Il vero San Remo
Tecnici, assistenti, ballerine… e tutto quel campionario di esseri umani che popolano il Festival (non dimentichiamo i capistruttura, i giornalisti e gli assessori del comune di San Remo) si muovevano disordinatamente dietro le quinte del glorioso teatro Ariston.
Lui li osservava con attenzione, consapevole che una presenza, diciamo così, inopportuna, avrebbe mandato all’aria tutto il piano sul quale lui e i suoi compagni lavoravano da anni. Ma al momento, per fortuna, sembrava tutto sotto controllo. Un buffo signore coi baffi passò gridando “Cinque minuti e si cominciaaaaa” e di conseguenza sei o sette ragazzine si misero a zampettare eccitate verso la scalinata che portava al palcoscenico.
In un angolo vide Toto Cutugno intervistato da un giornalista. “E’ vero o no che nel 1986 i russi volevano portarla nello
spazio?” gli chiese il giornalista. Toto Cutugno confermò, spiegando che non ci andò perché l’addestramento era troppo difficile per lui. Poi scoppiò a ridere.
Dall’altra parte vide uno dei suoi compagni che gli strizzava l’occhio come segno d’intesa. Anche lui aveva notato la presenza di Toto Cutugno e anche lui sapeva che, all’occorrenza, poteva essere molto utile, visto che era uno degli uomini più fidati del Cardinale.
Il Cardinale. Si faceva chiamare così in onore al noto Richelieu, e anche per le sue simpatie all’interno della Chiesa.
Mancava poco, ormai. Mezza Italia era davanti alla televisione e l’altra metà si sarebbe lanciata sul primo canale non appena le urla di terrore si fossero diffuse.
Vide passare Bonolis, tronfio come non mai, che non lo notò neppure, e il buffo uomo di prima che ora gridava “Un minuto e si cominciaaaaaaa”.
Già, mormorò fra sé, un minuto e si comincia…
Bonolis non ebbe il tempo di sfoderare la sua proverbiale verve dialettica: trenta soldati armati con i volti coperti paralizzarono l’Ariston. Sembrava di stare al teatro Dubrovka. Ma qui non è in gioco un paese da niente come la Cecenia, pensava. Qui è in gioco molto di più: l’Italia, questo grande paese.
Il momento era giunto.
Dieci soldati si precipitarono sul palco, strapparono il microfono dalle mani di Bonolis e presero il controllo della situazione.
“State fermi ai vostri posti” dissero al pubblico in sala.
Nessuno si muoveva. Lui osservò ancora una volta Toto Cutugno, che fingeva di essere spaventato. Non è male come attore, pensò. Potrei addirittura prenderlo in ostaggio. Sono sicuro che reciterebbe bene la sua parte.
Dalla scalinata si affacciò uno dei soldati. Gli fece un segno e lui salì velocemente i gradini.
E’ il momento di andare in scena, si disse.
Quando apparve sul palcoscenico, nell’aria si sentì un boato di stupore. In realtà nessuno aprì bocca, erano tutti troppo spaventati per farlo. Ma il loro stupore si sentiva, o meglio, si vedeva: mille facce stupite e terrorizzate.
Era Paolo Limiti.
Uno dei soldati gli passò il microfono e lui salutò con un semplice “Buonasera a tutti”.
Era stato tante volte in tv, aveva presentato decine di programmi. Ma mai il festival di San Remo, il più grande evento televisivo della televisione pubblica.
“Signori, siamo qui in nome della tradizione! Per troppi anni si è portato avanti questo scempio che qualcuno ancora si ostina a chiamare Festival di San Remo. Noi siamo qui per fermare tutto questo e per ridarvi quello che avete sempre sognato: il vero San Remo.”
Dietro le quinte si sentirono alcuni colpi di pistola. Evidentemente qualche coraggioso poliziotto aveva tentato di sorprendere uno dei soldati, ma non gli era andata molto bene.
“Sicuri di fare una sorpresa e un favore a tutti voi, sono onorato di presentare. Nillaaaaaaa Pizziiiiiiii!”
In cima alla scalinata apparve Nilla Pizzi.
Era un’unica smorfia di terrore. Dal sipario si vide spuntare la canna di un fucile che spingeva Nilla Pizzi verso il palcoscenico. Scese lentamente la scalinata cercando di trattenere i singhiozzi.
I soldati sparsi in mezzo al pubblico iniziarono ad applaudire e minacciarono di sparare quelli che si rifiutavano di farlo. Dopo qualche secondo tutto il pubblico applaudiva entusiasticamente.
Paolo Limiti salutò Nilla Pizzi e ripercorse velocemente la sua carriera, concludendo ogni frase con grandi sorrisi diretti verso l’anziana cantante, che tentava di ricambiare, nonostante il terrore e le lacrime.
“Il ritorno al vero San Remo, alla grandi tradizioni di questa grande Italia!” gridava visibilmente eccitato Paolo Limiti.
Annunciò “Grazie dei fior” e lasciò il palco a disposizione di Nilla Pizzi.
Due fucili erano puntati sulla sua testa. Altri due su suo marito e suo figlio. Lei lo sapeva e attaccò a cantare mentre Paolo Limiti si asciugava le lacrime, emozionato.
In quel momento uno dei soldati gli passò un telefono.
“E’ il Cardinale” gli disse.
“Signor Limiti?”
“Sì signore, eccomi. Ha visto, signore? Ha visto?”
“Certo che ho visto. E ho apprezzato molto. Tutto secondo i piani.”
“Certo, signore. Tutto secondo i piani! Dietro le quinte ho visto anche Toto Cutugno.”
“Un’ulteriore prova della perfezione del nostro piano. Toto è uno dei concorrenti in gara, nessuno sospetterà di lui. Sono davvero soddisfatto.”
“Stiamo salvando il paese, signore.”
“Non si lasci andare, suvvia. Quest’entusiasmo mi pare eccessivo. Aspetti almeno la fine della canzone.”
“Fine, signore?”
“Non vorrà dirmi che la signora Pizzi canterà Grazie dei fior per tutta la notte…”
“Anche oltre, se necessario.”
“L’avevo sottovalutata, signor Limiti. Mi complimento.”
Paolo Limiti sorrise soddisfatto: era la prima volta, che lui sapesse, che il Cardinale faceva un complimento a qualcuno. Lo salutò calorosamente e tornò ad ascoltare Nilla Pizzi. L’Italia aveva di nuovo il suo San Remo, finalmente. Ogni tentativo di rimodernarlo era stato inutile, anzi dannoso.
Questo e solo questo, pensò, era San Remo.
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‘cavacca, ma com’è che non esce il nome dell’autore?
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