18 October 2005

Sette (intervista a Vapour Trail e a quelli della Finderpop)

Categoria:Orinawa Suhimuri - Viaggio in Giappone — Midosuji @ 12:35 pm

Quando qualche giorno fa giravo per Tokyo e mi chiedevo di cosa parlassero tutte le persone che ci erano già state quando dicevano che è semplicemente incredibile, non avevo ancora visitato le zone di Shinjuku, Harajuku e soprattutto Shibuya, e non è che avessi di Tokyo un’idea particolarmente eccitata o che. Non vedevo altro che la classica grigia distesa
di cemento un po’ sgarrupata che in altri contesti in Giappone mi aveva fatto gridare al miracolo ma che lì, a Tokyo, stonava indicibilmente, sembrava un errore di stampa. Poi è sempre il solito il modo in cui i posti ti stupiscono: giri l’angolo e il mondo cambia, qualcuno apre il sipario e il fiato all’improvviso manca. Così è stato a Tokyo, per me.


Dopo Shinjuku che nonostante fosse in gran parte un cantiere è riuscita a farmi spalancare la bocca a colpi di insegne luminescenti incrociate e sopraelevate antigravitazionali, e Harajuku dove lo shopping è perlomeno metafisico e dove a essere sinceri sembra di essere ovunque e allo stesso tempo, è arrivata Shibuya. Là le mie difese hanno ceduto, come è facile immaginare. Schermi giganti, ristoranti dappertutto, folla ridente, strisce pedonali diagonali, negozi di qualsivoglia articolo, caos obnubilante ma sereno; Shibuya è una specie di immensa vasca anestetizzata in cui tutti sono privi di sensi e il semplice camminare può indurre un’euforia estatica molto molto piacevole.
Ed è a Shibuya che incontro i ragazzi della Finderpop, un’etichetta indipendentissima e undergroundissima che seguo da circa un anno, all’interno del cui catalogo ho trovato un genio della forma canzone chiamato Yorihito Matsumoto, in arte Vapour Trail, il cui talento è direttamente proporzionale all’inconsapevolezza dello stesso. Incontro dunque quest’ultimo insieme a Takeshi Kajiyama e Takayuki Hotta (musicisti anch’essi ma qui in veste di rappresentanti dell’etichetta) e scopro non senza stupore che tutti e tre sono miei esatti coetanei. Io sono un impiegato infelice e loro hanno un’etichetta stilosa che portano avanti con passione e sommo gaudio.
Dopo i convenevoli andiamo in un izakaya (locale tipo pub alla giapponese senza scarpe dove si beve e si mangia, ma solo a volontà), e superati i secondi convenevoli ci imbarchiamo in questo dialogo-intervista a ostacoli in inglese.
Chiedo a Takayuki come sia nata la Finderpop e quando (e dove).

***Takayuki: “Nel 1998 a Osaka” - ho un fremito d’orgoglio campanilista - “tre persone hanno fondato l’etichetta, io non ero tra quelle tre. Le difficoltà iniziali sono molte perché a Osaka la musica indie proprio non va, ma tenendo duro riusciamo a infilare i cd in alcuni negozietti di musica alternativa di America-mura”.
Poi, mi racconta, arrivano naturalmente anche i primi live; il primo in assoluto è quello di una specie di combo chiamato Honeybunny che includeva due dei fondatori dell’etichetta assieme a Hiroaki Asai (che in arte, adesso, si chiama Enq e fa elettronica minimalista) e uno dell’attuale formazione dei Clams, il cui suono ricorda quasi calligraficamente i My Bloody Valentine ma con una spruzzata di lo-fi consapevole che li rende alquanto moderni.
Chiedo a Takayuki quale pensa che sia il primo punto di svolta per loro e il loro lavoro.

***Takayuki: “Ciò che ci ha fatti uscire dall’ottica della musica per hobby è stato il nostro primo cd a essere venduto nelle grandi catene tipo Tower Records e HMV, ovvero “Beautiful freak” del 2001. Si tratta di una compilation con alcuni degli artisti più importanti dell’etichetta, tra cui Apartment, Hot-fudge sundae, ancora i Clams, la cui esposizione in grandi negozi di quel genere ci ha dato una botta di fiducia in noi stessi”, racconta Takayuki con un certo entusiasmo.
In Giappone i megastore come Tower Records non si limitano a vendere il pop più mainstream, ma spesso e volentieri hanno settori dedicati alle etichette indipendenti in cui non è troppo difficile trovare anche musica sotterranea e pressoché sconosciuta.
Nonostante ciò la situazione non è affatto rosea.

***Takayuki: “Il lavoro mi costringe a trasferirmi a Tokyo, e così farà anche la Finderpop in seguito, più o meno nel periodo in cui i Clams pubblicano il loro primo album, a metà del 2003, dandoci un nuovo punto di svolta”.
Il suono del Clams è - al di là dei più o meno calligrafici riferimenti alla wave europea degli anni 80 - piuttosto maturo e consapevole, e contribuisce a creare intorno all’etichetta un’aura quasi precorritrice, e all’interno di un mondo discografico, quello giapponese, in cui la musica è più che mai consumo, la Finderpop si ritaglia uno spazietto concreto tenuto in piedi oltreché dalla vitalità dei suoi inventori, anche dall’effettivo talento artistico dei musicisti, dalla loro ampiezza di vedute e dalla loro assenza di timore nel rielaborare idee occidentali anche datate in chiave più XXI secolo.
Musicisti ai quali va ad aggiungersi nel 2004 Yorihito Matsumoto, il trentenne che si firma Vapour Trail e che - lo confessa con un sorriso non appena glielo chiedo - prende in prestito il nome d’arte dalla bellissima traccia omonima dei Ride contenuta in “Nowhere” del 1990.
Vapour Trail contribuisce con un pezzo, “Thorn“, alla compilation “Galaxie #500 Plum”, a oggi il cd più venduto dell’intero catalogo Finderpop, ed è un pezzo che difficilmente passa inosservato. Si tratta di poco più di tre minuti di perfetta folktronica, miracolosamente bilanciata tra pop e intimismo indie, in cui ogni nota è dove deve essere e ogni suono è la perfetta scrematura dei suoni degli ultimi quarant’anni di musica internazionale. Il fatto è che Vapour Trail non è cosciente di aver prodotto un tale gioiello, e anzi parla della sua musica come di un’attività solitaria e quasi frustrante in cui si trova faccia a faccia con questi suoni dentro alla sua testa che raramente - dice - trovano un’efficace traduzione nella realtà.

***Yorihito: “Lavoro a casa mia con una chitarra, un basso, un Roland Groovox MC-303 e un Mdisk recorder.
Mi metto là e suono in solitudine. Registro, riprovo, cancello, riscrivo. Spesso ottengo un risultato soddisfacente solo dopo molto tempo”.
Ben cosciente dell’ovvietà della mia domanda gli chiedo quale musica ascolta.

***Yorihito: “Beatles, Rolling Stones, Syd Barret e molta della musica degli anni 60. “Pet sounds” dei Beach Boys. Aphex Twin, Kraftwerk, Mouse on Mars. Del pop attuale non mi piacciono i Coldplay ma i Travis sì”.
Insisto con l’ovvio e gli chiedo come ha iniziato a suonare.

***Yorihito: “A 12 anni suonavo gli Yellow Magic Orchestra con una tastiera giocattolo, poi sono passato alla chitarra e mi sono messo a suonare l’orrendo rock giapponese di quegli anni. Mio padre mi ha imposto Beatles e Stones e io li ho assorbiti”.
E il primo pezzo che hai scritto come Vapour Trail?

***Yorihito: “Moose“.
Rimango così. “Moose” è un altro piccolo gioiello, dall’appeal meno pop di “Thorn” e quindi più sul versante prettamente indie intimista. Potrebbe essere in una compilation della Morr Music. (”Moose” si può scaricare gratuitamente dal suo sito cliccando qui: - e consiglio vivamente di farlo!). Ah, della Morr Music gli chiedo subito dopo.

***Yorihito: “Mi piace moltissimo, in Germania ci sono moltissime etichette di ottimo livello ma la Morr Music è la migliore”.
Intervengono anche Takayuki e il timido Takeshi tessendo le lodi della Morr Music. Citano un cospicuo numero di artisti dell’etichetta e ci mettiamo per un po’ a confrontare quali sono i rispettivi preferiti.
Poi mi chiedono della musica italiana e io un po’ faccio il vago un po’ prometto loro di spedirgli qualcosa per posta. Con un colpo di reni riesco a spostare la loro attenzione dalla musica indie italiana.
Chiedo a Vapour Trail quando pubblicherà il suo primo album completo. Gli altri due ridacchiano.

***Yorihito: “Sono lento a scrivere i pezzi. Quando ho finito “Thorn” per qualche giorno ne sono stato entusiasta, poi l’ho consegnata a loro e l’ho accantonata. L’album è in cantiere e vorremmo pubblicarlo entro l’anno prossimo ma per ora ho sette pezzi scarsi”.
In che senso hai accantonato “Thorn“? Non pensi sia un pezzo perfetto? Sbarra gli occhi e si imbarazza, poi risponde.

***Yorihito: “Uhm non lo so, in effetti non è male. Non lo so davvero, io scrivo i pezzi seguendo una specie di istinto che però senza il lavoro duro non serve a niente”.
Quindi l’arte è lavoro duro?, gli chiedo. Mi guarda ma non risponde. Takayuki mi fa notare che sto facendo domande alquanto difficili. Gli chiedo scusa. Mi dice che non fa niente. Vapour Trail è lì che si scervella e si mette la mano sul mento per pensare meglio. Non ottengo alcuna risposta, ma a quel punto sono io a realizzare che la domanda è più sciocca che difficile.
Passo ad altro e gli chiedo se gli piacerebbe campare di sola musica.

***Yorihito: “Sì ma in Giappone è difficilissimo, a meno che non ci si butti sul pop estremo tipo Utada Hikaru (la Pausini locale) o quelle merde degli Orange Range. In Giappone si vendono pochi cd e quei pochi che si vendono hanno un prezzo troppo alto”.
Interviene Takayuki dicendo che proprio per questo motivo loro tengono i prezzi bassissimi (un loro cd non costa MAI più di 10-12 euro circa, e molti pezzi del loro catalogo sono a meno di 8 euro), ma con questa politica di certo non ci campano. E nonostante i prezzi politici vendere i cd è comunque molto difficile perché manca la visibilità. Le radio seguono solo gli artisti delle major e loro soltanto una volta sono riusciti a ottenere un passaggio radiofonico, quando un pezzo degli Aijisaikippu-de andò su Tokyo FM.
Chiedo allora a Takayuki come siano messi in Giappone in quanto a musica scaricata più o meno legalmente da internet.

***Takayuki: “Uhm, secondo me scaricare la musica è un buon modo per conoscerla ma dev’essere un preludio all’acquisto, oppure anche gente come noi che tiene i prezzi bassi e non ci guadagna uno yen prima o poi scomparirà. Noi ovviamente abbiamo tutti altri lavori o non potremmo mangiare. I cd in Giappone costano comunque troppo, perlomeno quelli giapponesi perché quelli americani costano meno, a volte anche molto meno, e pertanto si vendono meglio”.
E perché costano meno? In Italia hanno lo stesso prezzo degli altri, ed è comunque alto.

***Takayuki: “Costano meno perché i prodotti americani - forse - sono meno tassati rispetto agli altri. Noi nel giugno del 2002 abbiamo pubblicato una compilation di ben 21 pezzi in cui credevamo moltissimo, piena di belle canzoni degli artisti Finderpop. Si chiamava “All alone, yeah - vol.3” e l’abbiamo messa in vendita a 1500 yen (circa 11 euro). Ha venduto dieci copie. Dieci. Ci siamo rimasti un po’ male”.
Il cd in effetti era bellissimo: wave, elettronica, indie pop intimista, folk e quant’altro in un amalgama la cui omogeneità scaturiva dall’eterogeneità della visione musicale degli svariati artisti coinvolti. Un peccato che nessuno l’abbia apprezzato.

***Takayuki: “L’abbiamo apprezzato noi”, dice con la massima serietà.
Siamo ormai alla sesta birra. Vapour Trail non dà cenni di cedimento né sembra anche solo vagamente turbato dall’alcol. Inoltre fuma senza pausa tra una sigaretta e l’altra e scorgo accanto a lui uno zainetto da cui spunta un’intera stecca di Kent. Solo che su di me l’alcol il suo lavoro l’ha fatto. Propongo un brindisi e chiudo così la sessione di intervista. E’ tempo di passare all’alcol sul serio, dice qualcuno. Ma veramente, dico io. E poi non ricordo bene ma il giorno dopo non ero più a Tokyo.

LINK

Vapour Trail
Finderpop label (in inglese)

5 Commenti a “Sette (intervista a Vapour Trail e a quelli della Finderpop)”


  1. gi Dice:

    a questo punto mi devi intervistare le melt banana.


  2. Midosuji Dice:

    Avranno almeno sessant’anni. Per gamba.


  3. gi Dice:

    perchè, noi siamo giovani?


  4. Midosuji Dice:

    Non sono neanche sicuro che siamo.


  5. Earth Dice:

    classic car insurance

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