14 July 2005

Prima di partire

Categoria:Gravi fatti — syn @ 7:59 am

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47 Commenti a “Prima di partire”


  1. andrè Dice:

    Yawn…
    E’ in occasioni come queste che mi riscopro splendidamente desensibilizzato.


  2. Damnesiac Dice:

    Con riguardo a questo stronzo, sono molto desensibilizzato anche io.
    Ricchioni. Non sanno nemmeno morire da soli, hanno bisogno del pubblico. Puah!


  3. olden Dice:

    Probabilmente è nell’annuncio stesso del suicidio pubblico che l’autore trova buone ragioni per continuare a vivere.
    Questo crea un rapporto ricattatorio tra l’autore e il suo pubblico: “o mi pregate di non farlo, oppure lo faccio”, ovvero “o vi interessate finalmente a me, oppure mi uccido”.

    Credo sia il sintomo di una grave carenza affettiva, generata ovviamente dalla fasulla convinzione che tutti al mondo abbiano una splendida vita piena di persone che li amano alla follia.

    Ma anche - e soprattutto - dalla furbina certezza che un blog sul tema acchiappa non male i visitatori ignari.


  4. syn Dice:

    “Sono un fottuto esibizionista” (C. Milani)

    “Che cosa si può pretendere da un mondo in cui quasi tutti vivono soltanto perché non hanno il coraggio di suicidarsi!” (A. Schopenhauer)

    Ragazzi non vi conviene osteggiare questo ragazzo anche da morto, ne vale la vostra ignoranza. Leggete per favore.
    Ad ogni modo tutta la mia stima per il suo coraggio, la mia ripugnanza per il gesto, la mia compassione per la posizione di pensiero/dialettica.


  5. andrè Dice:

    Magari adesso sta chattando nell’aldilà con Durkheim.


  6. mp Dice:

    è l’incubo di tutti quelli che si uccidono, incontrare nell’aldilà durkheim che scassa la minchia spiegando perché si sono uccisi.


  7. Ave Dice:

    Gli faceva schifo questo mondo ma se n’è andato mettendo su un reality show…………………………………..


  8. Laguna Dice:

    cioè


  9. Ave Dice:

    Poteva almeno andarsene in un modo che riflettesse meno la società di merda che odiava


  10. Ave Dice:

    più ci penso e più non capisco che pensieri girano in testa. vorreste farmi credere che questo qui ha deciso di suicidarsi 3 mesi fa e ha pianificato il tutto esponendo tutto nel suo blog, rispondendo a chi gli chiedeva di non suicidarsi e alla fine ha fatto ciò che veramente aveva progettato, svelando i suoi dati personali.
    Questa cosa fa dannatamente pensare.


  11. baus Dice:

    Conservo qualche legittimo dubbio dietrologico. Metti che uno si inventa di fare un blog dove annuncia il suo prossimo suicidio. Lo fa cosi’, per gioco, per vedere l’effetto che fa.
    L’idea poteva reggersi sulla conoscenza della statistica: nell’hinterland milanese nel 2003 ci sono stati 122 suicidi. In pratica uno ogni tre giorni i media.
    Sarebbe dunque bastato aspettare l’occasione giusta, il suicidio di un giovane qualsiasi , magari con il monossido di carbonio come l’autore aveva preannunciato nel suo blog, per poi appropriarsi della sua identità.
    Il suicidio “giusto” tardava ad arrivare e magari l’autore del blog non ha resistito alla tentazione e si è appropriato dell’identità di un poveretto della bergamasca anzichè dell’hinterland milanese, suicidatosi giu’ da un ponte invece che col monossido dei gas di scarico.
    Che ci vuoi fare, quello passava il convento.
    Se è andata cosi’ c’e’ da dire che il blogger è stato ingegnoso e che ci è cascata un sacco di gente.


  12. Ilnojoso Dice:

    Possibile che non esista un sistema ingegnoso per capire se si tratta di una triste burla oppure no? Tipo che ne so.. con dei referrals o verificando le fonti? Possibile che una storia simile non sia finita sulla cronaca nazionale?

    Comunque so cosa passa dentro la testa di un’aspirante suicida.. l’ho provato sulla mia pelle e sono riuscito ad evitare che qualcun altro si facesse male..
    Non si è in sé e alla fine non si vuole che vivere, altro che morire. Ma si è in depressione profonda, il cervello è in tilt e non si capisce veramente quello che si fa, che si vuole, che si dice…
    Non mi piace tutto il cinismo che gira intorno a questa storia. Se è una montatura è deprecabile, ma se fosse tutto vero… non capisco dove sia il gusto nel distruggergli la sua ultima opera..


  13. syn Dice:

    Si, credo sia stato esattamente e semplicemente così. Provate a leggere tutto il blog dall’inizio, è un viaggio catartico e immortale.
    Non posso evitare di fare operazione copia/incolla, questo colpisce ai denti e al cuore:

    C’è qualcosa di leggero, nel progettare il proprio suicidio.

    Sapendo che la mia vita è a termine, che tutto quanto avrà una fine e che sarò io a decidere quando, tutti i problemi vengono ridimensionati.

    I problemi economici per esempio: so per certo che le mie finanze saranno più che sufficienti per sostentarmi nei prossimi 3 mesi esatti che mi separano dalla partenza… quindi perché preoccuparmi se non lavoro?
    La certezza della morte da anche un senso di impunità. Virtualmente, potrei commettere atti illegali… perché in ogni caso non arriverei mai al processo.
    Cercherò di non approfittarmene.

    La tensione di tutti i giorni, lo stress, i rospi da ingoiare diminuiscono: è ancora per poco. O riassumendo in una semplice frase: “Smetto quando voglio”.
    Smetto quando voglio di vivere, smetto quando voglio di soffrire, smetto quando voglio di amare, smetto quando voglio di esistere.

    Anche la salute assume un aspetto secondario. Potrei fumare tre pacchetti di sigarette al giorno: in tre mesi non farei in tempo a schiattare di tumore. Ammettendo per assurdo che sia una malattia virale, non potrei mai ammalarmi di AIDS! In tre mesi mica si sviluppa…
    Considerando che il mio orizzonte temporale è di 90 giorni, e che dopo non ci sarà più nulla per me, tutto quello che necessita di più di 90 giorni di sviluppo per me non accadrà mai.

    La mia vista non peggiorerà mai. Non mi ammalerò mai di tumore.

    In un certo senso, la certezza delle fine è l’inizio dell’immortalità.


  14. olden Dice:

    Secondo me l’ha fatto solo per dimostrare al mondo l’utilità della funzione che permette di posticipare la pubblicazione dei post.


  15. syn Dice:

    Olden, come disse andrè, sei furbo come un bradipo in letargo.


  16. Ave Dice:

    Olden hai ragione. Da adesso in poi andranno alla grande.

    Comunque è davvero una storia incredibile. La mia mente la percepisce quasi come un libro. E’ difficile accattare che è tutto reale.


  17. Damnesiac Dice:

    Ribadisco che il tipo ha fatto una morte da checca. Per quanto mi riguarda il reality death è un reality come La Talpa o L’Isola dei famosi. Se ne parlo, ne parlo alla cazzo. Parlare di un reality in termini di dramma, o di emozioni, mi fa senso.


  18. syn Dice:

    Damnesiac per favore evitiamo di fare i whiner adesso. Se tutto ciò è vero, Ciro è solamente un idolo per me.

    …Lucido, pigro, egocentrico e depresso…


  19. Damnesiac Dice:

    Syn, mi dispiace che sia il tuo idolo, ma il Ciro è solo uno che ha sacrificato la vita per far parlare di sé. Una Carmen di Pietro all’ennesima potenza, una Lecciso macabra, oppure soltanto uno spostato come quello fissato con Marco Conidi.
    Beh, voleva che si parlasse e ne stiamo parlando, ne abbiamo parlato.
    Adesso occupiamoci di cose più serie: pare che sia uscito il dvd di Gola Profonda in edicola a 12,90 euro.


  20. syn Dice:

    Io non ho avversione alcuna nei confronti degli egocentrici/esibizionisti (Ciro desiderava chiuderla+farsi notare previamente). Se quest’ultimi però sono teste bacate (lecciso, pesci in culo e sprepuziati sine grigia) allora sì.
    Come insegna Arthur, lui ha avuto coraggio ed è andato contro la voluntas, Respect Milani.

    Adesso vado a mare a rusculiare, bye.


  21. mp Dice:

    mi trovo diviso tra la posizione di damn e quella di syn. incredibbol.(gola profonda è un brutto film, però sai… l’importanza storica… insomma damn, se lo compri poi masterizzamelo)


  22. giako Dice:

    ciao ragazzi…io come molti sono molto depresso…è da molto tempo che penso inperterrito al modo si suicidarmi….ma adesso ho capito una cosa……RAGAZZI non possiamo ragionare così…non possiamo pensare di concludere tutto così. perche non ci incontriamo tutti quanti e ci facciamo delle grosse e grasse risate….vedremo che poi tutto sarà più bello.Perchè tra noi ci si può capire. Una persona che ci vede dall esterno non potrà mai capire.O CI INSULTA O CI DICE LA SOLITA FRASE…”PERCHè VUOI FARLA FINITA…LA VITA è BELLA”.
    Cavolo troviamoci…parliamo tra di noi..magari si può ragionare.

    E per tutti i ragazzi o le ragazze che hanno sempre cercato l anima gemella è sono andati in depressione a causa di questo…magari l anima gemella e tra di noi.
    contattatemi. io leggerò e magari si può organizzare.
    per individuare meglio un discorso che si basa su quello che ho appena scritto….iniziate un commento con FOTTITI GIAK oppure OK GIAK.


  23. syn Dice:

    giako, come diceva Cioran, è la realizzazione mentale della potenzialità del suicidio a rappresentare l’affermazione estrema della coscienza e volontà di vita, non la realizzazione fattuale del suicidio stesso.

    Stay tuned ;)


  24. jennifer Dice:

    raga bè…è da un po che questo fatto è successo…abito a lodi…e…è stato btuttissimo
    io credo che se anke se era pazzo,egocentrico,noioso,esibizionista…ecc…LO HA FATTO!!!MANTENUTO LA SUA PROMESSA!!!E HA TROVATO IL CORAGGIO DI FARLO!!!
    odiava la sua vita..e se ha voluto così…mi disp…l’unika cosa che mi demoralizza è il fatto che cmq a 26 anni era giovanissimo e…nn si è goduto la vita…mi disp tantissimo…ma rispetto la sua decisione…che già è stata compiuta…e poi chi dice tutt’ora che era uno spara cagate esibizionista e che ha tirato su uno show…si sbaglia…ed è senza cuore…baci


  25. elena Dice:

    io penso ke questa persona sia davvero straordinaria, è riuscita a conservare piena lucidità fino alla fine, senza far scoprire la sua identità, le sue intenzioni a nessuno, per tre mesi si è sopportato un dolore immenso dentro senza far trapelare nulla…è difficile, penso sia molto difficile, anke perkè un “normale suicida” solitamente progetta il suicidi e nel giro di una settimana, mai di + compie l’atto…non riesce a sopportare oltre…lui invece ha voluto dare ancora un’opportunità al mondo e a resistito 3 mesi interi!!!Ne ammiro davvero il coraggio, e penso che nonostante tutto fosse una persona simpatica(il blog è pieno di ironie) e intelligente(un’ottima progettazione, la sua storia sembra un libro giallo). GRAZIE CIRO


  26. Lara Dice:

    Nonostante mi sia accorta che i commenti risalgono addirittura a due anni fa,non mi fermo. Voglio commentare. E lo faccio. Spero che le persone che hanno scritto queste affermazioni leggano tutto ciò che sto per scrivere,anche se mi sembra improbabile. Preparatevi a ricevere delle brutte parole,perchè non penso che mi risparmierò per persone come voi.
    Voglio innanzitutto puntualizzare delle cose:
    1)Non vi ha chiesto nessuno di andare a leggere il blog di quel ragazzo,non lo ha fatto nemmeno lui mettendo i suoi pensieri a nudo sul SUO e ripeto SUO blog,seppur pubblico.
    2)Non potetevi permettere di giudicare perchè se parlate così vuol dire che non avete mai provato uno straccio di sofferenza,certo meglio per voi penserete. E invece no,sono quelle che fanno crescere e quelle che fanno comprendere IL REALE VALORE DELLA VITA E DEGLI ALTRI.
    3)Se qualcuno vuole far parlare di sè non si suicida. RAGIONATE PRIMA DI PENSARE. Dire che lui è un Carmen Di Pietro all’ennesima potenza vi rende partecipi di uno stereotipo cretino e insulso della società moderna che maschera finto dolore sotto un protagonismo ed esibizionismo diffuso che portano solo a una cosa:successo e fama.
    4)Se non apprezzate (o per lo meno accettate) le cose negative della vita non apprezzerete neanche le positive,perchè da cosa nasce cosa e di conseguenza non c’è buono se non c’è cattivo e viceversa.
    Bravi. Davvero bravissimi,dei professori nel parlare,professori che non hanno capito un tubo della vita. Io ho solo 16 anni (ancora non compiuti) ma dopo 5 anni di crisi di panico,depressione e anoressia ho imparato molto della vita e della sofferenza. E’ anche “grazie” a persone come voi che ci sono gli infelici. Non è solo un problema loro,è anche il vostro perchè talvolta i problemi vengono generati dalla società e da chi ne fa parte. Dire a uno che sta soffrendo “Sei un esibizionista,egocentrico che pensa solo a sè stesso” non lo aiuta certo a stare meglio.
    Se vi fa schifo questo ragazzo tenetevelo per voi. State zitti. Non avete diritto di parlare,anche in rispetto di una persona che è morta.
    Damnesiac il termine “Ricchioni” offende la categoria di persone che hanno fatto una scelta sessuale diversa dalla maggioranza. Il modo in cui lo hai usato denota una non poca ignoranza.
    Bravi,bravi tutti quelli che gli hanno dato addosso. Non può neanche morire in pace. Bravi,bravi di nuovo.
    E bravi ancora.
    Che schifo
    Il suicidio l’ho desiderato tante volte. Ma adesso voglio vivere,il problema è che quando vedo persone come voi vorrei tornare sui miei passi.


  27. karnay Dice:

    Solo chi ha odiato ferocemente la vita può amarla con altrettanta intensità


  28. satis Dice:

    Va bene, si può essere giovani quanto si vuole, ma questo non autorizza a credere che la vita abbia valore, soprattutto quella degli altri. La vita è un prodotto culturale, vale a dire che è soltanto una parola. Il suo valore cambia con il cambiare della sua posizione in un enunciato, o nel cervello di chi la pronuncia. La cosa divertente è che chi la pronuncia crede di stare pronunciando qualcosa, quando sta soltando ascoltando l’eco nella sua scatola cranica. Qualcuno una volta si è chiesto: “chi parla?” E si è risposto che parla la parola. In questo momento io non sto pensnando, perchè il pensiero pensa per me, e io non sto vivendo, perchè la vita vive per me. Piaciuto il gioco di parole? Serve solo a dire che, essendo la coscienza un’illusione, l’Io una cazzata e l’inconscio il riflesso di se stesso (cioè la realtà), i sinceri rimproveri di un’adolescente riguardo ai “giudizi” (GRANDE problema dell’adolescenza), alla “sofferenza” (bel luogo comune dallo stocismo in poi), al “valore” della vita (datemi un calcio nelle palle) ecc., hanno un senso solo se partono con la parola sbagliata, o dal soggetto sbagliato. Non mi si fraintenda: io invidio gli adolescenti perchè sono così ignoranti nei confronti di se stessi e del mondo, che hanno ancora tanto futuro e tanta meraviglia negli occhi, almeno quanta ne basta per dare pieno sfogo alla propria emotività. Una volta che avranno capito che i giudizi di valore sulla vita sono un prodotto culturale, che il rispetto è un sottoprodotto di quei giudizi, che nella vita non esistono cose negative o positive ma soltanto fatti (quando esistono), e in definitiva una volta che avranno imparato ALMENO a ragionare materialisticamente, evitando di partire da se stessi e di elevare il proprio ego a sezione aurea della razionalità generale, forse, prima di elevarsi a fustigatori dei costumi (che non conoscono), quegli adolescenti che sono ancora nel periodo idealistico della propria adolescenza (poi verrà il periodo materialistico, e, a seconda del quartiere in cui si vive, si può diventare pseudosinistri, menefreghisti, consumisti, igienisti, addirittura cattolici, sindacalisti, ecc.), ci penseranno due volte prima di astrarre dalla realtà per rifugiarsi nel loro mondo d’evasione (il mondo delle critiche, il mondo dei “tu non hai il diritto di…”, “il rispetto prima di tutto”, “perchè nessuno mi ama, ho tanto sofferto…”, ecc.), che è il mondo che è stato loro suggerito ma che ancora vedono come una conquista della ragione. Una ragione che ha le sue ragioni, che la ragione non comprende fintantochè si ripiega su se stessa. La cultura emersa dallo sviluppo del primo capitalismo, da Hegel in poi in filosofia, e dagli economisti liberali per quanto riguarda l’intelligibilità dei rapporti di forza reali, non insegna che a guardare dentro di sè. I suoi allievi più diligenti sono quelli che ti indicano per strada, o su un blog, quando si creano nuove strade. L’unica speranza è che, crescendo, la piantino di indicare e si informino meglio su quello che succede nel proprio cervello, quando arriva l’opportunità di lavorarci su.


  29. karnay Dice:

    E va bene. Eliminiamo tutta la cultura che ci rende schiavi delle sue “logiche irrazionali”. Eliminiamo ogni significato che ammanta quella che consideriamo la vita, nel bene e nel male. Eliminiamo tutto quello che può essere considerato un inutile fardello dovuto al retaggio ed alla mancanza di razionalità. Che cosa resta dell’esistenza umana? O meglio, che cazzo resta dell’esistenza umana? (si sà, se non bestemmi almeno una volta non sei credibile)
    A me viene da pensare ad uno spoglio edificio cubista, un cazzo di edificio cubista.


  30. satis Dice:

    La cultura non è affatto irrazionale: irrazionale è, semmai, il giudizio di valore che le si può attribuire. Ma in sè la cultura, qualunque essa sia, è retta da una logica interna che il più delle volte giustifica la realtà che l’ha prodotta, salvo fornire elementi per il suo superamento. Ogni significato di cui si ammanta la vita è il risultato dello svolgersi di rapporti di forza all’interno della vita stessa: non critico questi significati di per sè, perchè si tratterebbe di opporre parole a parole, cioè astrarre ulteriormente. Critico invece i rapporti che producono queste parole. Si sta parlando di un uomo che è morto, ed alcuni ci vedono una tragedia, altri uno spettacolo. Togli la tragedia e lo spettacolo, cioè togli le parole della cultura della tragedia e dello spettacolo, e rimane il fatto di un uomo che è morto. Con il fatto vengono a cadere sia le critiche dei tragicomani che quelle dei moralisti. Che cazzo resta dell’esistenza umana, ti chiedi? Resta l’esistenza umana, che era così nascosta dalla cultura della tragedia e dello spettacolo da apparire ai più sotto forma di tragedia o di spettacolo, per l’appunto. Rimane un cazzo di edificio cubista, ma quello ci è sempre stato. Che sia spoglio è un giudizio deviato, emotivo, storico. Io dico che è un cazzo di edificio cubista, che è un cazzo di fatto cubista.


  31. Lara Dice:

    E’ questo il punto. Un uomo è morto e la cosa che fa più schifo è che appunto c’è gente che in qualcosa da rispettare vede qualcosa da boicottare. il “Non avete diritto di…” era riferito al vissuto di quel ragazzo che non può neanche morire in pace. Si permettono di giudicare e di metter bocca su cose che non hanno mai vissuto,non si può giudicare senza conoscere.
    Non centra la tragedia o lo spettacolo perchè è inevitabile non pensare o ragionare su tali avvenimenti,un ragazzo che si fa fuori non è una cosa che accade tutti i giorni e di conseguenza non passa inosservata. Lui lo ha fatto per terminare le sofferenze eppure c’è chi ancora gli dà addosso,nonostante sappia che egli non può più sentire,vedere o parlare. Penso che non esistano ignoranti nei confronti di se stessi,anche se non ne siamo coscienti tutti sappiamo chi in realtà siamo o chi vogliamo essere. L’adolescenza in questo contesto conta poco,soltanto che talvolta l’immaturità di persone più grandi è facilmente distinguibile da parole dette per esperienza. L’elevazione dell’ego è una cosa che spesso viene fraintesa. Alcune volte si parte da se stessi perchè non si hanno altri punti di riferimento a parte l’opinione comune,colma di stereotipi e….materialismo appunto. E’ qualcosa che si può evitare o per lo meno si può cercare ad avere pietà di qualcuno che soffriva e non ce la faceva più ad andare avanti con la sua vita. La vita non vive al nostro posto,perchè molto spesso anche se siamo fisicamente vivi siamo già psicologicamente morti.
    La coscienza è solo un’altra parte di noi stessi. L’io forse non esiste,è vero,ma esiste la persona e in quanto persona esistono i suoi pensieri e riflessioni. Essi vengono detti coscienza.
    La mente umana è argomento complesso,probabilmente neanche Freud potrebbe spiegarla e comprenderla al 100%.
    Tutte queste opinioni e commenti,non solo il mio,quello di ognuno di noi è scritto perchè tutti abbiamo avuto occasione di maturare e riflettere sul nostro cervello. Nessuno può pensare se prima non riflette.
    In conclusione un ragazzo è morto,un ragazzo che aveva di fronte tutta la vita e c’è gente che ancora non lo rispetta.


  32. satis Dice:

    No, il punto è che non ci sono cose belle e cose che fanno schifo, ci sono cose. I giudizi di valore sulle cose sono prodotti di una cultura e di un linguaggio storicamente determinati, i quali a loro volta strutturano quella roba che ci si ostina a chiamare coscienza. E questa ostinazione è dovuta al fatto che sulla centralità egomane della civiltà occidentale sono costruiti i piani e i livelli di biopotere che stabiliscono che cosa la vita sia in un dato luogo e in un dato periodo, e come ci si debba rapportare ad essa per non mettere in crisi oltre un certo limite la realtà, o più spesso l’ideologia riflessa della realtà. L’immaturità non esiste, così come non esiste la sofferenza. Quello che tu credi sia l’immaturità, la tua “idea” di immaturità, è solo una certa quantità di ideologia che entra in relazione con altre quantità di ideologia, fino a produrre la tua coscienza. Ma la tua coscienza non esiste: è un riflesso di qualcos’altro. Hai pienamente ragione quando parli di opinione comune e di società piena di stereotipi ecc., ma bisogna andare oltre. Quando, per esempio, parlo di materialismo, non mi riferisco ad uno “stile di vita” materialistico-consumistico, ma alla concezione materialistica della storia e della realtà, che porta ad indagare i fatti partendo dai fatti, non dalle idee che abbiamo dei fatti, cioè dai giudizi di valore. Per comprendere se stessi bisogna prima di tutto comprendere che al nostro posto, dentro di noi, c’è qualcun altro. Freud a mio parere aveva ragione, ma avevano più ragione i suoi allievi quando sono andati oltre, indagando la mente parallelamente all’indagine della realtà, dei rapporti di produzione, del tessuto bisociale. Quello che dici è ineccepibile da un punto di vista morale, ma è la morale che deve essere ridiscussa, perchè prodotta da forme di condizionamento storicamente determinate. E’ la centralità del soggetto che deve essere rigettata. Sono i giudizi di valore che, piuttosto che trasvalutati, devono essere svuotati delle loro menzogne. Il sentimento del rispetto, così come quello della derisione, della critica ecc., va di pari passo con lo sviluppo materiale dei rapporti di produzione, di proprietà, ecc. Non per essere noioso, ma un tizio una volta diceva che è l’essere sociale che produce la coscienza, con tutto ciò che ne deriva. Noi stessi non siamo noi stessi, siamo un organo di un corpo inorganico. Non siamo là dove pensiamo di essere: siamo là, dove non pensiamo di pensare. Quando pensiamo, quando riflettiamo, siamo pensati e riflessi. Quando parliamo siamo parlati. Questo è un discorso che non ha a che fare con la morte di un tizio, ma coi mondi fabbricati sui discorsi intorno alla morte di un tizio. Tutti questi discorsi sono ideologia (ideologia piccolo borghese, naturalmente) che fa di tutto per fuggire dalla realtà. Bastava dire che un tizio è morto. Deriderlo, difenderlo o parlargli addosso sono ricami inutili, benchè divertenti. Un tizio è morto, questo è tutto ciò che c’è da sapere su quel tizio.


  33. karnay Dice:

    Un tizio è morto, una foglia è caduta, il vento soffia. E allora? che senso hanno queste informazioni da sole, spoglie, crude?


  34. satis Dice:

    Faccio un paragone con l’architettura. Un tizio si ripara dalla pioggia sotta la volta di una grotta. Un altro si ripara sotto il tetto di una reggia. La funzione è la stessa, la causa è la medesima. La differenza è che la reggia, oltre alla funzione primitiva, ne assolve una seconda, assai più importante, che è soltanto ideologica, culturale, storicamente determinata. Ora, che questo tizio sia morto è una causa. Ma che debba essere sepolto sotto una reggia, ed è questa la funzione che hanno le parole intessute attorno a un fatto, è un imperativo ideologico, un condizionamento culturale,una moda dei tempi. Sarebbe bene rendersi conto che affermare che questo tizio è morto a causa della società ecc. ecc.(in fondo è quello che pensiamo tutti, comunque la vogliamo pensare), e, subito dopo, difendere la sua “dignità” utilizzando le stesse parole, la stessa ideologia, la stessa cultura, gli stessi mezzi con i quali questa società ha ucciso un uomo, è una bella contraddizione. Se c’è bisogno di trovare un senso a questa morte, non lo si trova in Ciro Milani, ma in tutto ciò che ha portato Ciro Milani a non trovare più un motivo per legare il pranzo alla cena. Non nelle parole, ma nei meccanismi che stabiliscono il significato delle parole. Una foglia cade perchè il vento soffia, ma un tizio non muore perchè soffre. O meglio, la sofferenza è soltanto quel che appare in superficie, è l’oppio dei disperati e dei parenti del defunto. Si muore di cancro e di raffreddore, ma non si muore di sofferenza. La morte è altrove.


  35. karnay Dice:

    Non è una contraddizione ritenere una persona vittima di un sistema sociale e poi contemporaneamente affermare la sua dignità di uomo e la liceità del suo gesto all’interno delle regole dello stesso sistema sociale. Soprattutto quando si è parte di quel sistema sociale.
    Il gesto di Ciro è il frutto di un disadattamento (sacrosanto) alle regole del suo/nostro contesto sociale, un contesto sociale che se non è l’unico colpevole della sua morte ne è quantomeno complice.
    Che c’è di strano allora se questo sistema si autoassolve dichiarando la liceità del gesto di Ciro e la sua dignità di uomo? E’ come se quella stessa società volesse farsi perdonare per quello che ritiente il SUO gesto e volesse rivalutare quindi la SUA stessa dignità.
    E cosa c’è di strano in chi lo accusa delle più svariate colpe, quasi Ciro avesse sollevato e violato il velo di Iside rivelando a tutti la (terribile) verità? Il sistema non prevede questi comportamenti e non era pronto ad affrontare questa emergenza: per cui Ciro deve essere incolpato,offeso e quindi allontanato.
    Due reazioni, due facce, una stessa medaglia.
    La prima è un’autoassoluzione che non ha nulla di contraddittorio semmai è moralmente eccepibile.
    La seconda è una condanna, ma è come voler pulire una stanza gettando la polvere sotto il tappeto. Foglie marce comprese.


  36. satis Dice:

    Sono d’accordo nel ritenere che non sia una contraddizione compatire Ciro QUANDO SI FA PARTE DI QUEL SISTEMA SOCIALE CHE LO HA ASSASSINATO. Ma solo a condizione che se ne faccia parte (le condizioni di questa partecipazione sono tante e varie che servirebbe un blog solo per illustrarle tutte). Non c’è nulla di strano che il sistema voglia assolversi attraverso il gesto del suicidio: piuttosto, sarebbe bene ricordare che ogni volta che avviene un assassinio, una violenza, uno stupro, un incesto, l’irrazionalità proclamata di questi gesti va a confermare, promuovere e perpetuare la presunta razionalità del sistema e di quanti ne fanno parte (ovviamente, che il sistema sia razionale è un giudizio autoreferenziale). E sono d’accordo, naturalmente, nel ritenere che quanti colpevolizzano Ciro facciano il paio con quelli che ne difendono la “dignità”. Credo, però, che il sistema preveda, eccome, questi comportamenti, che abbia un bisogno quotidiano, disperato, di violenza, stupri e omicidi, così come ha bisogno di anoressici e bulimici: perchè uno possa dirsi normale, deve pur avere qualcuno o qualcosa di anormale su cui misurare la propria normalità. Se non ci fosse questo stratagemma compensativo, qualsiasi delitto ci apparirebbe come un fatto e non desterebbe la nostra attenzione. Ora, non si tratta di dire se Ciro ha fatto bene perchè la società è una merda, o se ha fatto male perchè dopotutto la vita è la vita. Queste sono posizioni assolutamente cieche. Solo chi approva anche solo parzialmente questa società può avere del tempo da perdere a ragionarci sopra, credendo che in fondo la società sia migliorabile. Ma non porta da nessuna parte affrontare un problema a partire dalle stesse condizioni che lo ha generato. Il fatto che siamo tutti parte di questo sistema sociale non vuol dire per forza che questo sistema sociale debba essere parte di noi, o che debba esserlo per sempre. Con la morte di Ciro il sistema si assolve e si rinnova. Chi si sente assolto e rinnovato, chi compatisce e chi condanna, ha senza dubbio buon gioco nel tentare di migliorare un meccanismo che nasce per esercitare dominio e alienazione e che non può che produrre, in ogni luogo e in ogni tempo, quelle forme di dominio e di alienazione più adatte a QUESTO luogo e a QUESTO tempo. Forte della coscienza del borghese illuminato, il moralizzatore si adopera per cambiare la società attraverso i propri giudizi illuminati, condannando e compatendo secondo le proprie attitudini al dominio, da una parte, e all’alienazione dall’altra. Per una volta sono io che scrivo qualcosa in favore della memoria di Ciro: non bastava che l’ammazzassero i meccanismi di morte della società borghese, ci mancava che i borghesi gli facessero i funerali, come hanno fatto, nel tentativo di esorcizzare la paura di diventare da un momento all’altro i nuovi Ciro Milani e Charlie Manson, sempre in bilico tra autocoscienza e perdizione. Che la società borghese si assolva va bene, conosciamo tutti i suoi meccanismi di dominio: ma che lo facciano anche i borghesi, così spudoratamente, uno per uno, dimostra a quale punto sia arrivata la coscienza di classe borghese: al punto di non saper riconoscere più nemmeno i propri privilegi, cioè quello di fregarsene della morte perchè in fondo a morire sono sempre i poveri Cristi. Sembra che ci sia una spaventosa voglia cristologica, da qualche decennio a questa parte.


  37. desma Dice:

    boh satis per me te sei troppo razionale, c’hai ragione eh, infatti mi ci ritrovo molto dal tuo punto di vista, io ci strippo con Wittgenstein, però non cogli le sfumature emotive intorno a questa vicenda.
    Magari non tanto queste ma l’attitudine della gente a suggestionarsi tramite questo insieme di fatti.
    La morte del tizio ha rappresentato un evento in ogni caso nuovo [potrebbero essercene stati altri sopratutto in altri paesi eh]. Con la rete le persone hanno uno strumento per espandere\modificare i confini di quella che chiamiamo anima in sostanza o a un livello più visibile identità. E sto tizio è una delle prime anime morte di questa realtà sociale pixelosa.
    Non è un fatto è un evento

    p.s. l’ho trovato cmq struggente e poetico e ho grande rispetto in cuor mio per questa persona.


  38. massimiliano Dice:

    purtroppo il blog di ciro milani da circa un mese non è più visibile,
    questo è un male perchè almeno leggendolo si sarebbe capito la
    disperazione di un gesto.
    Se qualcuno conosce il modo per far riattivare il sito, anche tramite i
    suoi genitori che lo faccia almeno quale ricordo di questo ragazzo.


  39. syn Dice:

    Ah, diamine. Non sapevo che il blog fosse invisibile al momento.
    Io me ne spiaccio, ma non saprei come muovermi e chi contattare di dovere :(


  40. olden Dice:

    Niente, quel blog si è suicidato.


  41. Toptone Dice:

    Perchè tutto è polvere, e polvere tornerà.

    Tempo due generazioni e di noi non rimarrà neanche il nome.

    Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.


  42. Antonio Dice:

    Tra circa 1 mese, ciro avrebbe compiuto 28 anni… Io me lo ricordo ancora il suo blog… la prima volta che lo lessi……… ciao ciro!


  43. syn Dice:

    Ma anche il blog è entrato nelle braccia di morfeo?


  44. Antonio Dice:

    cioè?


  45. ilmioprofumo Dice:

    Ciao Ciro, a presto


  46. Cristallo Dice:

    Ho da poco compiuto 25 anni e non ho una padronanza del linguaggio come l’aveva Ciro, per cui

    non sono proprio sicuro di esternare al 100% quello che provo dentro con le parole…
    Qualche settimana fa cercando la seguente frase “voglio morire”…solo per vedere se qualcuno

    avesse mai palesato questa volontà su internet, mi imbatto nella storia di Ciro.. A 2 anni dalla

    sua scomparsa io ora piango come un bambino!Più di quanto avessi pianto per la morte di persone

    a me care…Perchè io mi rivedo in lui..
    le sue idee…i suoi pensieri…i suoi stati d’animo…la sua profonda solitudine…
    la “noia”di cui lui tanto parlava!!!
    LA SUA VOGLIA DI FARLA FINITA!! Mi sono visto su quella sedia.. su quel ponte!!
    Non so quante volte l’ho pensato..Ho tramato e desiderato di farla finita da troppo tempo..non

    so per quanto ho sperato di non svegliarmi più con quel senso di vuoto e inutilità…e

    sinceramente lo desidero ancora!
    APPARENTEMENTE FORTE, DECISO e SPENSIERATO, COVO DENTRO TRISTEZZA SOLITUDINE E RABBIA INFINITA

    PER QUELLO CHE SONO E PER LE TANTE COSE CHE NON SONO ANDATE COME AVREI VOLUTO NONOSTANTE MI

    FOSSI BATTUTO ALLO STREMO DELLE MIE FORZE…(o almeno cerco di convincermi di questo)…Ciro

    parlava di amori persi…li ho avuti anche io.. ma da 6 anni sono fidanzato con un angelo di

    ragazza.E quel chiodo non si è mai tolto dalla mia mente.Perchè come diceva ciro ..Io aggiungo di essere molto peggio, provo disprezzo e disgusto per

    quello che sono!Soprattutto per aver deluso quelle pochissime persone che hanno realmente

    creduto in me e che mi hanno amato…e ora non mi sento più motivato nel continuare questa vita

    che mi ha portato a fare e ad essere quello che non voglio!Ma io a differenza di ciro non ho il

    CORAGGIO di porre fine a tutto!!!
    lui ha deciso cosa fare della propria vita…in fondo era già morto, lo era nell’animo (come

    forse lo sono anche io).Con la speranza di trovare presto il coraggio di porre fine alla mia

    esistenza!A presto ciro…….Spero che tu sia felice!!!o quanto meno abbia ritrovato la

    serenità..e se dopo c’è il nulla..che nulla sia!


  47. io&te Dice:

    ………..dunque…..
    è passato un pò d tempo da quel dì… anche io ho seguito le vicissitudini “blogghiste” d ciro, ma che commenti mi tocca leggere, commenti davvero stronxi…commenti bastardi
    MA TANTO(bastardi&stronxi)

    per quel che mi riguarda mi rammarico molto d nn aver fatto in tempo a, come dire… a scambiarci 2 parole con sto tipo.
    ho letto con attenzione i suoi post, e sono d una lucidità estrema, mi ritrovo molto e molto spesso con quello che dice, mi fanno schifo le persone che giudicano i fatti degli altri, senza leggere MAI tra le righe, è una cosa davvero IGNORANTE& VILE.

    tutte le menate sulle possibili dietrologie, che caxxate!!
    nn l’ho mai e poi mai pensato, sono pagine dense, sono la sua testimonianza al mondo.

    facendo delle ricerche ho scoperto che i suoi abitano vicino al mio paese, mi era venuto in mente d andare dove è seppellito a portargli dei fiori e magari scrivergli 2 righe, avrei preferito farlo quand’era ancora in vita, ma purtroppo non ero al corrente ne della sua esistenza , ne del suo piano…
    probabilmente avrebbe fatto bene anche a me visto com’ero messa, anche se ai tempi ero proprio straincasinata…

    molte volte ho pensato a come potesse essere possibile che 2 persone la pensassero allo stesso identico modo senza essersi ne mai visti ne sentiti, forse mi sono fatta troppo coinvolgere ma l’ho davvero sentito vicino,vicinissimo + vicino d persone che conoscevo da tempo!!
    le cose che diceva, le cose che provava ectectectecetcet

    i suoi ultimi attimi d vita devono essere stati terribili, pensate,
    la paura, il tormento, il freddo d quelle acque gelide e fangose e poi lentamente il nulla, il buio, il niente.

    attimi per noi che abbiamo ancora un cuore pulsante, ma tempo infinitamente lungo per lui che ha dovuto affrontare tutto da solo, ed è QUESTO il male,
    ha preferito tutto questo dolore fisico al dolore mentale, psicologico della solitudine…

    penso che c siamo persi una persona davvero speciale, in gamba che come ognuno d noi è unica, inimitabile,
    persa,
    persa per sempre

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