7 April 2005

Bugie

Categoria:Cosazze qualunque — lorem @ 4:00 pm

Diffidate da chi vi dice che la storia della scienza è una lotta contro la menzogna. Diffidate da chi vi parla di roghi e terre piatte. Una bugia non è la semplice negazione di una verità, o della Verità addirittura. Ogni bugia è una forza caotica e indipendente: muove menti ed immagini, interessi, possessi e complessi. Tende ad accavallarsi ad altre, o ad accartocciarsi su se stessa. Alcune bugie ne contraddicono altre, che a loro volta ne nascondono altre ancora. Non c’è nessun complotto dietro la storia dell’uomo, questo no: nemmeno l’ombra di superieur inconnu : solo un grande caos, un immane mercato della malafede.
Qualcuno potrà anche giustificarsi con la propria innocenza inconsapevole: personalmente ammiro di più chi riesce ad addomesticare le proprie chimere, a conviverci. E gli eroi del Vero? Attenzione anche ai liberi pensatori. A loro più di tutti.

Leggevo un articolo su Galileo. E qualcosa non quadrava.

Come è possibile che uno dei favoriti di Urbano VIII cada così in disgrazia nell’arco di pochi anni? E perché tutto questo accanimento sull’autore del dialogo dei massimi sistemi, quando sia Copernico che Keplero avevano già espresso -in modo forse più timido ed in testi latini di minor circolazione, ma con un tono non equivocabile- la stessa tesi eliocentrica?

E poi: è vero che secondo la Bibbia è il sole che si ferma nell’assedio di Gerico; ma in parecchi altri punti si dice che la terra è piatta e rettangolare come un tabernacolo: e questo non aveva impedito a S. Agostino di considerare con una certa sufficienza Lattanzio, tardo apologeta cristiano che aveva rivendicato questa teoria per la sagoma del pianeta.
Una differenza c’è, ed è ovvia persino per la mia personale inquisizione (nel senso borgesiano del termine): più della forma della terra, è la sua posizione a rappresentare la posizione privilegiata dell’uomo all’interno del creato. Posso però azzardare l’ipotesi che il senso di smarrimento dell’uomo post-copernicano sia in gran parte una interpretazione deteriore, più poetica che storica: l’esaltazione scientifica e fisica, l’indagine naturale e cosmica dell’uomo del diciassettesimo secolo compensarono in larga misura la sua nuova posizione periferica. Persino dal punto di vista religioso, una terra che orbita attorno ad un sole immobile e maestoso, che la vivifica e la illumina, non è difficile da trasformare in un allegoria della posizione Uomo-Dio. Una tesi più scomoda, che eretica: il carmelitano Antonio Foscarini aveva esposto più o quanto detto sopra. E persino i gesuiti hanno compiuto operazioni ben più notevoli, nell’integrazione tra religione e scienza. I gesuiti, già; mancavano solo loro.

E’ come se non tutto quadrasse, in questa vicenda: non tutto si risolve nello svolgimento del processo, nell’abiura e nella menzogna del geocentrismo.
Una soluzione c’è, ed è inaspettata, ma terribilmente logica. Se ne sta tranquilla lì, in uno scritto quasi satirico pubblicato nel 1923, il Saggiatore, con lo scopo di continuare la sua polemica con il padre gesuita Orazio Sarsi riguardo all’avvistamento di tre comete nel 1618. In questo opera minore Galileo, ridicolizzando le ipotesi di Grassi (Tra parentesi, riguardo alla questione delle comete era quello ad aver ragione) si lascia scappare le parole –colore, odore, sapore- riferendole ad una teoria delle sensazioni soggettivista e atomista.

Quelle tre parole apparentemente insignificanti riecheggiano direttamente l’argomentazione cristiana della transustansazione, ribadita da poco e con forza nel concilio di Trento. Solo una fisica di stampo aristotelico, concepita nel dualismo immanente tra sostanza e corpi, poteva giustificare il fatto che un pezzo di pane potesse essere carne divina, pur continuando (miracolo nel miracolo) ad avere il –colore, odore, sapore- di un pezzo di pane.
Di più; ogni teoria atomista va irrimediabilmente a confluire in un sistema di nominalismo estremo, dato che nulla si può considerare qualcosa in sé, ma solo una combinazione altamente instabile di particelle casualmente aggregatesi. Non è un caso se, di tutti i filosofi classici, quelli considerati più empi sono Democrito ed Epicuro - quest’ultimo viene persino chiamato demone-, e trai letterati Lucrezio – che viene considerato folle proprio per la sua visione dell’anima. Di fatto, se il terrore per l’atomismo può sembrare esagerato quando si parla di transustansazione, diventa lievemente più comprensibile quando ci si rende conto che portando l’atomismo alle sue conseguenze più estreme, il concetto di anima immortale non è più giustificabile in alcun modo; si è costretti ad accettare l’idea di un pulviscolo di particelle leggerissime, che si dissolve in una nube invisibile assieme al nostro povero corpo mortale.
E’ la fine di ogni concetto di aldilà.
Ecco come mai la teoria atomica, che sostanzialmente era già stata formulata da Democrito, venga riscoperta solo all’inizio dell’ottocento, e perfezionata solamente da Rutherford, appena un secolo fa: perché più di ogni altra concezione moderna arrivava a colpire alla base tutta la concezione della realtà, non solo medioevale, ma anche antica e d arcaica; tutto si riduce a nulla, per così dire.

Per i gesuiti, per lo stesso padre Grassi (che dopo quello che era successo con ogni probabilità lo avrebbe voluto sopra un bel rogo), accusare Galileo di eresia era la prospettiva più allettante: in fondo il secolo si era già aperto con un altro falò illustre. Galileo però era lo scienziato più influente dell’epoca, e Urbano VIII ne aveva fatto uno dei suoi favoriti: il Saggiatore stesso era dedicato a lui, e pubblicato in occasione della sua nomina pontificia.

Il papa protettore di un eretico? Per i gesuiti, dopo i loro scontri continui con il pontefice la posta in gioco era ancora più alta. Qualsiasi altro ordine avrebbe sfruttato la situazione; ma non i gesuiti, che hanno fatto della loro oculatezza un qualcosa di proverbiale. Accettarono il compromesso di Urbano VIII, ed il processo di Galileo avvenne per la sua tesi eliocentrica. Galileo poté pronunciare il su celeberrimo- eppur si muove-, prima di ritirarsi a Arretri ormai semicieco, e scientificamente squalificato dalla sua stessa abiura; Brecht poté scrivere il suo celeberrimo –beato il popolo che non ha bisogno di eroi-, e alla modernità è rimasta l’idea di questi lugubri figuri intonacati che lottano per assicurare a loro e ai loro discendenti una terra immobile, ed un sole che gira.

La storia di una bugia che copre un’altra bugia: e che a sua volta si offre alla nostra indignazione, che non è che l’ennesima menzogna. Mentre soffriamo in un mondo fatto da tanti minuscoli granelli di polvere.

Un commento a “Bugie”


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