che per decenni ha rotto i santissimi con l’amor di Dio e non ci credeva e lo bestemmiava.
Liberté. Le libertà sono state abolite. Da quelle di dettaglio (non si può più fumare, non si può più bere, non si può nemmeno pisciare di notte sui copertoni della propria macchina - cosa che dà, ammettiamolo, una certa soddisfazione - a 50 metri da una puttana senza che un vigile solerte fotografi il tutto e lo spedisca alla tua “compagna” - ma chi te lo dice, stronzo, che quella è la mia compagna? - non si può dare una pedata a un cane senza essere inseguiti da orde di animalisti, eccetera) a quella decisiva: disporre come ci pare del tempo che, come diceva Benjamin Franklin, è «il tessuto della vita» e di cui siamo stati espropriati.
L’unica libertà che resta, sempre più illimitata, globale e oppressiva, è quella economica, cioè proprio quell’infernale meccanismo («Produci, consuma,crepa» per dirla con i Cccp) che ci sta strangolando tutti, poveri e ricchi. Questo è il Progresso, bellezza.

Massimo Fini (da Libero, 28 agosto 2007)

4 Commenti a “La schiavitù di noi uomini “liberi””


  1. moretti Dice:

    Che dire,poi,della libertà negata ad un malato terminale di morire in santa pace, di porre fine alle sue sofferenze.Basta ricordare il caso del povero Welby verso il quale si è scagliata l’anatema di Ruini,tanto da arrivare a negargli i funerali.Welby era il povero Cristo;Ruini è solo um povero coglione(scusate la volgarità,dovevo scivere testicolo) che,sadicamente ,si diverte a recarsi a Lourdes per “ammirare” la sofferenza dell’umanità, un cardinale che piange come una prèfica davanti alla salma dell’ultimo prete caduto nella terra degli “infedeli”.Dio onnipotente,portatore di luce,liberaci dalla tirrania del Cupolone e di coloro che,vestiti porporamente,insultano la libertà di pensiero dell’uomo.Già l’Osservatore romano sta evocando dal regno dei morti i suoi “torquemada-inquisitori” ma attenti a voi sepolcri imbiancati e al vostro re che siede sul soglio di Pietro,che si diverte ad abolire il limbo e a sfrattare dall’oltretomba le anime dei poveri innocenti morti con la colpa di non essere stati battezzati,che si diverte a scomunicare Milingo,tanto da farlo incazzare(scusate,irritare) nero;noi stiamo già evocando gli spiriti dei tanti “Giordano Bruno” morti sui roghi della vostra falsa pietà.La guerra mistica è già in atto,giustizia si reclama ,libertà si invoca e Colui che è il vero,unico,autentico,portatore di luce sta preparando la vostra detronizzazione.Cosi sia,se questa è la Sua Volontà.


  2. moretti Dice:

    PREVISIONI DEL TEMPO
    11 Settembre XXI secolo anno domini imprecisato:il cupolone di s.pietro è crollato.La notizia fa il giro del mondo,si pensa ad un attentato terroristico,l’attenzione cade sulle condizioni di sua santità.Le prime notizie lo danno per disperso,i cardinali trafelati lo cercano,indignati condannano e scomunicano i terroristi-kamikaze.Dopo 48 ore si viene a sapere che il crollo del cupolone è stato causato dall’impatto di un meteorite cascato dal cielo:assomigliava alla stella cometa.La gente incredula grida scandalizzata:”Dio è un terrorista.”Il papa viene ritrovato sulla tiburtina travestito da barbone,intervistato dichiara al mondo intero di aver perso la fede:”Come può Dio avermi fatto questo?Aveva promesso che le porte degli inferi non avrebbero prevalso sulla sua chiesa,ma io ho visto la terra squarciarsi mentre ero nel wc,ahh non c’è più religione.”
    Ciò che lascia ancor più stupefatti è che l’impatto del meteorite non ha causato alcuna vittima.Nella confusione più totale si fanno avanti gli innumerevoli guru delle tante religioni del mondo;ognuno ha da portare una parola di conforto agli uomini.Il problema è un altro la gente si è rotta i coglioni di essersi sentita confortata,ha solo bisogno di un cazzo di lavoro e di una casa dove andare a riparare,ognuno intorno al suo desco.
    Ecco spuntare all’orizzonte l’Uomo del mistero,l’Uomo del Domani,con il suo manifesto programmatico:”uomini di tutte le religioni,di tutte le fedi unitevi!C’è posto anche per gli atei purchè crediate in voi stessi.”
    Ma come tutte le rivoluzioni,anche questa avrà il suo triste epilogo.All’improvviso,durante una tranquilla giornata lavorativa,l’umanità viene colta di sorpresa,come paolo sulla via di Damasco,da un bagliore accecante.All’unisono una voce tonante echeggia nei cuori e nei timpani di tutti quanti(beati i sordi e i forti di cuore!):”MA DOVE CAZZO CREDETE DI ANDARE SENZA DI ME!MI AVETE DIMENTICATO?ADESSO VI FACCIO IL CULO!TUTTI IN RIGA PER L’APPELLO FINALE,QUESTO E’IL GIORNO DEL GIUDIZIO.”
    Un Gesù Cristo così incazzato non si era mai visto,si credeva che era morto perdonandoci.Tutti si erano convinti che il famoso detto:”nessun dio,nessun re,solo l’uomo con la sua libertà” fosse reale e realizzabile.
    Sbagliato non si era fatto i conti con il Regno di Gesù Cristo e la sua trionfale incoronazione.
    Il duro lavoro secolare e paziente dei fratelli liberi muratori era andato a puttane!
    E io me ne sto qui a guardare l’ennesima fiction alla Bernabei, su santa Moana Pozzi!
    Che figata fratelli,roba da non crederci.


  3. loinfinito Dice:

    già benvenuto all’inferno compare, hai fatto una gran analisi(tranne della libertà di prendere a pedate nel culo enti(”animali”)la cui schiavitù è alla nostra superiore), c’è una musica di base ed ecco che gli umani coglioni la ballano senza sbatter ciglio, Si parla di ugualianza ma scopro che ci sono uomini che x campare devono pulire i cessi ad altri coglioni che a loro volta servono in modo eccelso altri coglioni della stessa specie.
    pensa te lavoro in un posto dove il “potere” apparente lo detiene una kecca che si dice rivoluzionario uno che come la bizzoca di “madreteresa” ha fatto della sua retorica politica la sua “fortuna”, infatti come cazzo potrebbero esistere i coglioni comunisti se non esistesse l’uomo macchina?
    Ci diciamo intelligenti, evoluti ma non ci rendiamo conto delle sbarre che giorno x giorno aumentono attorno a noi non prendiamo coscenza dei nostri nemici delle loro tatiche delle loro armi, elencare le une e le altre porterebbe via tutta la mia energia. E x ki poi, x sti coglioni che gioiscono della propria schiavitù? Il tutto si può ridurre nel dire che vogliono creare in te il bisogno quindi nel controllo e quindi 6 fottuto.
    La libertà compare è un affare individuale una volta resisi conto della lingua che parlano gli stronzi degli dei beh a quel punto basta non ascoltarli fare l’esatto contrario di quello che sostengono e spacciano come scienza, cultura, ed evoluzione.
    Non vedere nessuno dal basso verso l’alto non ascoltare se non il proprio cuore cioè quel non so ke, ke ti sveli la tua deità che ti comanda di non delegare nessuno della tutela dei tuoi principi e della tua libertà, di non permettere a nessuno di farsi tuo portavoce o portatore di ordini x te medesimo, essere liberi significa prendere coscienza che non abbiamo bisogno di niente se non del nostro amore verso noi stessi.
    Beh ciò è possibile solo x gli enti coscienti o potenzialmente tali. x gli altri enti pseudoumani (softwere x dirla con icke)l’inferno è il loro paradiso.


  4. Giovanni Dice:

    Massimo…Massimo…Massimo…
    Lo adoro.

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