22 May 2005

Devil in his pants

Categoria:Cadute di stile — olden @ 12:07 am

Ci sono diverse cose che si possono vedere, leggere o sentire che provocano un effetto contrario a quello che in un primo momento ci si potrebbe aspettare.
Un esempio di effetto contrario all’effetto previsto potrebbero essere le foto di Saddam Hussein in mutande, pubblicate in questi giorni dal tabloid inglese “Sun”.

Ad una prima e poco attenta analisi, le foto rubate dell’ex dittatore irakeno, imprigionato e neutralizzato, profanamente mutandato, sono uno dei peggiori smacchi ai nostalgici del regime saddamita.
Eccolo qui, il vostro Raìs! Guardate come è buffo e impotente!” , è il concetto-base che dovrebbero teoricamente trasportare.
Eppure rischiano di comunicare l’esatto contrario.

Se qualcuno ha intravisto nella mutandata del dittatore un duro colpo al morale dei gruppi che combattono ancora in suo nome in terra irakena, dal punto di vista mediatico e psicologico l’analisi è troppo affrettata.
E se quelle immagini ottenessero esattamente l’effetto opposto?

Non solo quelle foto affermano e confermano senza tema di smentita che Saddam è vivo ma, soprattutto, mettono in luce un dettaglio non secondario: il Raìs è indiscutibilmente umano. Non ci sono piu’ dubbi di sorta, perchè - nonostante gli strenui tentativi di costruirgli intorno l’immagine di Belzebù salito in Terra - le foto del Sun non lasciano dubbi: Saddam Hussein è una persona, un umano, con tanto di mutanda a vita alta di foggia fantozziana.

Sembra una cosa da poco, ma in realtà si tratta di un fatto basilare. In una guerra in cui i soldati occupanti hanno sembianze di cyborg con occhiali a infrarossi e tubi di connessione che fuoriescono dalla schiena, la mutanda di Saddam è un’interferenza dirompente. (Pare che qualcuno tra gli irakeni abbia sparso la voce che i rigonfiamenti sulla schiena dei dei soldati USA contengono le batterie per l’alimentazione, e peraltro essi stessi sembrano far di tutto per confermare questa impressione con i loro comportamenti, a cominciare dalla goffaggine della curiosa camminata alla pinguino-Terminator, dovuta ai 30 kg di equipaggiamento che non alleggeriscono per nessun motivo, perchè sennò l’assicurazione non copre )

Missile a guida laser contro mutanda spaziale. Non c’e’ storia: a questo punto della faccenda la mutanda è un’arma assai più letale.
I Fedayn hanno ancora il loro capo, la biancheria intima rischia di non intaccare minimamente il suo potere ma , al contrario, afferma la sua esistenza in vita. Saddam è dunque vivo e vegeto, probabilmente attende, facilmente medita vendetta, sicuramente scoreggia copiosamente dentro il mutandone, in direzione della rete di protezione del recinto.
Non è difficile immaginare che qualcuno veda tutto ciò come un atto eroico, una epica lotta dell’umano (Saddam) contro la macchina (il recinto).
Gli irakeni hanno dunque avuto la conferma: il mostro è fatto di carne e di ossa, e di mutande, come tutti gli altri. Difficilmente possono dire lo stesso di George W. Bush, perchè , a pensarci bene, avete mai visto Bush in mutande?

Una vecchia regola della guerra recita che per sterminare efficacemente il nemico occorre prima disumanizzarlo. Dopo tanti mesi spesi in questa scientifica occupazione, la propaganda USA si trova con una brutta gatta da pelare: disumanizzare la mutanda è impresa assai ardua per chiunque.

L’unica contromisura efficace e applicabile, a questo punto, non può che essere la pubblicazione di una photogallery che ritrae Condoleeza Rice con grembiule da cucina, ciabatte e bigodini in testa. In compagnia di Rumsfeld in canottiera, naturalmente.

Paul Olden

2 Commenti a “Devil in his pants”


  1. Midosuji Dice:

    Bel pezzo.
    Però la Rice non sembrerebbe umana nemmeno sul bidè.


  2. cicciodroga Dice:

    … tutto va a puttane piano piano..

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