Idiomidioti
La storia della Lingua comincia con un Uomo nudo in un giardino, e lì finisce. Da allora in poi, nient’altro che dialetti…
Quando il caro estinto YHWH finì di creare il cosmo, dalla volta stellata agli stafilococchi, incluso il pitecantropo, avrebbe potuto accontentarsi a quel punto, al settimo giorno. Con il senno del poi, (che nella divina onniscienza sarebbe da includersi, cazzarola) il caro Jehova avrebbe dovuto prevedere che a pasticciare ulteriormente le cose, avrebbe finito per rimetterci pure lui.
C’era già stata quella faccenda degli angeli in autogestione che era stato costretto a cacciare (Sindacato Anti Tradizionalista Angeli Non Appagati), c’era stato il fallimento del primo progetto muliebre per quella scimmietta schiamazzante di Adamo, ed il suo rimpiazzo Ish-a, che aveva organizzato alla bell’e meglio, ed infatti gli era uscita un po’ stordita, e pure foe mina. Decisamente, avrebbe dovuto fermarsi lì, e capire che non era aria.
Insomma, come avrebbe detto millenni dopo un filosofo isolano: chiunque, con dieci milioni di anni, l’onnipotenza e l’onniscienza a sua disposizione, avrebbe potuto fare di meglio.
Ma al signor Quonihilmaius non basta: e si affretta a presentare davanti ad Adamo tutto questo ben di dio (è il caso di dirlo) zoomorfico, ed affida al non ancora istruito terricolo la scelta dei loro nomi, che da quel momento quelli saranno. Regala all’uomo un sistema nominalistico perfetto, in cui la sostanza di un oggetto e la sua rappresentazione verbale collimano perfettamente. Un regalo quanto mai prezioso, perché rappresenta l’unico possesso senza il quale ogni tipo di conoscenza della realtà è provvisorio, approssimativo e fallimentare.
Purtroppo
proprio questo Ur-linguaggio, o lingua Adamica, è ciò che permette al serpente di ingannare l’uomo. Rimarrebbe il dubbio di come possa averlo fatto in una lingua dove ogni proposizione è perfettamente ed univocamente Vera, proprio per petitio principii . Forse questo primo successo del maligno ha a che vedere con la natura ambigua del Serpente, che è un animale ingannatore per eccellenza: bestia dal sesso non riconoscibile, ha le squame come un pesce ma vive sulla terra, che è un rettile ma senza zampe, muta pelle come un insetto e sputa veleno, e possiede una parentela mai chiarita con il drago. Chissà che casino se l’animale della perdizione fosse stato un ornitorinco.
YHWH allora decide di cacciare l’uomo e la donna senza ombelico dall’eden; eppure non li priva della loro lingua perfetta: mentre i due poveracci si avviano a passi miltonianamente tardi e lenti a lavorare la terra con fatica e a partorire con dolore, possiedono ancora il dono miracoloso di conoscere il vero nome di ogni fiore e di ogni sorgente. Adamo ed Eva, Caino ed Abele e Set non sono più liberi dal male e dal dolore, ma parlano ancora il primo linguaggio, che li collega ad una realtà mistica e perfetta.
Dovranno arrivare
Enoch e Babele, dovranno arrivare il gigantesco Nembroth e la più gigantesca Torre, e con essi la prima Città, per spazientire a sufficienza Sabaoth. Ai più attenti sarà concesso notare che né il primo omicidio, né Sodoma e Gomorra, né la prigionia degli ebrei in Egitto hanno meritato un castigo che ricadesse sull’intera razza umana. Nulla, nella peccaminosa coazione a ripetere che caratterizza l’uomo dalla Genesi a Freud, ha mai avuto effetti tanto catastrofici quanto la Mela e la Torre.
Anzi, forse la Torre è stata ancora più disastrosa della Mela: mentre la prima ha aperto le strade al Male, che è nient’altro che un bene minore, semplice privazione, la seconda ha creato l’Artificialità, con tutto quel che ne consegue.
Con la perdita dei nomi, si perde anche il controllo sulla realtà, sulla vita terrena e ultra terrena; questo è un concetto noto sia agli invocatori di demoni caldei che a Mallarmè. Il pensiero dell’uomo si scolla dalla realtà in se, una volta che manca la garanzia di passaggi logici e linguistici appropriati. La conoscenza del mondo d’ora in poi è tutta fatta di tentativi contingenti, che mai e poi mai potranno tornare immuni dall’errore, che anzi, sono errori essi stessi. Adamo ed Eva erano dannati, ma almeno potevano avere fiducia in quello che arrivava ai loro occhi e partiva dalle loro labbra. Ai loro discendenti questa fortuna è negata, e si arrabattano nel caos linguistico e semiologico, di un mondo che pare uscito dalla mente del Menare Borgesiano- altro che demiurgo.
E dunque? E dunque, signori miei, io parlo un dialetto e voi ne parlate un altro. Non conosciamo la realtà, e non ci conosciamo nemmeno a vicenda. Ci par di aver detto la stessa cosa, e non ci siamo punto capiti.
Tanto vale che la smetta di sprecare il mio tempo, e mi faccia una bella dormita.
piero Dice:
bravissimo, ma questa storia bisognerebbe raccontarla agli ebrei, che con YHWH si sono fatti fortune.Pero´ credo che i PLSTNS non se la bevano. salute a tutti
moretti Dice:
Gli ebrei si son fatti fortune con YHWH?beh allora sono stati molto sfortunati durante l’olocausto causato da un pazzoide che credeva in una croce e per di più uncinata.Fratello idiomidiota ti auguro sogni d’oro,ma ricorda che quando ti sarai risvegliato dal tuo incubo caotico,qualcuno per te sarà stato in grado di sussurrare agli uomini un linguaggio comune.Dopo il diluvio in cielo apparve l’arcobaleno e Noè da buon sommo sacerdote ringraziò Dio(il Grande Architetto dell’Arca)e ognuno dei figli, animali compresi prese la sua strada in santa pace.Poi, la storia ci insegna,la situazione degli uomini degenerò,perchè per natura l’essere umano quando pensa e parla si trasforma in un moltiplicatore di imperfezione,lasciato in balia della sua libertà diventa come un bambino capriccioso “combina-guai”.Ci vorrebbe un nuovo diluvio,il problema è trovare chi sia in grado di scatenarlo.Solo allora il nuovo Noè con i superstiti potranno ammirare un nuovo cielo e una nuova terra che non conserverà più traccia nè della vecchia torre di Babele,nè di quella attuale sulla quale gli uomini d’oggi tentano affannosamente di arrampicarsi in lizza tra loro per arrivare in cima.Nel frattempo facciamoci una bella dormita.