Il processo
Scena: io fermo al passaggio pedonale di un semaforo in centro. Al mio fianco, un gruppo di anziane signore, classici abiti grigiastri, borsette di similpelle, sacchetti in tela riciclati o sporte di giunco dove riporre la spesa (qui non c’entra l’ecologismo, ma l’atavico automatismo antispreco).
Oggi è giorno feriale e lavorativo, ma è anche giorno di mercatino rionale, quindi c’è in giro questa parca umanità che ha più tempo libero che soldi in tasca. Insomma, tutto il contrario del falso ideale di “manager dinamico” che ci hanno inculcato come prototipo ideale dell’italiano medio.
D’improvviso, nell’attesa del verde, tra le signore in grigio parte una mesta e cantilenante conversazione.
- Ma come si fa, signora mia, come si fa ad andare avanti di questi tempi!
- Lo dice a me, cara signora, io e mio marito viviamo di pensione. E la pensione va via tutta per l’affitto. Mi dica lei come si fa. Mi dica.
- E’ proprio vero. Io volevo cambiare casa, prenderne in affitto una più piccola, per risparmiare. La casa ci sarebbe, dicono all’agenzia, ma ci vogliono non meno di 650 euro al mese. Ma dove li vado a prendere 650 euro al mese? E’ tutta la mia pensione!
- Pensi un po’ che mio marito è anche malato. Noi siamo abituati a vivere con poco, ma adesso, mi dica lei, come si fa? Non è mica vita, questa!
- Una volta si faceva fatica, certo, ma si andava avanti, si tirava innanzi. Adesso non c’è più modo. Adesso è saltato tutto per aria, non c’è più verso.
- E quello lì , Berlusconi, ha il coraggio di dire che tutto va bene!
- Gli venisse un cancro. Gli venisse.
Altro che i giudici comunisti. Qui è inutile aggrapparsi al “legittimo sospetto”. Le sentenze più terribili (e definitive) vengono sempre così, flebili ma inesorabili, come la brezza ancora fredda di un brutto giorno di marzo.