29 August 2005

Tre

Categoria:Orinawa Suhimuri - Viaggio in Giappone — Midosuji @ 1:08 pm

L’amico italiano in giro tutto solo per il Giappone arriva alla stazione di Nagai a una certa ora e bisogna andarlo a prendere. Piove e non piove. Prendo la mountain bike prestatami e, ombrello in resta, mi dirigo verso la stazione.

Attenzione, mi avverte l’interprete, l’ombrello ti si potrebbe infilare tra i raggi della bici e tu voleresti in avanti sull’asfalto facendo l’ombrello a forma di S e danneggiando il cambio Shimano della mountain bike prestatati per un totale di 6mila yen di spese indesiderate impreviste dal ciclista che dovrebbe ordinare da nonsisadove un pezzo raro di ricambio per la bici, mi dice l’interprete e aggiunge che sarei anche pervaso dai sensi di colpa per la bici prestatami che io danneggerei qualora cadessi.

Non sono un idiota, dico all’interprete.

Quando mi rialzo dall’asfalto l’ombrello è a forma di S e il cambio Shimano è andato. L’interprete mi osserva dalla sua bici ferma poco avanti mentre mi tiro su. Cosa è successo, mi chiede. Sono caduto in avanti sull’asfalto, ho fatto un volo brutto, dico, l’ombrello è da buttare perché non si apre più essendo a forma di S e il cambio Shimano temo sia da sostituire al costo di 6mila yen dal ciclista di fiducia del prestatario della mountain bike, dico.
Forse è così, dice l’interprete. Il fatto è che ora sono comedire, pervaso dai sensi di colpa, dico.
Immagino, dice lei. Un anziano signore zoppicante mi si avvicina e mi chiede se sto bene. Ho i sensi di colpa, gli dico.

Quando l’amico italiano arriva piove e non piove, sono solo fuori dalla stazione di Nagai che penso alla bicicletta danneggiata e ho i sensi di colpa.
Aspetto circa un’ora e poi l’amico compare da dietro un palo. Ben arrivato, gli dico e lui mi dice che era stato dietro al palo cinquanta minuti. Forse non ci siamo visti, conveniamo.
Il giorno dopo lo costringo ad ammettere che Osaka è più bella di Tokyo, lo porto in giro per i quartieri più glamour, fashion, rastafari e avant-garde della città, poi lo costringo a mangiare i gelati al tè verde e al sesamo nero, poi ripetiamo insieme più volte la parolaccia “manko” passando accanto alle indigene, poi gli dico che Osaka è meglio di Tokyo perché la gente è più tranquilla. L’amico italiano ammette che Tokyo è troppo piena di viali e la gente è alienata. A Osaka no, gli dico, a Osaka è diverso perché qui sono un po’ come noi. Gli dico tutte queste cose perché sono distratto e penso continuamente alla bicicletta rotta e al dentista che sto continuando a pagare e tutto sommato mi chiedo se questa è una vacanza o un incubo pieno di cose che si rompono. Mi tiro su solo al pensiero del terremoto a Roma, quella è una cosa che mi fa ridere.

Il giorno dopo con l’amico italiano in visita andiamo all’Expo universale di Nagoya. Tutti e due pensiamo che l’Expo è sterminata e sudiamo camminandoci dentro, inoltre forse siamo gli unici stranieri. Anzi no, ci sono anche due tedeschi.

Alloggiamo in un ryokan molto carino che ha le docce alla giapponese, ovvero con l’acqua calda il bagnoschiuma e lo shampoo ma seduti. L’amico italiano si stupisce delle dimensioni della nostra stanza e io gli dico che qui è normale perché a volte le stanze non sono come te le aspetti. L’amico italiano fa una smorfia e mi chiede se per caso sto ancora pensando alla bicicletta e al dentista. Sì, ad ambedue, gli dico infilandomi un onigiri al salmone in bocca. Intero.

Il giorno dopo facciamo un giro per Nagoya e tutto sommato, dice l’amico italiano in visita, sembra Tokyo in piccolo. Piccolo un par de palle, dico io, è enorme. L’amico italiano mi dice che devo smetterla di pensare al dentista e al cambio Shimano o rischio di rovinare la vacanza. Ma è una vacanza questa? gli chiedo senza la minima ironia. L’amico italiano dice che è ora di pranzo.

Se arrivi a Nagoya e non sai dove sei basta che guardi le torri della JR che stanno sopra la stazione. Le vedi da ovunque ti trovi. Sei nelle vie dello shopping? Le vedi. Sei in un ristorante dove ti fanno togliere le scarpe? Le vedi mentre le riponi nell’armadietto. Sei in un bagno pubblico? Le vedi. Sei nudo in un onsen che pensi che stai perdendo i sensi per il caldo e i fumi sulfurei? Le vedi. Stai dormendo? Le sogni.

Le torri della JR sono molto belle e alte, sembrano quelle di Kenzo Tange a Bologna solo che queste sono più alte e se c’è un terremoto non si squagliano.

Abbiamo il treno, lui scende a Kyoto e io a Osaka. Il viaggio è breve perché lo shinkansen è velocissimo, non fai in tempo a salire che già armeggi con la valigia o lo zaino. Io però in treno faccio in tempo ad addormentarmi e sogno che il dentista mi raggiunge in mountain bike sotto le torri di Nagoya ma io sudando scorro via in un tombino. L’amico italiano mi saluta dicendo che ne ha abbastanza di castelli giapponesi e ora si dedicherà al turismo religioso. Gli do la mano e gli dico di godersi la vacanza perché ho l’impressione che la sua lo sia. Ci salutiamo, mi risiedo ma devo già rialzarmi perché sono a Osaka e alle 18,30 mi aspetta il dentista.


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