Tre
L’amico italiano in giro tutto solo per il Giappone arriva alla stazione di Nagai a una certa ora e bisogna andarlo a prendere. Piove e non piove. Prendo la mountain bike prestatami e, ombrello in resta, mi dirigo verso la stazione.
L’amico italiano in giro tutto solo per il Giappone arriva alla stazione di Nagai a una certa ora e bisogna andarlo a prendere. Piove e non piove. Prendo la mountain bike prestatami e, ombrello in resta, mi dirigo verso la stazione.
A un certo punto mi siedo in un caffè con le serrande come i garage. Davanti a me c’è una ragazza inglese e fino a poco fa c’era anche l’interprete ma ora non riesco a vederla. La ragazza inglese è alta un metro e qualcosa e mi sta chiedendo in un italiano che sembra tedesco se ho mai visto un cane che lavora. Il barista mi porta una birra e libera il tavolo delle altre tre. Mi fa l’occhiolino. Dico all’inglese che non l’ho visto il cane che lavora. Dice che mi ci deve portare. Al cane? Che lavora? chiedo. Sì, dice mentre l’interprete si risiede. Dov’eri? chiedo all’interprete. Stavo raccontando a quella persona di ieri, dice e indica un punto dove non c’è niente a parte una buccia di mela sul marciapiede. La mela? No, dice, di ieri.
Gli ultimi due Angelus sono stati stravolti dalla Giornata della Gioventù Cattolica di Colonia. Più che veri discorsi, il pastore tedesco è andato per concetti chiave, tra una messa e l’altra, tra una ola e l’altra. Vale la pena di esaminare tre delle sue espressioni più significative di questi giorni.
“Il crocifisso deve restare nelle aule scolastiche.”
Questo allegro appello alle istituzioni politiche della Repubblica Italiana, (segnatamente scolastiche), è caduto giustamente nel silenzio. Voglio dire, è il papa che parla, che cosa ci si può aspettare? Già è tanto che non si sia levato un coro di assenso e approvazione dalle più alte cariche dello Stato (che so, per dirne due: i presidenti del Senato e della Camera, laici come Torquemada e Don Camillo). Meglio accontentarsi, anche perché da qui in poi si peggiora.
A questo proposito riporto qui un sonetto intitolato “ER CROCEFISSO”, scritto da Xlater
sul newsgroup it.sesso.racconti
ER CROCEFISSO
Er papa novo vole che se metta
Un crocefisso a tutte le pareti
Non solo indove bazzicano i preti
Ma in ogni sala, ufficio o cameretta
Così che quell’immaggine perfetta
Che ispira santi, martiri e profeti
Ce sarvi dar demonio e le sue reti
E ce conduca su la via più retta
Sarà così? Nun so’ tanto sicuro…
Ricordo la mia camera com’era
Quann’ero un giovanotto fresco e puro
E valeva la regola severa
Che quanno c’hai le fregne appese ar muro
So’ tante pippe e poca fregna vera.
“Libertà non è godersi la vita”
Eh be’, questo è notorio. Libertà è godersi il crocifisso nelle aule. Ci mancherebbe.
“L’amore che vince sull’odio è la fissione nucleare portata nel nostro intimo.”
Ecco, questo diventerà il mio motto. Questa sì che è una frase stupenda. L’AMORE, signori, è la vera FISSIONE NUCLEARE. Che espressione celestialmente papale, “FISSIONE NUCLEARE”. Fa capire perfettamente dove ce l’ha la stesta, questo paparatzo. Mostra chiaramente a cosa pensa Razzingher quando guarda i giovani e la gente in generale. Alla fissione nucleare, pensa.
Peraltro immagino che la fissione nell’intimo sia abbastanza pericolosa. Quantomeno uno zinzino cancerogena, no? E poi per paragonare l’amore alla fissione nucleare ci vuole una vena poetica non indifferente. Wojtyla non ce l’avrebbe mai fatta. Che artista, invece, questo pastore tedesco. O come direbbe un giovane di Colonia: che fissa!
Lungo la strada dall’aeroporto del Kansai alla città di Osaka c’è una splendida interminata valle di cemento e acciaio, e ogni volta che ci passo mi viene in mente il Conan di Miyazaki e immagino questo mondo sommerso dalle acque, mi immagino a nuotare tra i palazzi sott’acqua e, eventualmente, a lottare a mani nude contro gli squali. Vinco io e porto lo squalo a casa a spalla.

Anni fa i Metallica parafrasarono “cogito, ergo sum” in “I hunt, therefore I am”.
Io cercai di parafrasare i Metallica ottenendo il mio “I hate, therefore I am”. (C. E. Milani)
E’ ora finalmente chiaro quale sia stata la vera, grande eredità di Giovanni Paolo II. Wojtila ha trasformato la figura del papa nell’unica, vera rockstar del popolo cattolico, giovanile e non. Il pastore tedesco ha compreso perfettamente questa eredità e ne sta godendo appieno. Ormai sembra l’Ozzy Osburne di Comunione e Liberazione, il Paul McCartney dei carmelitani scalzi, il Marilyn Manson di Santa Romana Chiesa. I cori da stadio accompagano i suoi discorsi. Gli urlettini delle fans sottolineano gli insegnamenti catechistici. Gli applausi scrosciano dopo ogni preghiera dell’Angelus. E il papa saluta, il papa sorride, il papa benedice, il papa ringrazia, il papa invita tutti a Colonia come fosse la sua Woodstock.