Così, tanto per dire
Capiterà a tutti di mettersi a pensare a quelle cose che davvero ti fanno svoltare, cioè sì, insomma, cambiar rotta , resettare la vita, ripartire da un punto qualsiasi che non sia qui nei paraggi. Un punto situato altrove, distante quanto basta da apparirci nuovo, inedito ed entusiasmante tanto basta per iniettarti dentro quella sana dose di euforia entusiasta che ricordi (adesso, solo adesso ricordi chiaramente, ma perchè?) , ricordi insomma nitidamente di quando eri bambino e ti svegliavi la mattina di natale con gli occhi stropicciati e correvi di corsa a vedere i pacchetti sotto l’albero. Che poi lo sapevi benissimo che non era stato Babbo Natale, ma, molto più prosaicamente e consumisticamente il babbo e mammà a metterceli lì sotto. eppure che importava? Quello era il nuovo giorno, Giorno Numero 1, e quindi da lì, senza dubbio, partiva una nuova vita accompagnata da chissaquali meraviglie nuove e sconosciute , oppure conosciute fin troppo bene ma mai possedute.
Insomma tutto questo, scusate la logorrea, per informare il gentile pubblico che il sotttoscritto ha fatto un notevolissimo upgrade teconlogico della propria postazione multimedial-internettara casalinga e ora vedrete - oh se lo vedrete - come si apre tutto un mondo nuovo fatto di e-muli, bit-torrenti, dvd errepiù , video e-titting e compagnia cantando.
Ma per dire, insomma per esempio, che stasera ho scaricato col sistema bit-torrentizio il filmato .avi del documentario “Viva Zapatero” di Sabina Guzzanti, che non avevo mai avuto il coraggio di guardare prima perchè , ahimè, avevo sempre temuto non valesse il prezzo del biglietto. innanzi tutto magari perchè Zapatero, a parte il titolo, non si vede nemmeno una volta eccheccazzo si vede sempre la Sabina che c’ha i cazzi suoi (sacrosanti evvero), ma però non fa più nemmanco ridere (e questo è grave, e fa ancora meno ridere). E porcatroia Sabina, io ti voglio un mondo di bene e ti vorrei come figlia, come moglie e come amante, ma sù, dài, la satira che s’incazza? Ma davvero devi farci vedere la satira che s’incazza perchè la censurano?
Figlia mia, ma la satira non s’incazza, quel ruolo, da che mondo e mondo, è riservato ai potenti e ai ricchi che si perturbano e s’indignano se vengono - di tanto in tanto - giustamente sberleffati.
Ma la satira no , caretta mia, la satira - al potente che la mette alla gogna - mostra la lingua e fa la pernacchia. E fa ridere il popolo e senz’altro incazzare il potente (come egli ampiamente merita) pure dall’alto del patibolo. E mentre il boia prepara la corda si burla di lui, e lo scimmiotta.
Ed è così che alfine, il popolo - con la pancia ritorta dalle risa - sgomita, schianta, sbatte e si dimena finacchè il patibolo stesso, che prima a tutti appariva immenso, orrendo e minaccioso, di colpo prende le sembianza di un vecchio tavolino di cucina, scricchiolante e azzoppato d’una gamba. E così, come per incanto, crolla il patibolo, capitombola in terra il boia, si scioglie il nodo al collo del condannato, casca la tendina parasole sulla tribuna dei distinti, scivola la signora benvestita e cade, sulla cacca del cavallo del gendarme, e il gendarme casca anch’egli da cavallo, e il re è nudo, e pure il cardinale si copre le vergogne, il tutto causando grasse risate, grida, strepiti e botti e tricchetrà.
Che poi è tutto questo, a dirla in altro modo, quella cosa che che se ti piace puoi chiamarla “Libertà”.