Accident Report
Quando era una ragazza di San Francisco che si stava affacciando alla vita adulta, A. attraversò un periodo di disperazione nel corso del quale rasentò la follia. Nello spazio di poche settimane fu licenziata e perse il lavoro; una delle sue migliori amiche venne assassinata da ladri entrati di notte nell’appartamento;e il suo amatissimo gatto si ammalò gravemente. Non conosco l’esatta natura della malattia, ma evidentemente era letale, e quando A. portò il gatto dal veterinario, questi le disse che se non fosse stato operato, nel giro di un mese sarebbe morto. Lei domandò quanto sarebbe venuto a costare l’intervento. Sommando tutte le varie spese, il veterinario preventivò una parcella di trecentoventisette dollari. A. non aveva tutti quei soldi. Il suo conto corrente era quasi a zero, e per alcuni giorni versò in uno stato terribile di angoscia, pensando alternativamente all’amica ammazzata e alla cifra proibitiva che sarebbe servita per impedire la morte del suo gatto: trecentoventisette dollari.
Un giorno stava attraversando Mission in automobile, e si fermò ad un semaforo rosso. Con il corpo era lì, ma i suoi pensieri erano altrove; e nello spazio fra il primo e i secondi, in quel piccolo interstizio che nessuno ha esplorato completamente, ma dove in certi momenti viviamo tutti, sentì la voce dell’amica morta. - Non temere, - diceva. - Non temere. Presto le cose si aggiusteranno -. La luce verde scattò, ma A. era ancora sotto l’effetto di questa allucinazione uditiva, e quindi non si mosse. Un attimo dopo, un’auto la tamponò, frantumandole un fanale posteriore e facendo accartocciare il parafango. Il conducente spense il motore, scese dalla macchina e si avvicinò ad A. Si scusò per essere stato così disattento. No, rispose A., è stata colpa mia. Il semaforo è diventato verde, e non sono ripartita. Ma l’uomo insisteva nel prendersi la colpa. Quando seppe che la polizza assicurativa di A. non copriva gli scontri (era troppo povera per permettersi questo lusso), si offrì di pagare qualsiasi danno avesse provocato alla sua macchina. Lei si faccia fare un preventivo, le disse, e mi mandi il conto. La mia assicurazione pagherà. A. continuò a protestare, ripetendo all’uomo che la colpa dell’incidente non era sua, ma l’altro non volle sentire ragioni, e alla fine fu lei a cedere. Portò l’auto in carrozzeria e chiese di calcolare le spese per la riparazione del parafango e del fanale. Quando ritornò - alcune ore dopo - il carrozziere le diede un foglietto con il preventivo. Centesimo più centesimo in meno, la cifra ammontava esattamente a trecentoventisette dollari.