Marithé e François Gerbaud

Cercando di analizzare le impressioni che provocano in noi le opere d’arte, possiamo constatare innanzitutto che queste impressioni non dipendono solo dal quadro, ma anche dallo spettatore.
La sensazione varia a seconda degli individui, della loro intelligenza, della loro istruzione, dello stato e dell’educazione del loro occhio, a seconda delle convenzioni ecc…
Le cause delle impressioni sono dunque di due nature:
1. le cause fisse, dovute al quadro;
2. le cause variabili secondo lo spettatore.
Si può quindi concludere che le regole stabilite, regole che devono essere rispettate dalle immagini fotografiche per produrre in genere un risultato soddisfacente, non hanno niente di matematico, poichè uno degli elementi del problema sfugge alla valutazione.
Si può constatare che l’occhio è sollecitato tutte le volte che il quadro comprende elementi di natura differente, dal punto di vista dell’aspetto, ovvero tutte le volte che si produce un contrasto, un’opposizione. (Louis e Auguste Lumière)
Info: Il manifesto - Marithé e François Gerbaud
syn
Senor Tucan Dice:
L’idea mi sembra per nulla nuova e di una banalità disarmante. E c’e’ ancora qualche cretino che grida allo scandalo, questo sì, ha dell’incredibile.
syn Dice:
Ancora non mi faccio persuaso su cosa ci sia di male nel reinterpretare un “quadro”, non mi capacito. Una chicca suggeritami: di chi è la mano con la colomba sotto il tavolino?
lorem Dice:
ho visto di meglio: un servizio di moda chiamato THE Fashion of the christ, con i discepoli vestiti come gangsta rapper.
Mikele Dice:
per aggiungere altre banalità….la foto/immagine comunica un messaggio che il suo artefice pensa per un pubblico….quindi lo spettatore influenza il creatore e viceversa….la comunicazione univoca non esiste ..io mi rendo visione mentre tu mi vedi….io mi vedo vedermi/guardarmi…benvenuti nel fantastico mondo dell’antropologia visuale…