11 March 2005

Caro San Paolo

Categoria:Email aperte — Damnesiac @ 10:32 pm

Caro San Paolo, come stai? A me è successa una cosa grave. Te la scrivo invece di telefonartela perché non ho il tuo numero di cellulare. Ma anche perché so che ami le epistole. Non per adularti, ma personalmente ho imparato a scrivere le lettere minatorie proprio dal tuo carteggio coi Romani; che verve, che grinta! E chissà poi i poveri Romani, che colpo quando t’hanno incontrato dopo morti! Vegeto, potente e pure santo. Altro che Giuliano Gemma; glieli hai fatti vedere tu i lunghi giorni della vendetta, eh? :-)

Ma bando alle ciance. Purtroppo ho una storiaccia da raccontarti. Tu che sai tutto, saprai a maggior ragione che una banca t’ha rubato il nome. Non solo Paolo, ma proprio “San Paolo“, paro paro come te. La Banca “San Paolo”. Data la simpatia - spero reciproca - che da sempre ci lega, ho affidato tempo fa i miei soldi alla banca che si chiama come te. Pensavo di aver fatto la cosa giusta, la stessa che avresti fatto tu se fosse esistita la Banca “Damnesiac”, no?

Ora, non so che idee hai sulle scommesse. Probabilmente sei contrario. Oh, ti capisco, lo sarei anch’io se conoscessi il futuro e se fossi onesto come te. Eviterei di turlupinare la gente, è chiaro. (Forse.) Ma se provi un po’ a metterti nelle mie scarpe, ora come ora, ammetterai che non faccio del male a nessuno se ogni tanto scommetto su qualcosa. Cavalli, calcio, pallacorda, gang-bangs o quello che è. Così l’altro ieri col mio bookmaker di fiducia ho puntato venti euro contro Karolina Godness.
20 a 1 che non sarebbe riuscita a sostenere una gang-bang organizzata clandestinamente con gli All Blacks. Come sai, si trattava quasi d’un incontro di allenamento. Karolina ha sostenuto ben altre prove in vita sua, e per questo davano 20 a 1 il suo fallimento.

Io però mi sentivo in corpo una sensazione strana, come un oscuro presagio. Così l’ho detto al mio amico bookmaker, gli ho fatto pervenire i soldi in carcere e ho atteso notizie dal match.
Che te lo dico a fare? Sai già com’è finita, povera Karolina. M’ha fatto una pena vederla con la spina dorsare ridotta in quel modo…
Mi consola solo l’idea che, così come ogni fatto bello ha un suo risvolto drammatico, capita che anche i fatti più tragici presentino risvolti positivi. Nel mio caso, l’aspetto buono è che con questo giochetto ho tirato su 400 euro secchi, dicasi quattrocento! Mio nonno, col corrispettivo in lire, credo c’abbia campatro tutta la vita.

Di questi euro ne ho spesi subito dieci in Tavernello e il resto, stamattina, sono andato a depositarlo presso la Banca “San Paolo”. All’entrata, subito un imprevisto. Rimango bloccato nella cabina di sicurezza. La porta esterna non aveva dato problemi, ma quella che accedeva all’interno sì. Non si apriva.
Quando già stavo per sfondare il vetro a testate, per fortuna l’occhio mi è caduto - ancora solo metaforicamente - su uno strano tasto a forma di polpastrello. L’ho premuto e s’è aperta la bara di cristallo.

Ma è stato veramente come uscire da una fossa, perché un flash bianco mi ha subito abbagliato, alla traditora.
Che cazzo è successo?
Ho chiesto spiegazioni a un’impiegata giovane e carina. Nonostante apparisse indaffarata a contenere il potenziale esplosivo del suo reggiseno, s’è dimostrata molto gentile. Le sue esuberanti ghiandole mammarie, con voce fuoricampo, mi hanno quindi raccontato che da qualche giorno alla San Paolo prendono impronte digitali (il tastino a forma di polpastrello!) e fotografie segnaletiche dei loro clienti.
Se ciò non piace all’utente, RAUS, che non entri nemmeno in banca!

E’ inutile che io spieghi a te, o sommo San Paolo, quanto questa schedatura para-poliziesca nel nostro paese sia illegale, da un lato, e incostituzionale dall’altro. Tu lo sai benissimo, molto meglio di me. E sai anche benissimo che ormai in Italia l’illegalità è repressa - forse - una o due volte su cento, e solo per sport. Per questo preferisco rivolgermi a te. Tu che sei santo, tu che sei amico mio, tu che sei il vero proprietario di un nome usurpato da schedatori frenetici e illegittimi: fammi un piacere.

Piglia d’occhio l’amministratore delegato della Banca “San Paolo” e inceneriscilo. Abbrustoliscigli le carni con un unico schiocco di saetta. Prendilo mentre tiene per mano i suoi figli piccoli e portatelo lassù, insieme a te. Insomma, insegna a lui - e ai suoi amici della Banca “San Paolo” - quale miserabile e desolante fine è giusto che faccia chi pretende di comprimere le libertà fondamentali dell’individuo.

Mi raccomando, conto su di te.

Baciazzi,
Damnesiac.

2 Commenti a “Caro San Paolo”


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