Nove
Il clima fa schifo ma nel senso dell’umore o del mood è positivo a palla. Cioè SpAkKa! Sarà una settimana che non dico né faccio cose cheap a parte mercoledì che ho vomitato nel bagno di un pub quasi sulle scarpe di uno che evacuava ma insomma a parte quella volta sono stato sempre l’opposto di cheap. Ne parlavo l’altro giorno con quello dell’Arizona e gli dicevo proprio che non sopportavo le persone/cose cheap. E lui dal largo dei suoi centotrentasei chili mi diceva Attento che rischi di essere cheap a dire così. Si è aggiunto il compagno di banco tedesco chiedendo di cosa stessimo parlando. Gli ho detto che si discuteva di cosa è cheap e cosa no. Quello dell’Arizona ha annuito muovendo solo il pizzetto, è un trucco che gli riesce immancabilmente e tutti lo stimano per questo ma non ridono perché è cheap. Il compagno di banco tedesco ha detto che per lui il Giappone era un po’ cheap. Eeeeeh??, abbiamo detto quello dell’Arizona e io, Ma che dici sei pazzo? Il Giappone è l’anti-cheap.
Poi quello dell’Arizona ha spiegato come funziona. In pratica se dici cheap sei cheap a meno che non lo dici con le intenzioni giuste, nel qual caso non sei cheap ma sei uno che ci capisce, e le intenzioni giuste le capiscono solo le persone che non sono cheap mentre quelle che sono cheap fanno cose volgari e cheap tipo ridere, interagire o addirittura infervorarsi che è in assoluto la cosa più cheap. Ascoltavo e assorbivo vorace le parole di quello dell’Arizona. Lui sa.
Insomma dopo un paio di giorni vedo una che odio parlare con un francese. Fermo uno che conosco e gli chiedo se aveva visto. Sì, mi fa lui, Che cheap. Già, dico io, Guarda come parlano, sembrano convinti di quello che dicono. Sono patetici, dice lui. Il fatto è che, aggiunge quello che conosco, i francesi sono di per se stessi cheap. Ah sì? chiedo curioso. Non essere cheap, mi dice giudicandomi con lo sguardo, Non lo sai che il francese è cheap di suo? No non lo sapevo, dico, Spiegami meglio. Allora, dice lui, I francesi hanno quella cosa che venerano le donne e gli scrivono le canzoni sfondacuore esistenziali, e questo lo capisci da solo è stra-cheap. Poi sono convinti di essere un paese importante e questo li rende ultra-cheap, ma il vero problema è che ne sono convinti senza la minima traccia di ironia. Quello che conosco mentre mi spiega perché i francesi sono cheap non ha la benché minima traccia di espressione sul volto. Lo stimo. Poi, continua lui, in francese ci sono parole davvero molto cheap tipo “chic“, “eau de parfum“, “chiffon“, “jambon” che sono la quintessenza del cheap. Se vuoi essere cheap - anche se non vedo perché - di’ che qualcosa è chic. Ho capito, dico io, Ma solo i francesi sono cheap? Mi scruta e si mette le mani in tasca. Se non ti conoscessi penserei che sei cheap, mi dice poi quello che conosco. Mi vergogno ma fingo di aver detto di proposito quello che ho detto.
Certo che no, continua lui, I tedeschi sono abbastanza cheap. I mediterranei in genere sono cheap perché hanno quegli sguardi ingenui e ridono a qualunque battuta. Inoltre si acchittano quando si vestono e ciò è cheap. I sudamericani sono cheap quando parlano spagnolo, se parlano portoghese sono o pezzenti o cool, ma a volte anche cheap perché hanno quella assurda cultura del divertimento e del - rabbrividisce mentre lo dice - ballo… Insomma sai di che parlo.
Poi chi altro c’è. Gli asiatici in generale non sono cheap ma alcuni sì, tipo i cinesi che fanno shopping estremo sono cheappissimi. E i coreani in generale.
Gli altri si tollerano.
Gli americani però non sono cheap, dico. Gli americani che viaggiano e studiano il mondo sono il popolo eletto, tutti gli altri sono solo carne cheap, conclude lui. Poi se ne va perché ha una lezione di giapponese e è in ritardo per la terza ora. Arrivare in orario in classe è cheap, penso mentre se ne va.
Ieri c’era un vento talmente gelido che non era nemmeno cheap e mi stavo riparando dietro ai bagni di plastica montati nel parcheggio della scuola e non mi sentivo affatto cheap. Fumavo una sigaretta dietro l’altra e ero a posto, guardavo la gente camminare coi libri in mano e gli studenti cheap di tutte le classi sforzarsi di parlare giapponese. A un certo punto arriva l’insegnante con cui tutti tentano di parlare e si mette a fumare in tailleur cortissimo in mezzo al vento polare. Che avanti, penso. Mi avvicino a lei.
Lei mi guarda in giapponese e dice qualcosa tipo “Voglio della vodka“. Rimango a bocca aperta in spudorata adorazione. Non mi considera ma mi chiede in che classe sto. Glielo dico. Mi chiede cosa penso del Giappone e l’immagine di assoluta perfezione che mi stavo costruendo crolla di botto. Poi mi ricordo che a lezione l’altro giorno avevo studiato le forme ultra-retoriche per dire le cose e lei ora aveva usato proprio una di quelle. Niente è meno cheap della retorica estrema consapevole. Le dico Sensei, lei è davvero molto poco cheap. E lei, fantastica, nemmeno mi risponde e se ne va. Appena si è allontanata (naturalmente ha buttato la sigaretta nel posacenere collettivo - buttarla in terra è stra-cheap) un nugolo di studenti si è formato intorno a me per sapere cosa ci fossimo detti. Che cheap.
Tornato a casa, oggi o ieri non ricordo, l’interprete mi si è avvicinata rabbiosa chiedendomi perché avessi buttato la confezioni di budino nella busta della spazzatura per l’alluminio invece che in quella bruciabile. Provo a spiegarle che questa cosa della raccolta differenziata è cheap e alla lunga stucca. Ma lei inconsapevolissima di tutto si a-r-r-a-b-b-i-a - sì esatto - e mi porge (!) il plico che spiega (!!) come dividere la spazzatura (!!!!!!). Lo prendo e lo butto nell’immondizia di carta. Poi prendo i miei libri dallo zaino li apro ben bene, estraggo i fogli con i compiti a casa che devo fare per il giorno dopo (cioè oggi o domani) e dico all’interprete Perché non me li fai tu? Ma lei non mi risponde perché sta buttando nella spazzatura del tè all’earl grey. Cosa fai? le chiedo. Non voglio dare i soldi a quello stronzo di Berlusconi, da oggi bevo solo tè sudanese (mi mostra la scatoletta nuova color scatola di cartone da spedizione regionale). Berlusconi fa l’earl grey? mi chiedo. Non lo chiedo a lei per non passare per cheap. Il fatto che Berlusconi produca l’earl grey passa subito in secondo piano quando comincio a interrogarmi sul vero quesito insito nel gesto dell’interprete. Dire che Berlusconi è stronzo è cheap o no? E boicottare i suoi prodotti?
Giorgiospecio Dice:
Ci ho pensato bene prima di scrivere. Lasciare il primo commento mi sembra così ultra cheap.
Certo che boicottare tutti i prodotti di Berlusconi deve essere più impegnativo che lavorare.
gi Dice:
io volevo comprarmi la maglietta con la scritta uncool, ma dopo aver letto questo pezzo ho deciso di lasciar perdere. l’indossare qualcosa marcato come uncool sapendo che questo è cool, è decisamente troppo cheap. inoltre anche foneticamente potrebbe dare adito a fraintendimenti.
Midosuji Dice:
Tipo “under cool”?
Laguna Dice:
Penso di si
luigi Dice:
ciop
cicciodroga Dice:
amminkiarsi con un termine è cheap
emilia Dice:
come sarebbe a dire che “non sopporti le persone cheap?!?”
Midosuji Dice:
Sarebbe come dire!
IF Dice:
leggendo il suggerimento di Giorgiospecio …mi sono accorto …che e’ cheap ?!? ma inteso con il senso di nausea per il “che ” ….non hai capito un cazzo…ma dici ugualmente la tua …
zigmund Dice:
zao, io penzo che zia estremamente cheap parlare del cheap… piuttosto direi zenza mezzi termini che è necessario dizintozzicarzi da ogni tipologia di dipendenza mediatica e non.
io ad ezempio ho rizolto il problema uscendo zolo con modelle e leggendo zolo capolavori. vi zaluto, vado a un party per extracomunitari dove zi berrà zolo diet coke e zi mangeranno zolo tartine al rabarbaro e ztuzzichini di zalmone zorridendo appena alle battute e zcambiandozi languidi baci per zalutarsi. il vz zigmund