Cronaca dell’Angelus n.1
Abbiamo seguito con molta attenzione il primo Angelus del pastore tedesco Benedetto XVI, come del resto continueremo a fare ogni domenica finché il suddetto non morirà. Quello di oggi in realtà non era un Angelus vero e proprio ma un Regina Coeli, qualunque cosa sia questa cosa che si chiama come il carcere. Segue cronaca di quanto è accaduto.
Su una folla scrosciante di fedeli e paparazzi, paparazzingher si è affacciato per proseguire l’”amabile consuetudine” - durata ormai un “kwarto di sekolo” - che vede il pontefice pontificare ogni domenica sui più svariati temi d’attualità, costume, politica, società, sport, sesso e spettacoli. Innanzi tutto, oggi il pastore tedesco tossicchiava. Non so se per via di qualche oscuro male che eventualmente lo stia corrodendo, oppure solo perché aveva la gola un po’ secca. Staremo a vedere.
In apertura il solito ricordo di Wojtyla e delle sue “amabili consuetudini“, ma anche una plateale apertura ai “fratelli ortodossi” con tanto di citazione in greco e, per chiarire ancora di più, esplicita professione di ecumenismo.
Dopo di che il pastore tedesco è entrato nel vivo. Perfettamente consapevole che:
a) oggi è primo maggio;
b) in contemporanea su Raitre venivano trasmessi i sindacati confederali, e in particolare un Pezzotta scalmanato a uso Spartacus;
c) le ACLI, e questo dice tutto, non erano a Scampia insieme agli altri sindacati ma a San Pietro insieme a paparazzingher;
il
Nostro ha deciso di sintonizzare prontamente la favella sulle frequenze lavoratrici.
Sono quindi andati in onda, nell’ordine: un elogio del lavoro e della classe operaia (che più che mai va in paradiso); una stoccata contro la disoccupazione giovanile nella quale, dato che nel plus sta il minus, mi piace leggere anche un anatema contro il lavoro precario; un implicito richiamo all’art. 41 della Costituzione Italiana e alle auspicate condizioni di dignità, sicurezza e libertà dei lavoratori (e quindi, ovviamente, una critica a chi vuole stravolgere la Costituzione); un saluto alle ACLI di cui sopra e, alla fine, persino un abbraccio ai ferrovieri di Bologna lì presenti!
In pratica è passato dall’ecumenismo all’ecomunismo. Vuoi vedere che anche il papa è un infiltrato? Dopo le toghe, anche le mitrie rosse?
Personalmente, comunque, non propendo per questa tesi. Credo che il pastore tedesco abbia solo voluto scendere sullo stesso campo dei sindacati per contrastarne la concorrenza. Infatti, nel pieno stile del primo maggio (discorsi + concerto), anche paparazzingher a un certo punto s’è messo a cantare. Come in un musical di Brodway, avete presente? Prima le battute recitate, poi la canzone.
Chissà, forse è il rituale. Oppure questo signore proprio non resiste se qualcuno gli piazza un microfono davanti e c’è un po’ di folla. Comunque ha fatto sentire un pezzo a cappella, melodia un po’ sanremese e testo in latino. Non era Gianni Togni ma tutto sommato si lasciava ascoltare.
Il breve show s’è concluso con un’ultima tirata terzomondista, in particolare per il Togo (non so se questo o questo), e un’ultimo pistolotto in spagnolo. Non credo di aver capito bene tutte le parole, ma credo che parlasse di questo film.