Come imparare a essere morto
Palomar, eloquente nome tratto dal famoso osservatorio, era un saggio, o meglio, un uomo che ha vissuto già ed è disposto a vivere diversamente.
Un uomo che ha raggiunto una summa nella sua vita, ma non il culmine. Tuttavia vuole solamente vedere/scrutare il mondo che lo circonda: un giardino, una spiaggia, una donna; tutti sono possibili oggetti su cui meditare (impossibile osservare un’onda sola, il prato è solo un erba più un erba più un erba). Verso la fine del suo viaggio di ricerca interiore (caratterizzato da un forte estraniamento con la realtà) lui decide che d’ora in poi farà come se fosse morto, solamente per vedere come va il mondo senza di lui. E’ molto difficile pensarlo, sarebbe più facile analizzare la vita da un punto alienato. Allora, dopo uno studio attento del fenomeno e di come continuare la marcia per raggiungere, passo passo, la saggezza ha una formidabile idea.
“Se il tempo deve finire, lo si può descrivere, istante per istante”, pensa Palomar, “e ogni istante, a descriverlo, si dilata tanto che non se ne vede più la fine”. Decide che si metterà a descrivere ogni istante della sua vita, e finchè non li avrà descritti tutti non penserà più d’essere morto. In quel momento muore.
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