E’ tutto un Wrestling generale
Nonostante la moda nichilista dei blog, ogni tanto l’informazione alternativa produce ancora qualcosa di veramente interessante. Questo articolo pubblicato nella mailing list di Rekombinant è imperdibile, non solo per le valide informazioni e le lucide analisi in esso contenute, ma anche e soprattuto per la tesi che fa da sfondo, ovvero: il Wrestling come metafora dell’oggi.
A proposito: io, non essendo piu’ giovanissimo, ricordo bene quando - una ventina d’anni fa - le TV berlusconiane galvanizzate dal successone trash di “Drive In” , tentarono in tutti i modi di lanciare alla grande il Wrestling in Italia. Lo spalmarono un po’ in tutte le salse, ma fu un flop colossale: nonostante la voce entusiasta di Dan Peterson ce la mettesse tutta per rendere accattivante il demenziale spettacolo, gli italiani continuarono a considerarlo una minchiata colossale, e il tentativo naufragò di lì a poco.
Sicuramente i più perspicaci tra i manager Fininvest capirono che , semplicemente, i tempi non erano maturi. Lasciarono passare del tempo, molto tempo, secondo la classica teoria pubblicitaria-markettara secondo la quale “se un gruppo di consumatori non è ancora abbastanza imbecille da comprare il prodotto-pacco ben confezionato e ben pubblicizzato, probabilmente il prodotto è troppo avanti: sicuramente- prima o poi - il consumatore medio sarà diventato coglione a sufficenza”.
Come ben saprete, dunque, il Wrestling fu riproposto alcuni anni piu’ tardi, e cioè in tempi recenti. Riciclato con un marketing più orientato verso i giovanissimi (tanto per andare un po’ piu’ sul sicuro) fu un successo travolgente. Grandi utili con l’audience, i gadget e tutto il resto. Il popolo pre-adolescenziale era fottuto, imbambolato a dovere, cotto e mangiato, insomma.
Un undicenne degli anni ‘80 , messo di fronte a un incontro di Wrestiling, lo classificava come cagata pazzesca in tempo secondi 10. Un fanciullo del 2000 ne resta rapito e soggiogato. Come detto , era solo questione di tempo.
Ma non finisce qui: complice anche la scusante “lo guarda sempre mio figlio, quindi mi tocca guardarlo anche a me” , anche l’uomo del 2000 è ormai assuefatto alla boiata-wrestling e non ne evidenzia più la vera natura di insulto all’intelligenza umana: lo accetta come entertainment puro, lo ingurgita di buon grado, lo accoglie tra le cose belle della vita.
Sono bastati meno di vent’anni a spostare l’indice di imbecillità generale di parecchi punti assoluti. Alla fine la menzogna-spettacolo, sia essa sotto forma di combattimento fasullo (Wrestling) o di partita truccata (scandalo calcio) oppure di bugia politica spettacolarizzata (guerra in Iraq, abbassamento delle tasse…) , non scandalizza più, non induce il cambio di canale, non genera repulsione ma - al contrario - produce assuefazione.
Come ben evidenziato nell’articolo di Rekombinant di cui ho parlato sopra, l’esempio del Wrestling è sintomatico di una tendenza generale. Ricordo perfettamente i discorsi diffusi negli anni ‘80 in Italia quando si parlava di politica interna degli USA. I toni erano del tipo: “lì in America c’è un sistema con solo due partiti, praticamente uguali l’uno all’altro. I due partiti si alternano al governo, ma praticamente fanno le stesse identiche cose. E’ assurdo!”.
Vent’anni fa , per l’italiano medio, il bipolarismo di stampo anglosassone era una minchiata pazzesca da fanculare a palla senza passare dal via. Oggi è un’aspirazione comune di “modernizzazione”. (notare come “modernizzazione” sia diventato un termine onnicomprensivo, e quindi privo di qualsiasi senso. In pratica neolingua allo stato puro).
Il Wrestling è un’ottima chiave di lettura dell’attualità italiana. Quando i pubblicitari affermano che ” il consumatore* adulto medio è un ragazzino di undici anni e neanche tanto sveglio” sappiamo quanto hanno ragione.
*sostituendo “consumatore” con “cittadino” il valore dell’affermazione non cambia.
Paul Olden
Dottor D. Dice:
Pian piano, salta fuori che i famigerati anni ‘80 non erano tanto peggio di quelli che stiamo vivendo. Anzi, forse…
(Quanto al wrestling, conosco personalmente ultratrentenni che lo seguono con devozione, senza neanche la scusa dei figli. Ne conosco addirittura uno che si legge le biografie dei campioni di wrestling).
Di0gen Dice:
Caro Dottor D, il rincoglionimento generale è un fenomeno che sposta sempre più avanti i suoi limiti.
Anonymous Dice:
bah…sarà che il wrestling non è tanto intelligente ma meglio del grande fratello & co. lo è di sicuro…
BlSabbatH Dice:
grande post!