Lettera aperta al Magnifico Rettore dell’Università di Urbino
Caro Magnifico Rettore,
non voglio fare il vecchio bacucco, non potrei neanche visto che ho solo 19 anni: però due parole sulla laurea honoris causa in comunicazioni sociali che avete conferito a Valentino Rossi voglio dirgliele comunque.
Le confesso, caro Rettore, che se non fossi andato all’università, probabilmente mi sarei dato al porno. La carriera di stallone cinematografico, nel salubre e ameno ambientino dei pornodivi, ha sempre esercitato un certo fascino su di me. Forse con costante applicazione, dopo anni ed anni di aspra gavetta, avrei potuto conseguire in quel campo una discreta notorietà, e con essa il denaro e il prestigio. Certamente, però, avrei dovuto fare una scelta. Dedicare la mia vita, il mio tempo e la mia salute al porno. Personalmente, non me la sono sentita. Ho preferito inseguire la laurea in legge perchè ho creduto che m’avrebbe dato più garanzie. Un laureato è pur sempre un laureato, insomma: era anche una questione di principio. Così ho riunciato alla carriera di pornodivo.
Valentino Rossi, mutatis mutandis, ha fatto invece la scelta opposta. In vita sua s’è occupato non di porno ma di moto. Con risultati straordinari, certo, roba da togliersi il cappello. Non so cosa pensa lei in merito, caro Magnifico, ma io concordo con chi ritiene Rossi un genio degli spazi e l’impareggiabile campione del suo sport. Non ho mai seguito più di dodici secondi di motomondiale, è vero. Ma se lo dicono gli esperti, allora mi adeguo anch’io: Rossi è davvero un grande campione. Spero che anche lei ne convenga, mio caro Rettore.
Quello che dico, però, è che la laurea honoris causa per lui non è affatto giusta. Lei mi capirà, Magnifico: è una stramaledettissima questione di principio.
Sei campione di moto? Bene. Allora ti auguro di vincere il Gran Premio Planetario della Grande Coppa dei Campioni Più Veloci Mai Esistiti nell’Universo della Minchia della Moto. Ma la laurea no, non c’entra. Per la laurea si deve prendere un’altra strada, fare altri sacrifici.
Non
so se lei, caro Rettore, da giovane nutriva qualche passione sportiva come la mia per il porno. Magari, nel suo piccolo, lei prometteva bene come terzino destro, o era forse un nuotatore infaticabile. Magari - continuo a ipotizzare - avrà anche gareggiato a livello rionale, e sognato di continuare su quella strada. Poi però, come ho fatto io col porno, anche lei magari avrà rinunciato ad un futuro velleitario e incerto per gettarsi nel complesso mondo della cultura professionale. Quante migliaia di persone hanno fatto la nostra stessa scelta?
Eppure, caro Rettore, una scelta è tale solo se si esercita tra almeno due alternative. Due strade distinte che portino a due mete separate. Un’altra questione, ben diversa, è se invece una delle due strade porta a entrambe le mete, mentre l’altra no. In quel caso, la strada “no” è una strada sbagliata e chi la imbocca (io, lei, altri) è decisamente un cretino.
Pensi poi a chi ha appeso le scarpette (o la moto) al proverbiale chiodo per costruire con sudore, studio, fatica e applicazione un futuro più sicuro per sé e la propria famiglia. Lei, Magnifico, ha mai pensato alla laurea come a un traguardo “sportivo”, raggiunto, come tutti i traguardi che si rispettino, a costo di abnegazione lacrime e sangue? Provi a ricordare la sua soddisfazione nel giorno in cui la nominarono dottore, quando si sarà finalmente detto: “sì, ce l’ho fatta, ho dovuto penare e sacrificarmi ma alla fine ce l’ho fatta“.
Pensi addirittura a chi ha rinunciato a una carriera da sportivo per ottenere una laurea. E pensi ora a Valentino Rossi.
La botte piena. La moglie ubriaca.
Comincia a capire?
Lei mi dirà che qui si parla di due lauree diverse: una “vera”, piena, di quelle che qualificano. L’altra invece no. Aggiungerà forse che Valentino Rossi fa comunque più soldi con la moto di quanti ne sognerà mai un qualunque comunicatore sociale. Lei dirà che quel titolo non gli servirà a nulla, meno che mai per lavorare, perché ha un valore puramente simbolico.
MA IO LE RISPONDO CHE E’ PROPRIO IL VALORE SIMBOLICO CHE MI FA INCAZZARE!
Simbolicamente la sua università ci ha detto chiaro che siamo dei cretini! Simbolicamente ci fate capire che era più onorevole e meritorio (in ogni campo, anche culturale!) evitarci la gran rottura di palle rappresentata dallo studio e andare invece a spetezzare felici sulla motoretta. O a giocare a pallone tutto il giorno. O a ragliare canzoni di merda come “Tofee” o “Alba chiara” nelle bettole, per poi drogarsi ogni sera, bere e fottere tutto il tempo. Ci state dicendo che tutto questo ci avrebbe aperto altre vie senza precluderci comunque la soddisfazione di una laurea. Anzi, mica una laurea come quella che prenderò io. Una laurea ad HONOREM!
Honorem della minchia, con rispetto parlando, caro Rettore.
Se
c’è qualcuno davanti al quale il mondo accademico dovrebbe inchinarsi, quello non è Valentino Rossi ma lo studente che si scassa il mazzo sui libri - se mi perdona il francesismo - dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina, facendo marcire il piede da maradonino o l’abilità schumacheriana sotto i banchi dell’austera università. Anzi, sa cosa le dico? Che se lo sapevo prima non mi ci iscrivevo neppure, all’università. Andavo a fare altro. Gareggiavo per i titoli sportivi. Mi davo al cricket. Sempre meglio che studiare come un ciuccio, abbandonando la carriera del cantante, dello sportivo o del suonatore di caccavella, per ottenere ciò che Rossi ha avuto addirittura AD HONOREM!
Lei mi dirà, caro Magnifico, che sì, sembra facile, però prova un po’ tu a sfrecciare sull’asfalto per ore e ore, superare tutti e tagliare il traguardo per primo. Valentino Rossi questo lo sa fare naturalmente, io nemmeno se mi ci applicassi tutta la vita.
D’accordo. E allora? Valentino Rossi saprebbe spiegare l’evoluzione storico-filosofica del concetto di sovranità, se ci si applicasse? Dico, se ci si applicasse per sempre, 12 ore al giorno, senza fare altro. Gli entrerebbe in testa prima o poi? Non lo so, anzi, non credo. Merito per questo una medaglia ad honorem dalla federazione motociclettara?
Ovviamente no. Nessuno mi acclamerà campione del mondo di moto ad honorem. Quelli, i motociclettari, sono persone serie. Le onoreficenze non le buttano mica via.
Secondo me, caro Rettore, neanche la laurea dovrebbe essere svenduta. Non in questo modo, almeno. Quella di Urbino poi non è mica l’Università di Cip&Ciop. E’ un’istituzione culturale importante del nostro paese, e non c’è bisogno certo che glielo ricordi io. Perché umiliare così il valore della Cultura, del sacrificio, della volontà di eleversi?
Io tutto questo lo trovo ingiusto. Non dirò spregevole immondo osceno intollerabile umiliante.
No. Mi basta dire che lo trovo profondamente ingiusto.
Con affetto.
Damnesiac