Noia e dolore
Mi svegliai. Ero sul mio letto, dipinto con tonalità che leggermente viravano sul verde, lenzuola, cuscino. Mi svegliai e mi ritrovai nel centro di Salerno. Il letto era situato esattamente al centro di un via vai pedonale. Mi sembrò solo un’astrusa ipotesi inizialmente, poi mi convinsi che la mia retina era più veritiera di tutti i sensi (eppure ero sicuro che due minuti prima la sveglia era sul comò. Vidi la sveglia ed il comò). Un flusso di coscienza preponderava nella mia testa.
Mi nascosi sotto le coperte ed incominciai ad aspettarlo. Intanto un’aria di pollini, che alimentava allergia, passava in modo frale, e passando non si faceva notare. Oramai sgombro di pensieri, nel buio delle coperte mi misi a contare, e contemporaneamente speravo che il tempo fosse già passato. Il tempo, l’unico ente che mi separa dalla felicità.
Il governo americano fece tanto affinchè egli non credesse più in niente.
Mandò bibliograficamente affanculo il giudice, e con altrettanta etimologia dei gesti, il poeta uscì dall’aula.
Era un pomeriggio, di quelli che in America si fanno notare per il colore, la forma e la bellezza. I vialetti di Arcata erano suggestivi, suggerivano malinconia, solitudine e languivano i chiaroscuri di San Francisco. Ora, Arcata, si sa, è una città nè piccola nè grande, anche se mi sa che si può dire che è più piccola che grande. Non è certo la fine del mondo se intendiamo la solitudine come un emisfero negativo,per carità, ma la maggiorparte della gente che lavora qui lavora nelle officine o ha qualcosa a che fare con le industrie di pesce, oppure lavora in qualche negozio del centro.
I vialetti, ogni villetta col suo piccolo giardino, i grossi alberi disposti in modo uniforme (Da dove sto chiamando?).
Donald era solo, e preferiva scrivere quando era solo, nella sua bellissima dimora, il più delle volte nel pomeriggio che tendeva le mani alla sera.
-Adesso vai a dormire e alzati quanto più tardi possibile, quanto più lontano possibile!
-Perchè dici questo? Secondo te non ho mai amato nessuno? Non ho saputo amarti? Vorrei capire, dal momento che le cose si affrontano insieme…
-Su certe cose è meglio non addentrarsi, anzi ti dico che a me la ragione non serve a niente.
-Ok, ti saluto, e quando mi sveglio gradirei non vederti più, grazie.
(Ricordi?)
Salve, ho detto io e gli ho teso la mano quando ho visto che stava appoggiando lo scatolone sul paraurti della macchina. Mi chiamo Donald Robinson. Voialtri siete appena arrivati, eh?
Ieri pomeriggio, ha detto lui.
Che viaggio! Per arrivare qui da San Francisco ci sono volute quattordici ore, ha detto la donna da sotto la veranda. Con quel maledetto coso dietro.
Pensa un pò, ho detto io, scuotendo la testa. San Francisco eh? Ci sono appena stato anche io a San Francisco, vediamo un pò, quando è stato, aprile o marzo.
Ah si? Davvero? E cosa hai combinato giù a San Francisco?
Niente di che. Scendo giù una o due volte l’anno. Mi faccio un giretto a Fisherman’s Wharf e vado a una partita dei Giants. Tutto lì.
A presto, ha detto Marston.
Lei non ha detto nient’altro (il quartiere è isolato, il college si trova un pò distante, ma d’estate è bellissimo. E soprattutto puoi godere di pace e armonia; e se vuoi movimento ti basta fare due passi verso la metropoli).
Marston si stava carezzando la barba come se stesse pensando a tutt’altro.
Bhè, ci vediamo, ho detto io.
A presto, ha detto lui.
dome Dice:
sempre peggio, ogni giorno sempre peggio…la vita è un continuo oscillare tra noia e dolore…