In morte di Ciro Milani
Programmato avevi già la dipartita
Se devo farlo, pensavi, che sia plateale
Di certo è meglio un modo originale
C’è modo e modo per farla finita
Un blog ti parve l’idea geniale
Per una volta qualcosa di grandioso
Non in silenzio, ma in modo rumoroso
Ci vuole il pubblico, per essere immortale
Ma quando la seggiola prese a vacillare
Fu la paura a ridestar coscienza
E greve saltar ti fu, come un macigno
Deh, aiutatemi, c’è nessuno a guardare?
Ho saltato, sì, ma solo per coerenza!
Ma l’Adda t’inghiottì, quasi con un ghigno
Paul Olden
Icce Dice:
… che dire… complimenti, notevole!
syn Dice:
plateale => carattere dell’individuo?
Anonymous Dice:
Sorte a tua q vc morreu. Sortudo…
cicciodroga Dice:
perchè continuare a parlarne … era un povero pazzo egocentrico … ste cose si fanno in silenzio….
syn Dice:
cicciodroga avevi una bella intelligenza semantica fino a quest’ultima affermazione…
cicciodroga Dice:
syn … a me dispiace ma ste cose mi danno fastidio… poi ognuno fa quello ke meglio crede..
Occhio Dice:
“Deh, aiutatemi, c’è nessuno a guardare?” No, nemmeno tu. Quindi non dire che l’ ha fatto solo per coerenza.
syn Dice:
L’egoismo teoretico possiede la coerenza della pura follia; esso non abbisogna di confutazione (che è impossibile), ma di cure.
olden Dice:
Ok, Ok, ma qui la vera questione è un altra: ieri sera sui blog di Ciro Milani ho visto 2 messaggi di quelli classici generati dagli spambot , quelli del gioco d’azzardo online, insomma.
Ho pensato: ecco qua, adesso gli spambot gli impallano il sito in pochi giorni e cosi’ il provider lo chiude per sforamento di banda. Mi pareva bello: anche sul web dopo morti si viene mangiati dai vermi… eccetera eccetera.
E invece, pensa un po’, lo spam è scomparso, almeno, io non trovo piu’ i due commenti-spam e non ne sono usciti altri.
C’e’ qualcuno che mantiene in ordine il blog?
Ovvero: Ciro (o chiunque egli sia, a questo punto) è vivo??
cicciodroga Dice:
i misteri della vita olden
Midosuji Dice:
Se non son misteri questi…
olden Dice:
Da questa mattina sul blog di Ciro sono stati chiusi i commenti. Inoltre continua a non essere attaccato dagli spambot. Chi modera il blog?
Forse il misterioso “OD” cui si rivolge il nuovo post di questa mattina?
Oppure è Ciro (o meglio colui che si ha fatto finta di essere Ciro)?
Il mistero s’infittisce.
Midosuji Dice:
Che sia il suo fantasma??
syn Dice:
Apparte le ingerenze querimoniose di Midosuji, adesso il dubbio sale anche a me. E se avesse lasciato (tramite email) gli estremi per gestire il blog ad un suo conoscente?
Così come nascono i misteri è anche facile appiattirli.
Midosuji Dice:
syn sei troppo grande! Hai un vocabolario da vera figa evoluta. Mi ricordi la Lipperini. Ti stimo tantissimo.
Tuo,
Midosuji.
syn Dice:
Grazie mille mido. A buon rendere ;)
Anonymous Dice:
ciro…dai adesso basta…chi dice che è morto?
Anonymous Dice:
ma scrivi qui un commento..
arol Dice:
potrei farlo adesso?
Dottor D. Dice:
Se il senso è quello che ho capito, lo condivido. Peccato che la metrica zoppichi.
Capone Dice:
ma vergognatevi
melo(cipogiggio) Dice:
ho scoperto ciò ke ciro ha lasciato scritto sui blog solo adesso… perchè?? anch’io ho in mente di suicidarmi… e un pò per gioco su google ho scritto “voglio suicidarmi” e sono uscite fuori tutte queste cose su ciro e. milani… io da altro aspirante suicida posso solo dirvi… che Ciro nn merita gli insulti che gli sono stati rivolti… e tanto meno nn merita dopo la sua morte che ancora c’è chi ci skerza sù cn domande oppure riflettete bene le cazzate siete stati voi a farle scrivendo queste cose. cmq baldi giovani vi saluto lasciandovi nella stupidità di ki è felice non capendo nulla della vita…
melo(cipogiggio) Dice:
ho scoperto ciò ke ciro ha lasciato scritto sui blog solo adesso… perchè?? anch’io ho in mente di suicidarmi… e un pò per gioco su google ho scritto “voglio suicidarmi” e sono uscite fuori tutte queste cose su ciro e. milani… io da altro aspirante suicida posso solo dirvi… che Ciro nn merita gli insulti che gli sono stati rivolti… e tanto meno nn merita dopo la sua morte che ancora c’è chi ci skerza sù cn domande oppure riflettete bene le cazzate siete stati voi a farle scrivendo queste cose. cmq baldi giovani vi saluto lasciandovi nella stupidità di ki è felice non capendo nulla della vita…
olden Dice:
Bene. Consigliamo l’ottimo “metodo dello studente”: due matite nel naso e poi una bella nasata sul banco.
karnay Dice:
Melo, se sei ancora vivo e cerchi comprensione questo è il posto sbagliato.
SadSmile Dice:
io voglio dire solo poche cose.
non stimo, nè disprezzo l’atto di Milani, ma ho trovato interessante il suo blog, ha avuto coraggio ad esprimere delle idee così personali e su un argomento così delicato, in modo che tutti potessero sapere cosa pensava.
E vorrei dire, a chi lo ha insultato : “Pace ai morti”.
Nessuno merita di essere sputtanato per essersi tolto la vita da solo. A volte farla finita a 26 (aveva 26 anni, giusto?), è meglio che vivere fino a 90 anni, e fare una vita del cazzo!
max80 Dice:
ho trovato per caso un articolo del Corriere con la notizia del suicidio di Ciro ed il link al suo blog. L’ho letto dall’inizio alla fine, conoscendo la fine dall’inizio… E’ una esperienza sconvolgente, mi ha fatto riflettere e piangere. In 3 ore ho rivissuto i suoi ultimi 3 mesi. L’unica cosa che posso dire è che lui ha fatto un gesto fortemente voluto, mai neppure un minimo tentennamento, mai, per mesi. Ha spiegato le sue ragioni e risposto a chiunque chiedesse. Penso di avere compreso appieno i suoi motivi, il significato del suo gesto, che comprendo senza giudicare. Chi che realmente non comprendo sono altri, quelli che l’hanno giudicato con due parole… Avete perso un ottima occasione per tacere, peccato.
Arthur Dice:
Anch’io sono rimasto sconvolto. Se ho avuta notizia di Ciro è perché in inutili ricerche web cerco vanamente un modo e un aiuto per vincere la mia terribile solitudine. Forse voi siete solo più forti, o forse la solitudine è una scelta, o una parentesi, un tempo discontinuo. Vivere come persone sole è agghiacciante, sembra impossibile poter avere amicizie, entrare nel cuore di qualcuno, essere importante per qualcuno. Io dico “sembra” perché vorrei vivere, vorrei essere felice, almeno ogni tanto; ricevere carezze e baci, scambiare parole dense e condividere emozioni e sentimenti. Vivere soli è come avere sempre davanti la morte, l’irrimediabile, la perdità, il gelo. Io non oso interpretare Ciro e la sua vita, certo era solo e ciò non gli piaceva. Anch’io sono solo, non mi piace; credo che alla fine volesse solo tanto, tantissimo amore. Pensateci, per favore.
anonimo Dice:
Anche io desidero tutti i giorni di non voler esistere; è un desiderio profondo che mi porto ormai da circa un anno; ma mi fa stare ancora più male il fatto di non riuscire a farlo perchè ho paura di tutto!!!!!!!!!!!!!!
Vi prego se qualcuno legge quasto msg mi aiuti a trovare un senso alla mia vita perchè io non ce l’ho!!!!!!!
satis Dice:
Il senso della vita? Senso unico: parti nascendo e finisci morendo, quello che succede nel frattempo sono fatti tuoi.
Arthur Dice:
Per anonimo: non so se tu sia serio o voglia burlarti di te, di me o di tutto. Rispondo come se fossi serio: la vita è dura, innegabilmente dura. Non so quale sia il senso della vita, nè se vi sia un senso. Dirò una cosa ovvia: è nella relazione, nelle relazioni la possibilità di dare un senso alla propria vita. Cerca il più possibile di costruire relazioni salde e significative, e cerca di capire a fondo che hai qualcosa da dare agli altri, soprattutto a quelli che verranno dopo di te. La paura non puoi eliminarla, ma io mi auguro tu riesca ad impedirle di occupare tutto lo spazio della tua vita. La paura c’è ma non è e non può essere l’unico ingrediente, c’è un tempo per la paura ma c’è, e deve esserci, anche un tempo per la gioia, l’impegno e la dedizione a qualcosa e a qualcuno. Il giorno in cui la vita di qualcunaltro sarà più importante della tua vedrai che avrai meno paura per te, e troverai forze inaspettate. Ciao
max80 Dice:
Arthur e anonimo come state? In queste settimane le cose sono migliorate? A proposito quanti anni avete? fatevi sentire, ci conto. Ciao
Arthur Dice:
Max80, ciao. Io sono del ‘77…purtroppo in queste settimane le cose non sono migliorate. Per indole non amo apparire vittimista, ma senz’altro sono vittima della situazione di chiusura ed isolamento in cui lentamente mi sono infilato. Non è cosa che si possa superare con leggerezza: ho pochi amici (due) lontani, qualche conoscente con cui non condivido sentimenti d’amicizia vera, non sono inserito in un contesto sociale tale da consentirmi di fare nuove conoscenze, ho perduto da ultimo l’unico amore della mia vita. Il fatto stesso che dica a te, caro max, queste cose, invece che ad un amico; il fatto che non abbia orecchio che possa raccogliere questo grido, né che possa cogliere la mia rara e bellissima gioia (se ci fosse !) certifica il mio dramma. Cerco, credimi, talvolta di sdrammatizzare la mia situazione, pensando a quante volte la vita m’ha regalato gioie impreviste e durature, cercando con ogni mezzo di aspettare un giorno in più, un altro giorno. Eppure quando esco (sempre di giorno perché la sera sembrerei un folle viandante solitario) mi sento straniero in ogni luogo. Eppure sono sveglio, sensibile, so dialogare e far ridere (donne e uomini), ho anche una discreta presenza, alcune donne mi hanno anche ritenuto (povere loro!) molto bello…nulla del mio apparire, se ci penso, giustifica questa sensazione d’essere a parte. A volte, pensa che tipo sono io, spengo il cellulare per una settimana per riaccenderlo poi per capire chi mi ha cercato: spesso nessuno; eppure io chiamo, anche i conoscenti “amici”. Io vivo la solitudine in senso rigoroso…sono solo, e non voglio uccidermi, io voglio una vita diversa che però non so cambiare. Non ho mai sfruttato le persone, ho sempre vissuto autenticamente i miei sentimenti (d’amore e d’odio), ho commesso errori ma vivendo veramente i rapporti e le relazioni. Non capisco davvero come sia potuto finire in questa situazione. Non capisco nemmeno perché tu voglia ch’io mi faccia sentire, ma se è così dimmi tu cosa ne pensi; max80, come e dove si trovano amici in una terra straniera?
Arc Dice:
Forse gli amici si trovano iniziando a non considerare più questa una “terra straniera”…
Ci sono passata anche io, ed è stato terribile… Per puro caso, ho incontrato Ciro Milani, o meglio, il suo blog… ed è stato un pò come incontrare lui… dopo più di un anno la sua storia è stata in grado di far riflettere ancora le persone… io sono stata malissimo all’inizio, non volevo credere a quello che stavo leggendo… e così, spinta forse dalla curiosità, e forse dal fatto che anche io spesso avevo provato le stesse sensazioni che lui andava descrivendo, sono andata avanti con la lettura…
E finalmente ho capito… dopo qualche ricerca ho capito che quello che avevo letto non era frutto di uno scherzo, di una presa in giro… era la realtà, e lui l’aveva fatto davvero…
Dire che sono rimasta sconvolta è poco… purtroppo ho visto anche molti dei commenti che le persone hanno lasciato sul suo blog, e poi, alla fine, sono capitata qui… per caso…
Io vorrei solo chiedere una cosa, a tutti quelli che giudicano senza sapere, probabilente senza aver mai provato certe cose… ma come fate a scrivere commenti del genere? Negativi e provocatori nei confronti delle persone che invece avrebbero bisogno di un aiuto e di affetto…
Anche qui… satis… probabilmente non leggerai mai questo mio intervento ma… come puoi dormire la notte dopo aver scritto ad una persona che chiede aiuto che “quello che succede nel frattempo sono fatti tuoi”?
Io veramente non capisco… lo so che probabilmente a nulla può servire una frase scritta su internet, in un blog di non so neanche chi ma… la solidarietà non esiste più a questo mondo? Se non avevi voglia di scrivere una cosa sensata potevi anche evitare di scrivere… avresti fatto solo più bella figura…
Comunque… ho deciso di scrivere perchè ho letto l’ultimo post di Arthur… bhè, io ho solo 23 anni, però purtroppo ho passato momenti difficilissimi e durissimi… ero sola ed avevo anche io necessità di “…ricevere carezze e baci, scambiare parole dense e condividere emozioni e sentimenti…”.
Fortunatamente mi sono resa conto che il problema ero io… non il mondo che mi circondava… che mi sembrava così estraneo e distante… ero solamente io… e allora, con molta fatica, ma anche tantissima determinazione, ho cercato di cambiare… capire quali erano gli aspetti del mio essere che mi portavano a soffrire così tanto, a sentirmi così sola… ho capito che io si, avevo il 90% delle colpe, ma un 10% lo avevano anche le persone che mi circondavano… forse erano le persone sbagliate? E così, forse anche un pò per fortuna e per caso, ho iniziato ad uscire con gente diversa, con persone che prima non conoscevo, e con cui finalmente potevo essere me stessa…la nuova me… quella che avevo sempre sognato di essere ma che non riuscivo ad esternare, la ragazza di compagnia e solare che cerca sempre di affrontare le difficoltà con un sorriso…
Avevo davvero toccato il fondo… ed è il riconoscimento di questa mia situazione che mi ha aiutata a rialzarmi… ed ora finalmente sono felice!
Ovvio, ho sempre i miei problemi, come tutti, ma ho capito che fa parte della vita! Non può e non deve essere tutto perfetto! Altrimenti che gusto ci sarebbe nel mettersi in gioco ogni giorno per vedere se ancora una volta possiamo andare avanti, se ancora una volta possiamo risollevarci dai momenti di difficoltà?
Insomma… non ho fatto cose particolari per uscire da questo mio terribile momento… ho “solo” guardato dentro me stessa (ed è stato difficilissimo… davvero!), e ho provato a capire chi ero veramente… Ho scoperto che ero un’estranea per me stessa, non mi conoscevo affatto… ho scoperto con gioia lati del mio carattere prima oscuri, ho scoperto passioni nascoste, ho scoperto che anche dentro di me c’era vita!
E così… ho iniziato a vivere!
Non posso dire altro, questo è quello che la mia esperienza mi ha raccontato e mi racconta ogni giorno per cercare di non ricadere nell’errore di non vivere l’unica vita che ci è stata concessa….
Un saluto da una ragazza che cerca di comprendere le difficoltà degli altri… e di aiutarli… per quel che si può! :)
satis Dice:
Chiedo scusa se intervengo senza i lacrimoni agli occhi(come sembra sia costume intervenire quando si parla di Ciro Milani), ma mi sento un pochino tirato in causa da Arc. Ora io vorrei soltanto sapere che cosa c’è che non va in quello che ho scritto. Non è vero che la vita comincia e finisce? Non è vero che quello che succede nel frattempo sono fatti tuoi? Io chiedo solo questo. Posto che nessun altro possa vivere la vita al nostro posto, non riesco a capire che cosa mi si rimprovera. Arc parla di solidarietà: ma stiamo scherzando? Dove hanno vissuto, fino ad oggi, tutti coloro che si lamentano, si fustigano, si ritirano nelle loro stanze a guardare il soffitto, si struggono perchè la vita sembra non avere senso? Ma santo cielo: è ovvio che la vita non ha senso, che cosa vi aspettavate? Dolci momenti vissuti insieme alle persone che vi amano? La nuova favola metropolitana? Ma fatemi il piacere. Nelle vostre parole leggo soltanto un individualismo esasperato che bene si concilia con ogni sovrastruttura che si regga sul ripiegamento su se stessi e sul rifiuto a ricercare, alla radice della propria condizione e di quella degli altri, fenomeni e motivazioni di carattere storico, sociale, politico. E’ così che si può parlare di “problemi”, di “colpe”, di “cadute” e di “riscatti”. Ci si abitua a credere di poter guardare dentro se stessi e di scoprire…ladies and gentlemen…la vita! Ma santo cielo. Non ci si rende conto di quali mostri si stiano coltivando perseverando in questa follia. Si spulcia tra le proprie viscere e si fa conoscenza con l’estraneo che è in noi. Quel tipino di Carletto, che scemo non era per esserci arrivato almeno un secolo e mezzo fa, la chiamava alienazione. Burroughs vi chiederebbe: “…e voi no?” Mi sembra di rileggere la favola del servo che si crede libero perchè non sente più la catena ai piedi, inconsapevole di essere diventato lui stesso la propria catena.
Certo, io sono negativo e provocatore, ma ci mancherebbe. Mi diverto così, che ci volete fare. Se c’è chi si diverte a soffrire (e credetemi se vi dico che chi soffre lo fa perchè DESIDERA farlo, almeno quanto il popolo tedesco desiderò il nazismo - vedi Reich: lo psichiatra, non l’impero), capite bene che per contratto dev’esserci chi perde tempo a ridergli addosso. Per carità, anch’io sono solo, soffro e tutto quello che vi pare; il fatto, però, di non credere che ci siano colpe da espiare, intimità psicologiche da esplorare e condizioni illuminate da raggiungere, mi permette di vedere la condizione umana sotto una luce diversa.
Io non ho nemmeno 23 anni, ne ho “solo” 22, e posso almeno sforzarmi di credere di sapere qualcosa di quello che dico, quando dico che tutte le menate sulla sofferenza, sulla solitudine, sull’estraniazione, sono solo menate. Non perchè non siano realmente vissute, ma perchè sono interpretate e affrontate nel modo più sbagliato, che è quello di dare nomi sbagliati alle cose.
Per conto mio, devo ammettere che sarei terrorizzato se questa fabbrica sociale che è il mondo contemporaneo non producesse, insieme con le sue gioie moderne, le sue moderne sofferenze. E’ la logica dell’esistenza capitalista, dove l’economia e la produzione di merci vanno a braccetto con l’affettività e la produzione di desiderio. Se le perversioni del successo capitalistico non venissero compensate dalle nevrosi del fallimento (nel lavoro, nei rapporti sociali, ecc: in tutto), questo sarebbe il miglior mondo possibile e addio speranza di un mondo DIVERSO. Ecco perchè mi sento di dire che essere coscienti della propria vita sia l’ultima delle virtù, quando non si è coscienti del proprio ruolo in fabbrica; e la fabbrica è dappertutto tranne che dentro di sè. Come direbbe Lacan, dentro di sè abita l’Altro. Ma grazie al cielo anche Lacan si sbagliava: dentro non abitano che viscere, liquami e appartenenza di classe. Tutto il resto non sono soltanto chiacchiere, ma le viscere, i liquami e la cultura della classe che ha tutto l’interesse a che ci si rinchiuda dentro di sè per vedere di cercar di capire perchè cavolo nessuno ci ama e simili stronzate borghesi, che a lungo andare fanno diventare borghesi gli stronzi e stronzi i borghesi. Pardon, questo è un pleonasmo.
Arc Dice:
… vedo tante belle parolone (utilizzate anche a sproposito a volte), ma leggo anche tanta tristezza…
Mi dispace, IO personalmente non voglio giudicarti e non voglio condannarti per un atteggiamento che non condivido (cosa che tu invece fai parlando di ciò che gli altri sentono e pensano)… la mia era semplicemente una domanda… a cui hai giustamente dato risposta, sbagliando però nel criticare ciò che poi ho scritto… sai, per fortuna non siamo tutti uguali, e per fortuna non la pensano tutti come te… ci sono persone che possono “guardarsi dentro e trovare la vita”…
“Dolci momenti vissuti insieme alle persone che vi amano? La nuova favola metropolitana? Ma fatemi il piacere.”
Ebbene si, c’è gente che può provare piacere anche in questo… evidentemente tu non l’hai mai provato e quindi non sai… non è colpa tua…
A 22 anni parlare così è davvero triste… “è ovvio che la vita non ha senso…”.. ma ti rendi conto di quello che dici? E comunque, se anche per te fosse così… va benissimo! Ma non rompere le palle a noi perchè un senso alla nostra vita siamo riusciti a darlo!
Quello che penso è semplice… nessuno ti dice quello che devi pensare, dire o fare, ma nel rispetto di quello che pensano, dicono o fanno gli altri… mi sembrerebbe il caso di evitare certi commenti! Ma questo, come puoi ben controllare nel mio post precedente, non era indirizzato solo a te, ma a tutti quelli che vanno avanti ad insultare e a creare sfottò sulle storie di tristezza e dolore degli altri…
tutti reagiamo in maniera diversa… tu stesso hai detto che sei solo e soffri… tu reagisci autoconvincendoti che è normale perchè tanto la vita fa schifo e non è giusto aspettarsi nulla… io reagisco guardandomi dentro e cercando di capire cosa c’è che non va… la differenza? Io adesso non soffro e non mi sento più sola, tu si!
E bada bene, con questo non sto dicendo che la mia vita è perfetta, non sto dicendo che ogni tanto non ho i miei attimi di sconforto… sto solo dicendo che ho messo da parte il pessimismo cosmico (che sembra caratterizzare anche il tuo pensiero) e ho reagito! Devo essere giudicata per questo? Devono essere giudicati tutti quelli che hanno fatto o cercano di fare come me? Devono essere giudicati quelli che invece non riescoo a reagire e preferiscono farla finita? Non penso…
Non è questione di lacrime agli occhi, lo so che chi soffre spesso lo fa perchè vuole soffrire… anche io ero così…ma è difficile rendersene conto! è difficile capire che è una cosa che ci creiamo noi dentro… ma il fatto di guardare dentro sè stessi (cosa che tu critichi tanto) mi ha portato a non trovare solo viscere, liquami e appartenenza di classe… e allora? devi dirmi che è sbagliato? Non penso proprio… nessuno qui ha il potere di giudicare gli altri… possiamo avere un confronto, parlare… ma intanto… scriviamo cose a cui la gente PUO’ rispondere! (e questo non è riferito solo a te nello specifico)… non scriviamo stronzate e offese a persone che non ci sono più! Che senso ha? Riempie di orgoglio per caso poter insultare qualcuno e i suoi gesti dopo che questa persona non c’è più? Vi arricchisce dentro? Vi fa sentire migliori forse perchè voi siete stati capaci di non reagire così? Ma… non so…
E con questo ripeto… liberi tutti di pensarla a loro modo, ma per carità, non giudichiamo gli altri!! Non ti permetto di mettere in dubbio la MIA esperienza! Potresti dire che secondo te non è così e argomentare la tua tesi ma… non mettere mai in dubbio le emozioni e i sentimenti degli altri! Giudicandoli a quel modo… fai anche questo!e se non sai, non conosci… non puoi, e non devi giudicare! O sbaglio? si può forse parlare di qualcosa se non si sa che cos’è’? Non credo proprio… quindi, non avendo tu, e tutti gli altri che si divertono a scrivere fesserie che purtroppo rimarranno senza una risposta…, vissuto le esperienze di ogni singola persona che scrive qui… non potete mettere in dubbio nulla… come io non metto in dubbio la tua visione delle cose… avrai avuto delle tue esperienze e dei tuoi motivi per pensarla così…voglio sperare…
Quindi, se vuoi avere un confronto di idee va benissimo, dal mio punto di vista i confronti sani arricchiscono sempre…
Se invece sei qui per giudicare… allora mi dispace, non ci sto! Io, ripeto e sottolineo, non ho detto che quello che scrivi è sbagliato, semplicemente non lo condivido e ti ho spiegato il perchè…
Per fortuna non abbiamo bisogno della tua approvazione…
“…tutte le menate sulla sofferenza, sulla solitudine, sull’estraniazione, sono solo menate. Non perchè non siano realmente vissute, ma perchè sono interpretate e affrontate nel modo più sbagliato…”
Mi sembra abbastanza un’ovvietà… se venissero affrontate nel modo giusto… nessuno avrebbe problemi a questo mondo… e visto che esiste anche questa realtà… perchè non prenderne atto e provare a fare qualcosa?
“…Dove hanno vissuto, fino ad oggi, tutti coloro che si lamentano, si fustigano, si ritirano nelle loro stanze a guardare il soffitto, si struggono perchè la vita sembra non avere senso?…”
Probabilmente hanno vissuto chiusi in se stessi per potersi lamentare, fustigare e struggersi meglio… Certo, ma allora perchè io non sono libera di provare ad aiutarli visto che ci sono passata prima io? (questo in risposta a “…Arc parla di solidarietà: ma stiamo scherzando?”)…
Comunque… tu rimani del tuo pensiero che io rimango del mio… solo non giudicarmi perchè sono quel che sono… (”…il mio pensiero è ciò che sono…”
Arthur Dice:
Sono in parte convinto da ciò che dici, satis. Tuttavia non regge una oramai stantia interpretazione del concetto di classe marxiano, e tantomeno una visione statica del concetto di lotta di classe. E’ forse uno slittamento paradossale, però mi piace, ed è merito tuo, deconcentrarmi dalla mia propria solitudine ed osservarla in un orizzonte più ampio…in qualche modo dà aria ai miei pensieri. Sono pagine bellissime quelle di Engels in cui si racconta il dramma umano di Marx alla perdita dell’amatissima moglie. E per esser un po’ più seri su Engels, egli si assunse l’onere di chiarire le ragioni contingenti, connesse all’attività politica in senso stretto di Marx e di Engels medesimo, di quella che erroneamente apparve come una sottovalutazione della sovrastruttura (ed alcuni marxisti eterodossi, raccogliendo questa precisazione, formularono il concetto di “dialettica dell’immobilità). Non solo, ma persino la religione per Marx, nel suo carattere individuale ed intimo, manifesta originariamente (nel senso esistenziale, non solo storico) una forza rivoluzionaria. Io, a starmene sui grandi tratti, trovo inoppugnabili le tue posizioni e le sottoscriverei se non vi vedessi una indisponibilità, forse mi sbaglio, a sondare appieno i tratti di una alienazione che necessariamente ci caratterizza, poichè la lotta di classe è una realtà storica permanente. Lo dico perchè vorrei cavar il meglio da ciò che dici, e non soltanto un sterile riconoscimento della mia condizione alienata: a meno che tu non creda, e sarebbe un “tuo” corto-circuito mentale, che passi attraverso la consapevolezza (che è un evento interiore) della propria alienazione la possibilità di una risposta adeguata (singolare o di classe che sia). Forse non ci comprendiamo a causa di una parola, amore, che mi pare assuma significati diversi nei diversi interventi. Forse hai ragione a manifestare il disgusto per una certa retorica dell’amore, cui anch’io forse do luogo, ma non credo che la presunta illuminazione profana dell’inesistenza del senso della vita costituisca adeguata alternativa; in tal senso mi pare l’esito iperalienato dell’esasperata logica individualistica di cui tu acutamente parli. E’ lo stato borghese che, oltre ai simulacri ormai trasparenti, strategicamente trasparenti a se stessi, svela la propria ideologia fondamentale nell’inesistenza del senso. Ti invito a riflettere su questo e a considerare la possibilità che una risposta autenticamente rivoluzionaria ad una cultura che nega l’uomo (e la donna) è fatta anche di una riconsiderazione del valore dei rapporti umani. Marx sapeva che i rapporti sociali sono innanzitutto rapporti tra uomini, tra donne, tra donne e uomini. Ed il comunismo non è, o non è soltanto, l’esito aperto di un processo che passi attraverso l’organizzazione socialista dello stato, ma è luogo della liberazione dei rapporti umani. Marx non dimenticò mai, ed i suoi quaderni lo testimoniano, la lezione spinoziana sulla fratellanza, sull’amore. E per concludere, perdonami ma la lunghezza è solo a tuo onore, chi come me comunica la propria sofferente solitudine sta confessando e denunciando la propria alienazione (sono io che lo dico a te, non tu a me) poichè parlo di solitudine reale, di mancanza di relazioni con persone in carne ed ossa, con le quali progettare un senso (o il mio senso) della vita, e non di solitudine interiore, nostalgia di Dio o altro. Grazie satis
Rimando questo commento perchè in precedenza non era stato publicato
Arthur Dice:
Ho risposto a satis ma mi appare un messaggio (da ormai 3 ore) del tipo:Your comment is awaiting moderation. Ho ripetuto il medesimo messaggio ma inutilmente. Non credo d’aver usato linguaggio volgare né di aver offesa la sensibilità di alcuno…anzi. Non capisco
satis Dice:
Oh, ecco un bell’esempio di letteratura moderna. Il gggiuovane moderno ha una sola “grande” preoccupazione: il giudizio degli altri. Sembra che l’unica cosa che ti dia fastidio sia questa parolina: giudizio. Da Gesù Cristo a Maria De Filippi, sembra che tutta la sottocultura dominante si regga sull’assioma del giudizio di valore, tutta la sottocultura da ragazzine non fa che proporci questo modello e lamentarsi davanti allo specchio: non mi giudicare, oh no, ti prego, non mi giudicare, non puoi sapere quanto sto soffrendo, non senti il grido della mia anima, e uè, uè, uè. Va bene, di fronte alle ragazzine che piangono mi commuovo anch’io. Sono così addestrate a misurare la propria esistenza sui giudizi di valore, che mi rendo conto di essere importuno. Bene, passiamo a cose serie.
Per conto mio, considero triste che a 23 anni non si sia capito che l’unico senso che si possa concedere alla vita è artificiale, vedi alla voce padreterno, mondo dei sogni e cazzate varie. Ma, dal momento che la vita se ne frega delle cazzate, lascio i sogni a chi ha tempo per dormire.
“Un senso alla nostra vita siamo riusciti a darlo”. Bè, congratulazioni. Non si parlava di sottocultura? Da dove credi che venga quel senso che hai trovato dentro di te? Lo hai forse trovato nel profondo della tua anima pura e incorrotta? Oppure è qualcosa che ha molto a che fare con la cultura borghese, la morale borghese, le scappatoie borghesi, e in definitiva con la quantità dei meccanismi borghesi di integrazione-compensazione? Complimenti, hai trovato il senso della vita borghese, ma anche qui, la vita se ne frega.
Ora, per me la vita non fa per niente schifo, come tu hai pensato. Tu non soffri più? Doppie congratulazioni, vedrai che qualcuno ti sarà grato per questo. Dal momento che stai a posto con te stessa, potrai fregartene della vita reale e cercare di convincere gli altri pellegrini a diventare come te: finalmente placidi, soddisfatti, ripiegati su se stessi. Il tuo motto è: non rompete le palle al mondo, la vita non è là fuori, la vita vera è dentro di noi! Una sorta di protestantesimo laico. D’accordo, il pessimismo cosmico non ti appartiene più, Leopardi ti stava sulle balle. Se è per questo non appartiene nemmeno a me, ma chi ti ha detto che sono pessimista? Che la vita non abbia senso al di fuori di quello che una mente malata può attribuirle, non è affatto una considerazione pessimistica. E’ una considerazione. E anche qui scrivi: “devono essere giudicati quelli…” Ma che ne so?! Sai quanto me ne frega di giudicare qualcuno! E che siamo nella tribuna del Grande Fratello? Per piacere, almeno quando si discute facciamolo senza tirare in ballo la mitologia dei giudizi di valore, perchè si sta cercando di fare un discorso semiserio. Se, però, vogliamo stare qui a sparar cazzate, allora buttiamoci nella mischia e cominciamo pure a sciorinare quei giudizi che piacciono tanto a te e alla sottocultura di cui sopra.
Se, poi, dentro di te c’è qualcun altro, o qualcosa, che ti devo dire? Hai una bella fantasia. Quando parlo di modo sbagliato di interpretare le menate sulla sofferenza, la sollitudine e l’estraniazione, intendo dire che il modo sbagliato è quello di andare a scavare nel proprio “animo” per vedere di trovarci chissà che cosa. Vabbè, tu ci hai trovato la vita, ma concretamente che cosa significa? Significa che da un livello nel quale l’alienazione era vissuta come distacco ed estraneità, si è passati ad un livello di integrazione e di pacificazione dei conflitti. Io, ripeto per l’ennesima volta, non ho nessun interesse e nessuna capacità nel giudicare la gente da un punto di vista, che ne so, “morale”, per quel che può significare la morale. Quello che faccio è cercare di descrivere un fenomeno, che è quello dell’interiorizzazione del capitale nella vita delle persone. Ora, so che parlare di capitale può sembrare un discorso fuori luogo. Ma se soltanto ci fermiamo a considerare come tutta la nostra vita sia strutturata sui flussi di produzione e circolazione di capitale, in modo che nulla di ciò che siamo e facciamo possa sfuggire a una tale assiomatica, è evidente la mistificazione operata sul concetto di autocoscienza. Chi si ripiega su se stesso commette un errore che non è un errore morale, esistenziale o quel che si vuole, ma soltanto, il che è tutto, un errore politico. Ciro Milani era, lo abbiamo visto, persona di intelligenza notevole, eppure, morendo su se stesso, ha fatto in modo che ci fosse un uomo intelligente in meno sulla terra e un coglione in più nel paradiso borghese della cattiva coscienza. Sai che mi frega che tizio o caio muoiano. Ma se muoiono da coglioni, se vengono assunti in cielo a compensare i meccanismi di morte del capitale, la cosa riguarda anche me, perchè quaggiù rimango io a confrontarmi con i nuovi santi che ampliano e rinnovano l’assiomatica di cui sopra. E se, al contrario, qualsiasi Ciro Milani impara ad interiorizzare le contraddizioni del capitale (umano), a bilanciare le proprie sofferenze (ma sacrosante, chi dice di no!) con le piccole gioie dello sfruttamento, a dimenticarsi delle contraddizioni che albergano ovunque tranne che dentro di lui (dal momento che il potenziale creativo di una persona è inattaccabile, qualsivoglia sia il livello di reificazione), non posso fare a meno di dire: no, quello che fate è sbagliato perchè in questo modo foraggiate quello stesso sistema che vi sta facendo soffrire, la causa non è dentro di voi ma nel modo di produzione, nei rapporti sociali, ecc. Lo so che mi si risponderà che ognuno di noi è a conoscenza del fatto che il mondo fa schifo e tutto il resto; ma se il mondo fa schifo, ripiegarsi su se stessi è il modo peggiore per risolvere i problemi che il “mondo” produce. E’ un mascherare la realtà, un placebo per l’anima: sicuramente si smette di soffrire e, se è questo l’obiettivo, ci si può ritenere soddisfatti. Si diventa persone quasi normali, ma si diventa anche coglioni. Politicamente parlando, è ovvio.
Ecco, questo era quello che intendevo quando ho parlato di errori di interpretazione. Non nego di poter essere antipatico quando scrivo, ma ora dovrebbe essere chiaro che non me ne viene nulla dal “giudicare”, perchè non sono di quella parrocchia. Poi, è ovvio che a me non interessa “aiutare” le persone. Anch’io, una volta, ero come quei tanti che cercano tra le proprie budella la risposta a una domanda che nessuno ha posto, quindi posso almeno credere di sapere di cosa parlo. Ma questo non significa niente. Io “non ce l’ho fatta” semplicemente perchè non c’era niente da fare. Non ho raggiunto nessuna illuminazione interiore, ho soltanto applicato un metodo. Non volevo, nè voglio ora, essere più felice, più soddisfatto, meno solo. Non reputo il pensiero capace di rendermi ciò che sono, del resto questa era la convinzione degli idealisti (dei romantici, dei primi veri borghesi). Se io sono un punto di intensità nel flusso di capitale, è questo flusso che deve essere studiato, non la possibilità psichica, interiore, immaginifica di un punto qualsiasi di credersi qualcosa di più di un punto qualsiasi. Certo, neanche qualcosa di meno.
Feuerbach una volta ha scritto: solo ciò che soffre merita di esistere.
Arc Dice:
…avessi paura del giudizio deglia altri non parlerei di quello che penso e provo su un blog…
Rifletti prima di scrivere cazzate…
Al resto, sinceramente parlando, non vale neanche la pena di rispondere… per fortuna la mia fantasia e il mio mascherare la realtà mi permettono di essere superiore a queste bieche provocazioni…
Vorrei solo sottolineare una cosa… “…tutta la sottocultura da ragazzine non fa che proporci questo modello e lamentarsi davanti allo specchio: non mi giudicare, oh no, ti prego, non mi giudicare, non puoi sapere quanto sto soffrendo, non senti il grido della mia anima, e uè, uè, uè…”
Non sono una ragazzina, NON TI HO PREGATO E NON LO FAREI MAI!, ti ho detto di non giudicarmi perchè non puoi farlo, non sai neanche chi sono, non sto soffrendo e non mi sembra di aver mai detto questa cosa… rileggi i miei post, evidentemente abbiamo difficoltà di comunicazione…, non senti il grido della mia anima? stai ben certo che a te non lo farei mai sentire! Sinceramente del tuo giudizio me ne infischio…
Parli di cose talmente assurde che neanche ti rendi conto… ma poi scusa… un’ultima cosa giusto per capire… chi ti costringe a leggere quello che scrivo? Io quando ho fatto il mio primo intervento ti ho fatto una domanda… molto semplice direi… se le cose che avevo scritto ti sembravano così assurde e ancor di più nel mio secondo intervento… evita di leggere! Davvero! Nessuno ti sta costringendo!
Fare un discorso serio con te è impossibile… spero che te ne renda conto… non fai altro che ripetere la stesse cose… usi parolone per dire cosa? Alla fine nulla… e poi, con questi “…cultura borghese, la morale borghese, le scappatoie borghesi, e in definitiva con la quantità dei meccanismi borghesi di integrazione-compensazione…”, ma basta! Sai almeno di quello che stai parlando? Evidentemente no…
Quindi, un consiglio… evita di leggere le cavolate che scrivo! Lasciami mascherare il mondo come piace a me…
Nessuno ti obbliga! Quindi…
Vado a vivere la mia carnevalata, scusa, ma è sempre meglio che stare davanti al computer a rispondere a fesserie del genere…
Arthur Dice:
x satis: ho mandato per tre volte una mia risposta al tuo commento…non capisco perchè sia perennemente in attesa di pubblicazione. Non è poi così lunga (almeno non più del tuo) nè ho scritto parolacce…eppure non mi viene pubblicata. Eì inutile la riscriva una quarta volta, tuttavia mi sarebbe piaciuto continuare a parlare circa alcuni temi e problemi che hai posto, e circa alcune, a mio avviso, forzature del pensiero marxiano da parte tua. Attenderò ancora…
satis Dice:
Ma come siamo irascibili, Arc! Ci credo bene che te ne infischi del mio giudizio, non ti ho dato nessun giudizio! Ma forse ti piacerebbe che lo avessi fatto, così avresti potuto classificarmi nella tua bella categoria di “persone che, stando al paradigma culturale a cui sono affezionata, mi rompono i coglioni”. Ti dà fastidio che io scriva e che legga i tuoi post? Ma non ti piaceva il confronto? E calmati un attimo, non è che perchè ti sforzi di non capire certi “paroloni” (quali? Boghesia? Integrazione-compensazione?), devi ritenere impossibile fare un discorso con me. Quelle parole non ti dicono niente? Non ci credo. E se dovessi crederci, ti consiglierei di consultare un vocabolario.
X Arthur: non penso che questo blog censuri i post, evidentemente c’è un problema di altra natura.
Arthur Dice:
1)Sono in parte convinto da ciò che dici, satis. Tuttavia non regge una oramai stantia interpretazione del concetto di classe marxiano, e tantomeno una visione statica del concetto di lotta di classe. E’ forse uno slittamento paradossale, però mi piace, ed è merito tuo, deconcentrarmi dalla mia propria solitudine ed osservarla in un orizzonte più ampio…in qualche modo dà aria ai miei pensieri. Sono pagine bellissime quelle di Engels in cui si racconta il dramma umano di Marx alla perdita dell’amatissima moglie. E per esser un po’ più seri su Engels, egli si assunse l’onere di chiarire le ragioni contingenti, connesse all’attività politica in senso stretto di Marx e di Engels medesimo, di quella che erroneamente apparve come una sottovalutazione della sovrastruttura (ed alcuni marxisti eterodossi, raccogliendo questa precisazione, formularono il concetto di “dialettica dell’immobilità”)…
Arthur Dice:
2) Non solo, ma persino la religione per Marx, nel suo carattere individuale ed intimo, manifesta originariamente (nel senso esistenziale, non solo storico) una forza rivoluzionaria. Io, a starmene sui grandi tratti, trovo inoppugnabili le tue posizioni e le sottoscriverei se non vi vedessi una indisponibilità, forse mi sbaglio, a sondare appieno i tratti di una alienazione che necessariamente ci caratterizza, poichè la lotta di classe è una realtà storica permanente. Lo dico perchè vorrei cavar il meglio da ciò che dici, e non soltanto un sterile riconoscimento della mia condizione alienata: a meno che tu non creda, e sarebbe un “tuo” corto-circuito mentale, che passi attraverso la consapevolezza (che è un evento interiore) della propria alienazione la possibilità di una risposta adeguata (singolare o di classe che sia). Forse non ci comprendiamo a causa di una parola, amore, che mi pare assuma significati diversi nei diversi interventi. Forse hai ragione a manifestare il disgusto per una certa retorica dell’amore, cui anch’io forse do luogo, ma non credo che la presunta illuminazione profana dell’inesistenza del senso della vita costituisca adeguata alternativa; in tal senso mi pare l’esito iperalienato dell’esasperata logica individualistica di cui tu acutamente parli. E’ lo stato borghese che, oltre ai simulacri ormai trasparenti, strategicamente trasparenti a se stessi, svela la propria ideologia fondamentale nell’inesistenza del senso.
Arthur Dice:
3)Ti invito a riflettere su questo e a considerare la possibilità che una risposta autenticamente rivoluzionaria ad una cultura che nega l’uomo (e la donna) è fatta anche di una riconsiderazione del valore dei rapporti umani. Marx sapeva che i rapporti sociali sono innanzitutto rapporti tra uomini, tra donne, tra donne e uomini. Ed il comunismo non è, o non è soltanto, l’esito aperto di un processo che passi attraverso l’organizzazione socialista dello stato, ma è luogo della liberazione dei rapporti umani. Marx non dimenticò mai, ed i suoi quaderni lo testimoniano, la lezione spinoziana sulla fratellanza, sull’amore. E per concludere, perdonami ma la lunghezza è solo a tuo onore, chi come me comunica la propria sofferente solitudine sta confessando e denunciando la propria alienazione (sono io che lo dico a te, non tu a me) poichè parlo di solitudine reale, di mancanza di relazioni con persone in carne ed ossa, con le quali progettare un senso (o il mio senso) della vita, e non di solitudine interiore, nostalgia di Dio o altro. Grazie satis
P.S.: ho diviso il commento in tre parti e pare così sia stato pubblicato
Arthur Dice:
3) Ti invito a riflettere su questo e a considerare la possibilità che una risposta autenticamente r ivoluzio naria ad una cultura che nega l’uomo (e la donna) è fatta anche di una riconsiderazione del valore dei rapporti umani. Marx sapeva che i rapporti sociali sono innanzitutto rapporti tra uomini, tra donne, tra donne e uomini. Ed il c omun ismo non è, o non è soltanto, l’esito aperto di un processo che passi attraverso l’organizzazione so cialista dello stato, ma è luogo della liberazione dei rapporti umani. Marx non dimenticò mai, ed i suoi quaderni lo testimoniano, la lezione spinoziana sulla fratellanza, sull’amore. E per concludere, perdonami ma la lunghezza è solo a tuo onore, chi come me comunica la propria sofferente solitudine sta confessando e denunciando la propria alienazione (sono io che lo dico a te, non tu a me) poichè parlo di solitudine reale, di mancanza di relazioni con persone in carne ed ossa, con le quali progettare un senso (o il mio senso) della vita, e non di solitudine interiore, nostalgia di Dio o altro. Grazie satis
P.S.: ho diviso il commento in tre parti e pare così sia stato pubblicato
Arthur Dice:
3)Ti invito a riflettere su questo e a considerare la possibilità che una risposta autenticamente r ivoluzio naria ad una cultura che nega l’uomo (e la donna) è fatta anche di una riconsiderazione del valore dei rapporti umani. Marx sapeva che i rapporti sociali sono innanzitutto rapporti tra uomini, tra donne, tra donne e uomini. Ed il c omun ismo non è, o non è soltanto, l’esito aperto di un processo che passi attraverso l’organizzazione so cialista dello stato, ma è luogo della liberazione dei rapporti umani.
Arthur Dice:
3) Vorrei tu riflettessi e considerassi la possibilità che una risposta autenticamente rivoluzionaria ad una cultura che nega l’uomo (e la donna) passi anche attraverso una riconsiderazione delle relazioni umane. Marx sapeva che i rapporti sociali sono innanzitutto relazioni tra uomini, donne, donne e uomini. Ed il comunismo non è, o non è soltanto, l’esito aperto di un processo che passi attraverso l’organizzazione socialista dello stato, ma è luogo di liberazione dei rapporti umani…
Arthur Dice:
ho diviso in tre parti il mio commento per riuscire a pubblicarlo…le prime due sono pubblicate, la terza e ultima parte non viene pubblicata. L’ho riscritta usando altre parole ma salvandone il significato: niente. Ci rinuncio…tuttavia un sentito fanculo ai moderatori (è la prima e unica parolaccia che mi consento!)
Arthur Dice:
3)Ti invito a riflettere su questo e a considerare la possibilità che una risposta autenticamente rivoluzionaria ad una cultura che nega l’uomo (e la donna) è fatta anche di una riconsiderazione del valore dei rapporti umani. Marx sapeva che i rapporti sociali sono innanzitutto rapporti tra uomini, tra donne, tra donne e uomini. Ed il comunismo non è, o non è soltanto, l’esito aperto di un processo che passi attraverso l’organizzazione socialista dello stato, ma è luogo della liberazione dei rapporti umani. Marx non dimenticò mai, ed i suoi quaderni lo testimoniano, la lezione spinoziana sulla fratellanza, sull’amore. E per concludere, perdonami ma la lunghezza è solo a tuo onore, chi come me comunica la propria sofferente solitudine sta confessando e denunciando la propria alienazione (sono io che lo dico a te, non tu a me) poichè parlo di solitudine reale, di mancanza di relazioni con persone in carne ed ossa, con le quali progettare un senso (o il mio senso) della vita, e non di solitudine interiore, nostalgia di Dio o altro. Grazie satis
satis Dice:
Non sono sicuro, dal momento che manca la terza parte, di poter rispondere esaurientemente, comunque ci provo. Riguardo al concetto di classe marxiano, che giustamente dici superato dal corso della storia, non posso darti torto. Parlare di borghesia e proletariato in termini ottocenteschi, oggi, è fare un discorso parziale, ma è pur vero che uno dei problemi più urgenti della sinistra contemporanea è riuscire a trovare nuove parole e nuovi metodi di analisi per una realtà così trasformata dai tempi di Marx ed Engels. Comunque, l’importante è che riusciamo più o meno a capirci.
Mi trovo d’accordo con tutto quello che hai scritto sulla questione della dialettica dell’immobilità e sulla potenziale forza rivoluzionaria della religione (la teologia della liberazione ne è un’ottima prova).
Riguardo all’alienazione, posso rispondere che sono anch’io dell’idea che essa ci riguardi tutti, in ogni momento, in ogni condizione, fintantochè lo scontro di classe caratterizza la realtà nella quale siamo calati. Per me la possibilità di una risposta adeguata, che per essere adeguata può essere soltanto risposta di classe, non passa attraverso la consapevolezza della propria condizione, un evento tutto interiore, soggettivo, privato, astratto dal corso reale degli eventi, ma si materializza attraverso la prassi.
Per spiegarmi, faccio un esempio con la psicanalisi moderna. La reazione a Freud operata dagli apparati di dominio è andata nella direzione di una psicanalisi e di una psichiatria che si assumessero il compito di catalogare i “malati” e di trovare, per essi, forme di cura o di segregazione che tenessero lontana la devianza dal tessuto sociale “sano”. Il pericolo, naturalmente, era che la follia, il delirio, il desiderio, aprissero ferite profonde e decisive non soltanto nella sovrastruttura, ma nella stessa struttura produttiva, liberando flussi rivoluzionari che avrebbero cavalcato lo scontro di classe ecc. Ora, non è un segreto per nessuno che nelle università si insegnino ancora a classificare i “malati”, a curare le “devianze sociali” e a servire la nobile causa della controrivoluzione preventiva. Quello che ho cercato di dire nei post precedenti è solo questo: il dolore, la sofferenza, l’estraneità, in una parola l’alienazione, vengono giudicati dallo psicanalista che è in noi come devianze da curare, come malattie da cui guarire per poter tornare (cominciare) ad essere - che cosa? Uomini normali-addirittura felici-non tormentati-sani? Certo. Ma soprattutto membri efficienti dell’assiomatica produttiva del capitale.
Io mi pongo questa domanda: che cosa vogliamo essere? Se si risponde che si vuole catalizzare i propri processi psichici verso una condizione permanente di sanità, allora non posso che augurare buona fortuna ai futuri membri produttivi della società. Non posso far altro che prevedere che costoro si ripiegheranno su se stessi per non uscirne più. Magari continueranno a votare Rifondazione Comunista e andranno alle marce della pace, ma non cambierà niente. Quella che era la loro “malattia” (il loro sintomo,la loro possibilità) sarà diventata una buona medicina per la malattia del capitale.
Se, al contrario, vorranno UTILIZZARE come un’arma quella che credono essere la propria inadeguatezza al mondo, ecco che si rivolgeranno al mondo e non a se stessi, ecco che assieme ai flussi di merci cominceranno a produrre flussi di desiderio, in modo da unire alla necessità storica, politica, esistenziale della rivoluzione, la felicità nel compierla, o nel fallire compiendola. Sostengo che la sofferenza vada utilizzata come un’arma, non repressa come una malattia, curata da una fantomatica “scoperta di se stessi”, inquadrata nei termini, negli scopi, nella consequenzialità funzionalista della cultura dominante (del capitale, che è produzione di merci, cultura e desiderio insieme). Questa è la prassi collettiva, come io la intendo.
Riguardo al senso della vita, la mia convinzione, nonchè la mia speranza, è che non esista, ma questo non ha nulla a che vedere con quanto scritto finora. Anche se il senso della vita non esiste, ciò non mi impedisce di preoccuparmi dei problemi della vita e non è un’alternativa a nulla. Quello che mi preme è di descrivere come in effetti al capitale non interessi tanto che la gente dia o non dia un senso alla propria vita, quanto che ogni scelta, ogni considerazione, ogni giudizio rientri nell’ordine della sua assiomatica. Se non credi alla vita ma credi al capitale, o se credi al capitale e alla vita, il risultato è lo stesso. Nasci, cresci, ti riproduci, riproduci capitale, muori in grazia di dio.
A parte questo, vorrei chiarire che io non mi permetto di dare consigli a nessuno, semplicemente perchè non ho niente da guadagnare facendolo.
jung Dice:
chissà perchè l’avra fatto
il motivo vero e proprio se l’è portato nella tomba non lo sapremo mai
e sono dannatamente curioso di saperlo,è questo che mi rode
so che non è bello ma non posso farci niente
massimiliano Dice:
purtroppo il blog di ciro milani da circa un mese non è più visibile, questo è un male perchè almeno leggendolo si sarebbe capito la disperazione di un gesto.
Se qualcuno conosce il modo per far riattivare il sito, anche tramite i suoi genitori che lo faccia almeno quale ricordo di questo ragazzo.
billy Dice:
ma scusate ma ci si può considerare falliti a 26 anni? Io ne ho 36 e pur non navigando in gran belle acque evito di fare bilanci e cerco di lottare, andare avanti! E’ giusto vivere per modelli? Magari uno avrà pure mille amici ma poi saranno veramente amici? Figlio di un operaio, di una pecoraia, ho fatto il liceo classico epoi l’università, procurandomi tutto da solo: da mangiare da studiare, ho avuto solo un tetto da loro e ne ho prese di botte perchè un figlio di un operaio non può studiare, non può sperare in una laurea ecc. Certo altri avranno avuto altre condizioni e avranno fatto il doppio di quanto ho fatto io, in certi momenti sono esausto, stanco …………vorrei uccidermi però penso che sono ancora in grado di dare a me stesso, agli altri!
Arthur Dice:
billy, hai ragione. Tuttavia non è facile cogliere la verità di un’esistenza singolare, unica di una vita. Questo per dire che il dolore non necessariamente ci avvicina, spesso ci distingue, ci caratterizza, ci divide e allontana. O forse il dolore è uno, medesimo per tutti, un essere univoco; ma cambia il nostro reagirvi, è diversa la nostra relazione con “lui”. Forse ancora è la casualità a giocare il colpo decisivo, la situazione, l’ambiente nel momento della nostra estrema esposizione, nel momento dell’insopportabile peso e precarissima fragilità. Mi piace ciò che scrivi, riporti giustamente l’attenzione alla dimensione personale e singolare…ma con ciò ti sarà anche evidente che quel “ma ci si può considerare falliti a 26 anni?” ha senso, e deve averne, solo per te. Per cui SI’, ci si può considerare falliti a 26, a 18, a 12 anni e uccidersi. Gli animali “superiori”, non solo l’uomo, si suicidano anche, lo fanno da sempre e lo faranno sempre. Gioie e dolori s’alternano come veglia e sonno, e se qualcosa, qualcuno sbilancia questo equilibrio, se il dolore non appare più come un elemento della vita ma piuttosto il suo fondamento eterno, allora è inevitabile PENSARE anche alla cessazione del dolore in termini di suicidio. Se l’intelletto (lucido o sconnesso che sia) non intravede altre possibilità allora ne crea una azzerando tutte le possibilità…è evidente, direi addirittura legittimo. Io davvero penso si debba provare misericordia per un suicida, un suicida si è drammaticamente preso cura dell’essere più debole e indifeso che abbia potuto conoscere: se stesso.
Con ciò non intendo fare un’apologia del suicidio, anzi. Intendo invece riportare al centro della discussione (come feci nel primo mio intervento, perdendomi poi in pippe mentali) l’importanza dell’amore. Occorrerà parlarne, rischiando il banale, il non senso, occorrerà riconsiderare il carattere fragile e dipendente della vita ed osservarne tutte le implicazioni conseguenti. Ti stimo, billi, per la forza che cerchi (che è forza che possiedi) e per quello che potrai insegnare con le tue azioni agli altri. Buona fortuna!
kikki.. Dice:
io credo ke un atto del genere possa essere dettato solo dalla disperazione di un momento..e se solo qualcuno gli avesse detto che c vuole + coraggio ad andare avanti che ad uccidersi..che la vita per quanto tremenda sia non può smettere di essere vissuta..e se solo potesse vederci ancora e vedere tutto quello che la gente dice di lui..che critica o compatisce.. forse s pentirebbe d quello che ha fatto..
la vita a volte t costringe a fare scelte che non avresti mai pensato di dover fare..la mente umana è tanto forte quanto fragile e non sempre è la forza a vincere soprattutto quando si ha la certezza che non valga veramente la pena continuare a vivere su questa terra..
prcela Dice:
C’ho pensato un sacco di volte anche io ma per me fare il “grande salto” è da perdenti e anche da fottuti egoisti. Pensate a i parenti di Ciro. Madre, padre sorelle e fratelli se ne aveva…Lui ha fatto in modo che loro vivranno per il resto della vita con il dolore della sua scomparsa mentre lui non riusciva a vivere con il suo di dolore (che per quanto grosso era non è paragonabile a quello della perdità di un figlio). Come dicono gli after hours “..la chiave della felicità è la disobbedienza in se a quello che non c’e’ “.
Cazzo, vai a fare volontariato in Sud Africa ma fai come se la ragazza che ti ha mollato sia morta, pensa di te che sei uno stronzo se hai trattato male un marocchino che ti voleva lavare il vetro al semaforo ma odia l’amico che ti ha tradito.
Insomma fatti uno scudo solidissimo e riempilo pieno di odio e risentimento (purchè rimangano solo emozioni) per le persone che ti hanno fatto soffrire. Alla fine rimarrai solo lo stesso ma almeno avrai lo scudo che ti farà compagnia.
satis Dice:
Quindi, giovanotti: date la colpa alla vostra ex per quello che siete, odiate i vostri amici perchè vi hanno fatto i dispetti, costruitevi una corazza contro un mondo brutto-brutto(vulgata psicanalistica anni ‘20), infine accompagnatevi al vostro scudo e non lasciatelo mai (come disse il guerriero: tornerò con lo scudo o sopra lo scudo). E tutto questo perchè suicidarsi farebbe soffrire i genitori. Oh, poverini. E l’aspirente suicida disse: meglio vivere col rimorso che morire col senso di colpa. Edipo all’ennesima potenza.
Odio e risentimento: le peggiori religioni della storia nacquero proprio così. Una volta bastò mettere insieme un Paolo qualunque, paranoico e visionario, e una massa più stupida di lui. Oggi è sufficiente un (più spesso una) adolescente complessato che non solo non ha le palle per vivere, ma non riesce nemmeno a morire.
Come direbbe Nelson: ah-ah. Meglio un Ciro morto che un risentito vivo.
prcela Dice:
Guarda che dalle mie parole non traspare il “non avere le palle per vivere” anzi ho detto che per me il suicidio è da perdenti. Per il “suicidasi farebbe soffrire i genitori” era solo una delle tante motivazioni che mi veniva di dare parlando concretamente,se concretamente si puo’ parlare, di suicidio.E a dir la verità non ho detto solo il “suicidio fa soffrire i genitori”(magari appena ne avro’ voglia e se ti interessa troverò nuove argomentazioni per fartelo capire meglio. A limite ti faccio un disegno). Per il resto non mi riferivo “ai dispetti” degli amici o all’essere stato semplicemente mollato dalla tipa. Se non sbaglio si parlava delle condizioni di disagio che qualcuno , magari con un carattere piu’ debole, vive come veri e propri drammi esistenziali e che in alcuni casi portano al suicidio(se per te questo non è ammissibile allora ok non avevo capito il tuo punto di vista…).
Un ultima cosa…il tuo “Oh, poverini” detto cosi’ fa trasparire una certa superficialita che hai rispetto al disagio di una persona. Qustoto lo dico perchè tempo fa si era parlato di un ragazzino delle superiori che si è tolto la vita perchè i compagni dicevano che era gay, nel caso specifico il ragazzino per te era da “oh, poverino”?
Un ultimissima cosa, se leggi il mio post vedrai che ho scritto “per me è cosi’” nel tuo invece non lo leggo. Pensi di essere il detentore della verità assoluta o l’hai soltanto dimenticato? Guarda che non cercavo qualcuno con cui attaccare briga in un blog (questo lo trovo da “oh,poverini”) ma semplicemente ho detto la mia dopo esserci capitato per caso. Se pensi che le mie parole siano da “oh, poverini” o semplicemente non le condividi o anche se fossero oggettivamente sbagliate puoi rispondere in tono piu’ pacato e senza sfoggiare la tua “enorme” cultura come fanno le donnine con la peliccia presa in saldo ad aprile.
satis Dice:
Scusa, ma se non la sfoggio, che me ne faccio della mia enorme cultura? Poi magari mi dici come l’avrei sfoggiata, forse non ti è piaciuta la citazione di Nelson? Guarda che non è Mandela.
Poi, se uno è perdente perchè si suicida, benissimo. Aspetto solo di sapere come si comporta un vincente, o uno che aspira almeno a pareggiare. Non credo che crepare d’infarto dopo quarant’anni di lavoro salariato sia molto diverso dal gettarsi da un ponte.
Poi, i drammi esistenziali sono molto divertenti, soprattutto quando capitano agli altri. A proposito: meglio che me lo fai quel disegno, sono sinceramente curioso di sapere perchè secondo te non ci si dovrebbe suicidare, genitori a parte.
Poi, sì, un ragazzino che si uccide perchè lo sfottono va sfottuto a sua volta. Magari chi lo fa è un malato, non lo so. Bè, io lo faccio, quindi sono malato, ho avuto un’infanzia difficile, è solo un modo per dissimulare la mia sofferenza interiore, sono interista e chi più ne ha più ne metta. Del resto non credo che quel ragazzino morto sfottuto se la prenda più di tanto.
Poi, riguardo alla verità, non saprei cosa farmene. Nè di quella mia privata, nè di quella assoluta, che sono la stessa cosa. Se scrivo è perchè mi diverte farlo, e se quello che scrivo è vero o è falso, cambia poco. Magari per te è importante. E allora fai conto che io scriva il falso. fai conto che io non creda a quello che scrivo. Cosa cambia per te? Niente. E allora non cavilliamoci tanto, la verità non serve a nessuno.
Poi, se vogliamo attaccare briga, io ci sto, però dovremmo incontrarci fisicamente e darcele di santa ragione; su un blog non si può. Chiedo venia per il mio tono polemico. Non è un tono, sono polemico geneticamente, e sono anche biologicamente stronzo. E poi non sono stato amato quand’ero piccolo, sono interista, ecc.
satis Dice:
Scusa, ma se non la sfoggio, che me ne faccio della mia enorme cultura? Poi magari mi dici come l’avrei sfoggiata, forse non ti è piaciuta la citazione di Nelson? Guarda che non è Mandela.
Poi, se uno è perdente perchè si suicida, benissimo. Aspetto solo di sapere come si comporta un vincente, o uno che aspira almeno a pareggiare. Non credo che crepare d’infarto dopo quarant’anni di lavoro salariato sia molto diverso dal gettarsi da un ponte.
Poi, i drammi esistenziali sono molto divertenti, soprattutto quando capitano agli altri. A proposito: meglio che me lo fai quel disegno, sono sinceramente curioso di sapere perchè secondo te non ci si dovrebbe suicidare, genitori a parte.
Poi, sì, un ragazzino che si uccide perchè lo sfottono va sfottuto a sua volta. Magari chi lo fa è un malato, non lo so. Bè, io lo faccio, quindi sono malato, ho avuto un’infanzia difficile, è solo un modo per dissimulare la mia sofferenza interiore, sono interista e chi più ne ha più ne metta. Del resto non credo che quel ragazzino morto sfottuto se la prenda più di tanto.
Poi, riguardo alla verità, non saprei cosa farmene. Nè di quella mia privata, nè di quella assoluta, che sono la stessa cosa. Se scrivo è perchè mi diverte farlo, e se quello che scrivo è vero o è falso, cambia poco. Magari per te è importante. E allora fai conto che io scriva il falso. fai conto che io non creda a quello che scrivo. Cosa cambia per te? Niente. E allora non cavilliamoci tanto, la verità non serve a nessuno.
Poi, se vogliamo attaccare briga, io ci sto, però dovremmo incontrarci fisicamente e darcele di santa ragione; su un blog non si può. Chiedo venia per il mio tono polemico. Non è un tono, sono polemico geneticamente, e sono anche biologicamente stronzo. E poi non sono stato amato quand’ero piccolo, sono interista, ecc.
prcela Dice:
Ok
Allora ( scusate la rozza espressione) a me sti nichilisti da blog, chat o qualsiasi cosa non consenta di vedere come realmente vivono, mi hanno rotto le balle. Lo dico sinceramente. Una volta mi è capitato di entrare in una chat tipo italia fascista o viva hittler e qualcosa e ti giuro che parlavano come te. C’era un tipo (poi ho scoperto che era un ragazzino da liceo) che usava il tuo stesso tono e rispondeva alla stessa tua maniera (cultura apparte ovviamente). Anche fosse vero che sei interista ecc. ecc. non ci credo che vivi realmente come traspare dalle tue parole, per me il tuo è solo lo scudo di cui parlavo prima io. Ne piu’ e ne meno. Te lo sei costruito dopo come difesa (l’interista l’ho presa come battuta ma mi seccavo a fare copia incolla delle altre “motivazioni”). scommetto che adesso mi dirai che posso credere quello che voglio, che la verità non ha importanza ecc ecc. Lo sai chi mi ricordi oltre il ragazzino della chat? Emilio Fede. Hai presente quando gli fanno una domanda seria e lui risponde in quel modo odioso che tu pensi che lui sta dicendo cazzate e lui pensa che tu pensi che sta dicendo cazzate ma non gliene frega niente? bene sei tu (ovviamente sempre secondo me). Ti dico…io con emilio fede non ci parlerei nemmeno sotto tortura non per altro, solo perchè si rischia di sbattersi la testa nel muro per il nervoso che ti viene. Sarebbe come parlare con Moggi di calcio in questo periodo.
prcela Dice:
ahh aggiungo…
Se non pensi veramente quello che dici ma lo scrivi solo perchè ti diverte fare strippare le persone con cui parli allora sei un grande. Davvero senza ironia sei un grande. A Roma direbbero ( come complimento) “sei ‘n fijo de na mignotta” e pure colto.Ciao ciao.